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Guerra

Guerra in Ucraina, parla l’ex ambasciatore Usa Jack Matlock

Jack F. Matlock Jr. è un diplomatico statunitense di lungo corso, forse il più importante testimone vivente della Guerra Fredda. Il suo primo incarico a Mosca risale addirittura al 1961, ed è proprio dall’ambasciata statunitense che vive in diretta i...

Jack F. Matlock Jr. è un diplomatico statunitense di lungo corso, forse il più importante testimone vivente della Guerra Fredda. Il suo primo incarico a Mosca risale addirittura al 1961, ed è proprio dall’ambasciata statunitense che vive in diretta i momenti drammatici della crisi dei missili a Cuba del 1962. Studioso di storia e lingua russa presso la Duke University e la Columbia University negli anni ’50, entra nel Foreign Service nel 1956. In seguito, viene nominato direttore degli affari sovietici presso il Dipartimento di Stato e numero due dell’ambasciata Usa a Mosca. Nel 1981, Matlock viene nuovamente assegnato nella capitale sovietica come ambasciatore ad interim durante la prima parte della presidenza di Ronald Reagan prima che l’allora presidente repubblicano decida di nominarlo ambasciatore in Cecoslovacchia.

Tra il 1987 e il 1991 viene scelto da Reagan, vista la sua grande esperienza, come ambasciatore statunitense in Unione Sovietica, periodo nel quale vive in prima persona la dissoluzione dell’Urss. Come ha avuto modo di testimoniare in seguito, Matlock racconta che quando ha luogo la riunificazione tedesca, gli Stati Uniti promettono al leader sovietico Gorbačëv che se la Germania fosse entrata nella Nato Washington non avrebbe allargato l’Alleanza agli ex Stati satelliti dell’Urss nell’Europa dell’Est. Il resto è storia: nonostante le promesse “categoriche” fatte ai leader russi alla fine della Guerra Fredda, nei primi anni’90 l’amministrazione di Bill Clinton decide di fare pressione per inglobare alcuni Paesi dell’ex Patto di Varsavia nella Nato sulla base del fatto non vi era alcun accordo giuridicamente vincolante in tal senso. Abbiamo raggiunto l’ambasciatore Matlock per parlare della guerra in Ucraina, delle sue cause, e anche delle possibili soluzioni.

“Così gli Usa hanno violato gli accordi”

Secondo l’ex ambasciatore Usa in Unione Sovietica l’invasione russa dell’Ucraina si sarebbe potuta evitare. Come? Il problema principale risiede nell’allargamento a est della Nato e, soprattutto, nella paventata adesione di Kiev all’Alleanza Atlantica, processo che ebbe un’accelerazione improvvisa con l’elezione del presidente Usa, Joe Biden, tra il 2020 e il 2021. “Sì, questo conflitto avrebbe potuto essere evitato se la Russia avesse avuto assicurazioni che l’Ucraina non sarebbe stata accettata nella Nato, o trattata come se fosse un membro della Nato” spiega il diplomatico statunitense. “Sarebbe difficile per la Russia accettare che qualsiasi ex repubblica sovietica che era legalmente nell’Urss possa essere un membro della Nato. Dopotutto – racconta Matlock a InsideOver – all’epoca erano riconosciuti dagli Stati Uniti e da tutti i membri della Nato come parte dell’URSS”.

C’è però un’eccezione, che riguarda gli stati baltici: “I tre stati baltici non lo erano; sono in una categoria separata, Putin ha accettato la loro appartenenza alla Nato fintanto che non avevano basi straniere sul proprio territorio”. L’accordo Nato-Russia, osserva Matlock, “specificava che non ci sarebbero state basi straniere in paesi in cui la Nato si sarebbe espansa. E, a dire il vero, nessun paese vorrebbe avere un’alleanza militare straniera ai suoi confini, dominando un’area che per due secoli ha fatto parte della sua contea, gli Stati Uniti non lo farebbero mai!”.

L’unica soluzione: la diplomazia

Da grande diplomatico, Matlock spiega qual è l’unica “arma” che può davvero porre fine alla guerra in Ucraina: la diplomazia stessa. “L’unico modo per farla finita, senza ulteriori inaccettabili uccisioni, danni, sofferenze umane e il rischio di una guerra generale, è fermare i combattimenti e insistere affinché Ucraina e Russia si accordino su una soluzione senza ulteriori combattimenti” afferma Jack Matlock. “Questo quasi certamente richiederà qualche cambiamento di confini”.

Se l’Ucraina e la Russia vogliono vivere in pace, prosegue Matlock, “i confini dovranno essere modificati fintanto che l’Ucraina perseguirà una guerra culturale con la Russia”. Non dovremmo dimenticare, osserva il diplomatico statunitense, “che i confini concessi all’Ucraina (non conquistati) nel 1991 erano stati creati da Josef Stalin e (nel caso della Crimea) da Nikita Khrushchev. Non sono confini storici, ma sono stati creati per assicurare il dominio comunista dell’ex impero russo. Non sono confini sacri tramandati da generazioni” ricorda il diplomatico americano. Quando alla proposta di mediazione cinese, Matlock non ha dubbi: “Le proposte cinesi sono un buon punto di partenza. Gli ucraini dovrebbero approfittarne”.

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