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L’America è spaccata in due. E non parliamo della sfida tra Donald Trump e Hillary Clinton. È una spaccatura più profonda che tocca le radici stesse della politica estera Usa post 11 settembre. Davanti alle crisi internazionali cosa bisogna fare? Intervenire ad ogni costo oppure tornare ad una politica isolazionista?Per approfondire: Con la tregua in Siria si chiude un’epocaCome è noto, lo scorso 12 settembre è entrato in vigore il cessate il fuoco in Siria. Un accordo che è costato parecchi mesi di discussione e di litigi tra Russia e America. Un accordo che ha fatto tirare un respiro di sollievo al mondo e che, però, non è andato giù al Pentagono.Secondo quanto riporta il New York Times, il segretario della Difesa degli Stati Uniti, Ashton Carter – proprio nelle ore in cui John Kerry discuteva con Sergej Lavrov del futuro della Siria – avrebbe telefonato a Barack Obama cercando di mandare tutto a monte.Il Pentagono non vuole condividere informazioni con Mosca perché lo scambio potrebbe essere impiegato dai russi per capire come gli americani usano l’intelligence per i loro raid, anche in teatri diversi da quello siriano. Una cosa non da poco, se si considera che la Difesa Usa dovrà coordinarsi con i russi per le operazioni congiunte.Lunedì scorso, il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest ha detto: “Abbiamo ragioni per essere scettici sulla capacità dei russi, o la loro effettiva volontà, di attuare l’accordo in modo coerente a come è presentato, ma vedremo”. Il portavoce del Pentagono Peter Cook ha invece affermato: “Come ha detto Carter, Kerry ha lavorato senza tregua per cercare di alleviare le sofferenze dei siriani e per avvicinare una soluzione diplomatica della guerra civile. Se completamente attuato, questo accordo può avvicinare questi obiettivi importanti”.banner_occhi_cristianiDue visioni totalmente opposte sulla Siria che sono anche due visioni totalmente opposte sul mondo. Continuare a comportarsi come unica potenza al mondo, oppure aprirsi ad un mondo multipolare.