Le truppe di Mosca stanno usando con il jamming per bloccare le armi di precisione americane fornite all’Ucraina, mandandole a vuoto e inibendo in questo modo uno dei principali assi nella manica dell’esercito di Kiev: i missili tattici a corto raggio che permettono – o permettevano – di colpire basi russe e linee di collegamento e rifornimento lontane dal fronte, già arretrate in profondità nei “territori occupati” e negli oblast di confine ben distanti dal fronte.

In questo modo i “vantaggi tattici” consentiti dalla fornitura di sistemi d’arma offensivi più moderni, che l’Ucraina ha sempre richiesto e che sono stati finalmente concessi dalle potenze della Nato – come il sistema Atacms statunitense, per fare un esempio – rischiano di rivelarsi inefficaci perché disturbo nemico, ha detto martedì il comandante dell’esercito americano responsabile di tali sforzi.

Ad affermarlo è stato un ufficiale dell’Esercito americano, generale Antonio Aguto, che conferendo sulla cambio di passo nel campo della guerra elettronica ha sottolineato come le forze russe si stiano rivelando estremamente “adattabili” alle nuove modalità del conflitto che conta più di 650 giorni di ostilità. Forse in ritardo, ma in ogni caso in tempo “utile” per complicare ulteriormente la difficile condizione in cui si sta già trovando Kiev, bisognosa di appoggio, fondi, e sopratutto armi per continuare a combattere.

Il “blocco” dei sistemi d’arma più sofisticati forniti all’Ucraina rappresenta “una sfida”, oltre che un problema per gli ucraini, ha affermato il generale. Funzionari della difesa statunitensi non identificati avevano già rivelato alla Cnn come la Russia stesse iniziando a “bloccare i missili di precisione forniti dagli Stati Uniti” facendoli andare “a vuoto”, ossia portandoli fuori rotta nella loro corsa su l’obiettivo, e facendoli cadere distanti da esso.

Per ovviare a questa nuova insidia, le forze statunitensi che prestano supporto logistico a quelle ucraine, addestrate a impiegare queste nuove fondamentali armi, hanno trovato “soluzioni alternative” basate su modifiche improvvisate sul campo e su cambi nella strategia d’impiego. I soldati di Mosca hanno dimostrato di essere abbastanza preparati, e aver trovato a loro volta nuovi modi per bloccare i missili nemici: una vera “resilienza” tattica.

Gps e jamming nella guerra elettronica

Secondo quanto riportato dai documenti condivisi dal Pentagono, l’esercito russo ha dimostrato di avere “capacità avanzate” nel disturbo dei sistemi che guidano i missili tanto da “bloccare i segnali gps fino a 20/30 km di distanza. Fonti ucraine hanno riferito come gli operatori russi addetti alla guerra elettronica abbiano imparato fin dall’inizio ad abbattere i loro droni, influendo anche sul sistema satellitare Starlink, ampiamente utilizzato da Kiev.

Il Pentagono deve preoccuparsi di migliorare i suoi sistemi d’arma e le contromisure impiegate per il contrasto della guerra elettronica dopo questa lezione impartita dai russi; per dimostrarsi, citiamo per parole riportate da DefenseOne: “Abbastanza resiliente e flessibile da poter contrastare ciò che fanno i nostri avversari. Entro settimane o mesi dall’impiego di un dato sistema sul campo di battaglia, i nostri avversari possono trovare il modo di interrompere o contrastare alcune di queste capacità”.

Quasi tutte le armi moderne, non solo i sistemi missilistici di precisione, utilizzano onde radio, microonde, infrarossi o altre frequenze per ricevere dati, processarli e procedere nel “colpire l’obiettivo”. Questo le rende dunque vulnerabili alla guerra elettronica, incentrata sulla ricerca del segnale da “sopprimere” per acciecare o scollegare i sistemi di puntamento delle munizioni intelligenti, per portare fuori rotta e abbattere un drone o peggio un missile costato centinaia di migliaia di dollari. Per questo ci sono unità altamente qualificate preposte per condurre questa guerra silenziosa e invisibile quanto fondamentale.

Nella fase che ha visto l’aumentare di intensità del conflitto, l’esercito russo ha schierato sul campo ben 18mila soldati addetti alla guerra elettronica. Dotati di sistemi come Zhitel e Pole-21, hanno dimostrato, già nel corso del 2022, la loro efficacia nel bloccare il segnale Gps e altri tipi di collegamenti satellitari, abbattendo i droni che dirigevano il fuoco dell’artiglieria e contrastando quando possibile il corretto impiego dei sistemi di comunicazione. Ora questo sforzo potrebbe esser stato implementato ulteriormente per meglio contrastare i sofisticati sistemi d’arma forniti dalla Nato.

In una fase così delicata del conflitto, tra stallo e impasse, possiamo immaginare cosa può accadere se anche le armi più moderne ed efficaci, a lungo richieste, e finalmente concesse dagli Stati Uniti al costo di miliardi di dollari, iniziassero ad andare regolarmente a “vuoto”.