C’è aria di vittoria in Siria, dopo la liberazione delle truppe governative delle zone controllate dallo Stato islamico e dai ribelli  a sud di Damasco. Sono diversi i workshop, secondo quanto fanno sapere fonti religiose siriane a Gli Occhi della Guerra, organizzati per pensare al futuro del Paese al termine del conflitto. È il segno che qualcosa è cambiato e che si comincia a pensare a un domani di pace.

“Abbiamo un senso di gioia, rivolto al futuro. Ma mi chiedo: un Paese, quando vive una guerra, è aiutato da diverse organizzazioni umanitarie. Perché nessuno soccorre il popolo siriano? Perché non organizzano iniziative per la riabilitazione di chi è rimasto traumatizzato dalla guerra?”, si chiede suor Yola, del memoriale di san Paolo.

“Non siamo stati aiutati – prosegue la religiosa – da nessuna organizzazione straniera. In prima linea ci sono i nostri giovani, i nostri volontari, che si occupano del sostegno psicologico, educativo e sanitario alla popolazione”. “Siamo noi stessi – ci dice suor Yola – a voler ricominciare da capo. Ed è tipico del popolo siriano”.

La manifestazione ad al-Hajar al-Aswad

Ieri, civili e truppe governative hanno sfilato ad al-Hajar al-Aswad, un sobborgo a sud di Damasco da poco strappato ai jihadisti. Le immagini diffuse dalle agenzie mostrano i giovani del partito Baath, al quale appartiene il presidente Bashar al Assad, sfilare tra le case distrutte, suonando e marciando.

Le immagini sono molto evocative e ricordano, seppur in scala minore, il grande concerto organizzato dalla Russia dopo la presa di Palmira.

I soldati siriani, invece, mostrano la bandiera nazionale, spesso accompagnata da quella palestinese.

Secondo quanto riporta Al Masdar, sarebbero stati trovati ben 124 ordigni improvvisati lasciati dall’Isis nei distretti del campo profughi di Yarmouk. Non una novità: prima di lasciare Mosul e Raqqa, infatti, i jihadisti avevano provveduto a “trappolare” le loro città per poter fare il maggior numero di morti anche dopo essersene andati.

Il maggior generale  Yuri Yevtushenko, a capo del Centro di riconciliazione della Siria, ha detto: “Le unità di ingegneri stanno continuano a smantellare le parti dell’ex campo profughi palestinese di Yarmouk”.

La ricostruzione nel nord della Siria

Ma i siriani non stanno cercando di andare avanti solamente nel sud. Dopo la liberazione di Aleppo, nel dicembre 2016, è stata avviata una grande campagna per ricostruire la città, come ci spiega Nour, 24 anni: “La vita sta tornando. Stiamo assistendo le persone che possiedono case e mercati affinché tornino nella parte vecchia della città. Ora ci sono molti negozi di lusso e ristoranti. E la vita scorre normale in questa area”.

Questa grande opera di ricostruzione è stata resa possibile grazie anche all’intervento del governo, come spiega Nour a Gli Occhi della Guerra: “Hanno riportato l’elettricità, l’acqua e le strade sono finalmente illuminate e le strade asfaltate. Stanno lavorando giorno e notte”.

La strada per la pace è ancora lunga. Ma la Siria sembra volerla percorrere fino alla fine.