Il governo degli Stati Uniti sta lavorando ad alcune modifiche da applicare agli accordi internazionali sulle armi per cambiare la “classificazione” dei droni militari e per facilitarne la vendita all’estero. Ma la spinta potrebbe rivelarsi insidiosa.

Classificare differentemente un sistema d’arma sofisticato e richiesto come gli Uav – Unmanned Aerial Vehicle – nel conteso dell’accordo internazionale sulle armi, permetterà alle ditte produttrici di esportare più droni armabili “made in Usa”, colmando un gap nelle regolamentazioni che sta lasciando troppo margine ad altri competitorcome la Cina– ma che allo stesso tempo sta salvaguardando il mercato di questi nuovi armamenti, evitando che i droni armati finiscano in mani indesiderate.

Il sottosegretario di Stato per il controllo degli armamenti e la sicurezza internazionale americano, ha recentemente dichiarato alla stampa che i loro negoziatori mirano a introdurre “modifiche al regime di controllo della tecnologia missilistica”, un accordo ratificato da 35 nazioni, che regola l’esportazione di missili e droni durante il summit che si terrà il prossimo novembre. “Stiamo lavorando attraverso il Missile Technology Control Regime(Mtcr) per concepire le misure che devono essere adottate”, ha dichiarato il sottosegretario Thompson, che si è detto “fiducioso” riguardo l’azione intrapresa dagli Stati Uniti, sottolineando come gli Usa si stiano impegnando per agire con estrema trasparenza nei confronti degli altri firmatari dell’accordo.

L’Mtcr è stato a lungo considerato una “spina nel fianco” dei venditori e dei sostenitori dei droni, confinando gli Uav capaci di trasportare un carico utile di 500 chilogrammi per un range di 300 chilometri alla “Category-1” : sistemi che costringono i 35 firmatari dell’accordo a permetterne la vendita all’estero “solo ed esclusivamente” in una ristrettissima tipologia di casi. La proposta dei funzionari americani ai propri alleati, consiste nell’abbassare alla “categoria 2” qualsiasi veicolo aereo che voli ad una velocità inferiore ai 650 chilometri orari, rendendolo soggetto ad “approvazione caso per caso“, invece di essere regolamentato dalle politiche ben più severe della “categoria 1”.

Di fatti però, la maggior parte dei sistemi di medio/lungo raggio – come l’MQ-1 Predator e l’MQ-9 Reaper prodotti dalla General Atomics – volano ad una velocità assai inferiore al limite che stabilirebbe la modifica. Il Reaper ad esempio, può volare ad una velocità massima di 480 km/h e condurre missioni a una velocità di crociera di 370 km/h, secondo quanto riportato dall’US Air Force. Il più moderno RQ-4 Global Hawk prodotto dalla Northrop Grumman – drone ISR da alta quota – vola ad una velocità di crociera di circa 575 km/h; anch’essa inclusa nei limiti della proposta di cambiamento della regolamentazione.

Come annunciato in apertura, è ben noto come l’industria americana e altri attori internazionali del campo aeronautico abbiano sollevato preoccupazioni riguardo il gap di domanda/offerta lasciato da questa tipologia di armamento che la Cina e altri concorrenti internazionali potrebbero colpare; privando gli Stati Uniti di un’entrata, e lasciando acquisire agli avversari una tecnologia quanto meno similare a quella che le regole vigenti vietano di esportare. 

“Se non siamo presenti nella regione e se non siamo presenti con le nostre apparecchiature statunitensi, ci saranno altri paesi che colmeranno questa lacuna”, ha affermato sottosegretario Thompson. Ma l’avvertimento agli Stati Uniti ad essere cauti riguardo le modifiche che desiderano apportare alle regolamentazioni sulle armi, giungono dagli stessi vertici dell’Mtcr. Come nel più sincero caso del detto “attento a ciò che desideri”, l’evenienza di un alleggerimento derivante dai potenziali cambiamenti ai regolamenti internazionali, potrebbe portare armi sofisticate “made in Usa” (o analoghe) ad attori internazionali “indesirabili” con conseguenze facilmente immaginabili: potenze in via di affermazione o impegnate in conflitti remoti, bramose di ottenere le stesse armi che gli americani esercitano sul campo da ormai un decennio.