L’Ucraina boicotterà le Olimpiadi di Parigi 2024 se il Comitato Olimpico Internazionale (Cio) non accetterà la richiesta di escludere Russia e Bielorussia dai Giochi. L’annuncio, che suona quasi come una minaccia, arriva direttamente dal ministro dello Sport di Kiev, Vadym Guttsait.

“Per l’intera comunità sportiva ucraina si tratta di una questione di principio. In questo siamo sostenuti sia dal Presidente del nostro Stato che da tutta la società. Una parte delle Federazioni internazionali è indignata dagli sforzi del Cio per promuovere il ritorno di russi e bielorussi”, ha scritto Guttsait su Facebook, riferendosi ai recenti tentativi della comunità internazionale sportiva di reintegrare gli sportivi russi, già alle prese con una squalifica per doping.

“C’è un grande sostegno internazionale per la riammissione di atleti provenienti da Russia e Bielorussia” ha evidenziato invece il presidente del Cio Thomas Bach. “Escluderli a causa del passaporto o del luogo di nascita è una violazione dei diritti umani. Stiamo parlando di singoli atleti che gareggiano da neutrali, le sanzioni nei confronti questi Paesi restano”, ha proseguito nell’intervista rilasciata all’emittente tedesca Zdf. Bach ha insistito inoltre sul ruolo sociale delle Olimpiadi, che dovrebbero unire i popoli invece di dividerli.

Non è tardata ad arrivare la replica del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, protagonista dai primi giorni della guerra di un interminabile tour internazionale (che lo porterà anche a Sanremo) per sensibilizzare i parlamenti e le opinioni pubbliche occidentali sull’aggressione di Mosca contro il suo Paese.

Bach è “fuori dalla realtà della guerra”, ha sottolineato Zelensky in un videomessaggio rivolto al capo del Comitato Olimpico. “Invito il signor Bach a Bakhmut per fargli vedere di persona che la neutralità non esiste. È ovvio che qualsiasi bandiera neutrale degli atleti russi è macchiata di sangue. Ho parlato con lui più di una volta e non ho mai sentito come avrebbe protetto lo sport dalla propaganda di guerra se avesse riportato gli atleti russi alle competizioni internazionali. Il suo atteggiamento mi ha deluso” ha continuato.

Qualche giorno dopo, la presidenza ucraina ha rilasciato un comunicato in cui il Cio viene definito “promotore della guerra”. Zelensky ha voluto scrivere anche una lettera al presidente francese Emmanuel Macron, chiedendogli di tenere la Russia fuori dai Giochi di Parigi per impedirle di usare la kermesse come cassa di risonanza della propaganda di guerra.



Tutti i boicottaggi internazionali della Russia

Uno scontro, quello tra governo ucraino e Cio, che riflette un più vasto processo di boicottaggio non solo pubblico, ma anche privato del mondo russo. Dallo sport alla cultura, passando per le multinazionali. Sono più di 1.000 le aziende che hanno fermato o limitato le loro operazioni in Russia, come rivela una ricerca della Yale University. Una parte cospicua di queste sono americane (Apple, PayPal, Netflix) e britanniche (Barclays, Deloitte, Unilever), ma non mancano i brand cinesi come TikTok e Lenovo.

Il sito boycottrussia.info ha addirittura creato la “list of shame“, una sorta di lista di proscrizione dei principali marchi globali che, pur avendo preso le distanze dalla guerra di Putin, sono rimasti in Russia. “Le aziende che continuano a operare in Russia finanziano i crimini di guerra di Putin attraverso le tasse che pagano, le catene di approvvigionamento che sostengono e le tecnologie che forniscono” si legge sulla pagina principale che mostra anche un contatore aggiornato dei morti, dei rifugiati e degli edifici distrutti grazie alle tasse pagate dalle multinazionali.

Per quanto riguarda lo sport, Mosca ha già dovuto rinunciare agli ultimi campionati mondiali di calcio in Qatar, mentre le squadre di club, allontanate dalla Uefa, stanno cercando riparo in Asia. Non è una rarità: la Fifa sospese la Jugoslavia durante l’aggressione serba in Bosnia negli anni Novanta. Poi ci sono quei casi grotteschi che hanno investito la letteratura e la cultura russa in Occidente, dai seminari su Dostoevskij cancellati allo stop per i concerti di musicisti di nazionalità russa.

L’esclusione della Russia dall’Onu

Kiev non si è limitata a fare pressioni di tipo culturale. Il boicottaggio è diventato in questi mesi un tentativo di totale isolamento internazionale. L’Ucraina ha proposto a più battute l’espulsione della Russia dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e dall’Assemblea generale dell’Onu.

“L’Ucraina invita gli Stati membri dell’Onu a riprendere l’applicazione della Carta delle Nazioni Unite nel contesto della legittimità della presenza della Federazione Russa nell’ONU, a privare la Federazione Russa del suo status di membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e ad escluderla dall’ONU nel suo complesso”, si legge in una dichiarazione del ministero degli Esteri ucraino risalente a dicembre 2022.

Il nodo della questione sarebbe la legittimità internazionale della Russia in quanto erede dell’Unione Sovietica. “La Federazione Russa ha ottenuto il seggio di membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aggirando le procedure definite dalla Carta delle Nazioni Unite. Ciò è avvenuto sulla base di una lettera ordinaria del Presidente della Rsfsr (Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa), Boris Eltsin, indirizzata al Segretario Generale delle Nazioni Unite, inviata il 24 dicembre di 31 anni fa”, si legge ancora nella dichiarazione. All’epoca mancò infatti una votazione ordinaria in assemblea, la stessa procedura necessaria per espellere uno Stato membro.

Questo – legittimo – attivismo antirusso da parte dell’Ucraina non ha funzionato, come non funzionerà chiedere l’allontanamento di Mosca da altri forum globali, né tanto meno sfidare la comunità internazionale sulle Olimpiadi. È l’antitesi della diplomazia. Ma quella ucraina resta comunque una reazione, e non un’iniziativa individuale, a un sentimento altrettanto sprezzante e generalizzato espresso quotidianamente dalla leadership russa.

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