La possibile fornitura di missili da crociera Tomahawk segna un cambio di passo diplomatico, più che operativo, nel teatro russo-ucraino. Alle incertezze politiche e tattiche, altri variabili si aggiungono alla “diplomazia dei missili”: dall’efficacia le potenziali contromisure elettroniche a quelle di difesa area integrata, attraverso le possibili performance delle versioni più evolute del Pantsir russo.
Il missile da crociera che vuole Kiev
La scorsa domenica il vicepresidente USA J. D. Vance ha affermato che la richiesta di missili Tomahawk a lungo raggio indirizzata da Kiev a Washington è in corso di valutazione. La reazione di Mosca non si è fatta attendere: è oscillata tra la protesta per l’oltrepassamento di una “linea rossa” e la minimizzazione dei potenziali effetti del missile.
Il Tomahawk Land Attack Cruise Missile (TLAM), denominato BGM-109, è un noto missile da crociera subsonico a lungo raggio di produzione statunitense, entrato in servizio nel 1983 e aggiornato oggi nella sua versione più avanzata BGM-109 Block V. Con il suo raggio di azione massimo dichiarato di 2.500 km, il Tomahawk rappresenterebbe l’arma occidentale a più lungo raggio impiegata nel teatro ucraino, seguita dai missili da crociera anglo-francesi Storm Shadow / SCALP (560 km circa), e dai missili impiegati dai sistemi balistico-tattici ATACMS (300 km circa).
L’indubbio vantaggio del Tomahawk, che costituisce la principale preoccupazione di Mosca, è la capacità di raggiungere in profondità il territorio russo per colpire le aree “santuario” delle retrovie russe, quindi mettere a rischio basi di bombardieri, infrastrutture energetiche e nodi di comando critici.
Si tratta comunque di un’arma che presenta alcune lacune significative. Sul piano tecnico-operativo, la bassa velocità lo rende particolarmente vulnerabile ai sistemi di difesa puntuale (PD), ovvero sistemi difensivi a corto raggio progettati per proteggere un oggetto specifico, a supporto delle difese a lungo raggio.
Sul piano della filiera produttiva, si tratta di una tipologia di missile il cui arsenale è stato molto ridimensionato negli ultimi due anni a causa del suo forte impiego in più teatri operativi: nel 2023, l’intero acquisto annuale di 55 missili Tomahawk avrebbe rappresentato ben il 68% delle munizioni di precisione sparate contro gli Houthi in un solo giorno.
Le possibili contromisure russe
E poi ci sono le contromisure di difesa area russe: Mosca ha probabilmente beneficiato dallo studio condotto dal KRET (Concern RadioElectronic Technologies) sui 105 Tomahawk esplosi contro siti militari siriani nel 2018.
I missili da crociera devono attraversare spazi aerei difesi da radar avanzati e sistemi di difesa a corto raggio e la fase terminale del volo, in particolare, è la più critica, poiché il missile è esposto ai sistemi di difesa vicini al bersaglio. Un modo per evitare il rilevamento radar è volare a livello del suolo, come fa il TLAM, poiché il radar non sarà in grado di rilevare alcun oggetto mascherato dietro ostacoli del terreno o della topografia.
La continua evoluzione dei sistemi di difesa aerea, comunque, rende sempre più difficile la cosiddetta sopravvivibilità dei missili da crociera. Non solo per la maggiore velocità che caratterizza le tendenze nell’approvvigionamento di armi da guerra elettronica, in grado di degradare la precisione dei missili guidati, ma anche per il relativamente basso costo di sistemi di jamming in grado di creare bolle di interferenza per missili da crociera subsonici e droni.
Il Tobol 14Ts227, per esempio, è un sistema progettato per interrompere i segnali GNSS su una vasta area, negando così i segnali di navigazione provenienti da droni d’attacco e missili da crociera. Ben dieci sistemi di questo tipo sarebbero impiegati in territorio russo, e sono utilizzati per sopprimere la copertura GPS nel Baltico, in Scandinavia e nell’Europa orientale.
E poi ci sono i sistemi di difesa aerei integrati (IADS). Tali sistemi, oggi, consentono di adottare misure di difesa aerea stratificata, per colmare il gap dei sistemi di rilevamento dei sistemi terra-aria (SAM) a lungo raggio, incapaci di rilevare bersagli a bassa quota. È il caso del Pantsir russo (nome NATO: SA-22 Greyhund), un sistema di difesa area a corto raggio di tipo ibrido (missilistico e artiglieristico per la difesa aerea a corto raggio) progettato contro minacce come missili da crociera, aerei armati, droni.
Nella sua versione S1M è in grado di impiegare missili SAM ad alta velocità con un raggio di ingaggio fino a 30 km e un’altitudine fino a 18 km, con una testata cinetica a cortina, che cioè non colpisce un punto singolo, ma proietta frammenti in modo da creare una “rete” o “muro” davanti al bersaglio. Inoltre, sono dotati di nuovi radar multifunzionali controllo fuoco a frequenza estremamente alta, array a fasi (griglia di antenne che può cambiare direzione del segnale radar elettronicamente), e una migliore integrazione con sensori ottici/elettro‑ottici.
Infine, Kiev dovrà affrontare le più tradizionali contromisure attive di tipo SEAD (per la soppressione delle difese aree) e le operazioni controforza (per distruggere o neutralizzare le capacità militari offensive nemiche): la Russia ha mostrato di intensificare questo tipo di operazioni cinetiche in occasione di annunci, da parte occidentale, di nuovi lotti di fornitura militare o sistemi d’arma avanzati.