Gli Usa riprendono i raid in Iran, Teheran risponde. Hersh: “Trump valuta uso della bomba atomica”

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Quattro mesi dopo l’inizio di una guerra sempre più logorante, Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti hanno ripreso oggi gli attacchi contro l’Iran. Il motivo ufficiale è la lentezza dei negoziati per un accordo che metta fine al conflitto scoppiato dopo l’abbattimento di un elicottero americano (l’Apache). Poche ore dopo le sue dichiarazioni odierne, le forze del Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) hanno comunicato di aver iniziato «a lanciare ulteriori attacchi di autodifesa contro molteplici obiettivi in Iran, su indicazione del Comandante in Capo. Gli attacchi sono in risposta all’aggressione ingiustificata e continua dell’Iran» si legge su X.

Parlando dallo Studio Ovale, poche ore prima, Trump aveva avvertito Teheran: «Hanno impiegato troppo tempo a negoziare un accordo… ora dovranno pagare il prezzo!!!». Poco dopo, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha confermato che il Comando Centrale americano (Centcom) sarà «impegnato» perché «il presidente ha detto che colpiremo duramente l’Iran, e lo faremo». Hegseth, parlando fuori dalla sede del Centcom in Florida, ha ribadito che gli Stati Uniti sono pronti a «colpire duramente» le infrastrutture iraniane se Teheran non accetterà di firmare un’intesa. «Non è perché vogliamo ricominciare qualcosa che non dobbiamo ricominciare, ma perché siamo preparati a dettare le condizioni per ottenere il tipo di accordo che il presidente Trump si aspetta», ha dichiarato.

Nelle scorse 48 ore, le forze americane hanno lanciato attacchi contro l’Iran in risposta all’abbattimento di un elicottero d’attacco Apache dell’Esercito Usa avvenuto il giorno precedente vicino allo Stretto di Hormuz. L’equipaggio è stato recuperato senza perdite umane. Si tratta del primo Apache perso in questo conflitto.

Infrastrutture civili nel mirino?

Trump non ha escluso strike su obiettivi sensibili, tra cui centrali elettriche e ponti. L’annuncio arriva dopo che i media di Stato iraniani hanno riferito di attacchi statunitensi su due bacini idrici, con interruzione dell’approvvigionamento idrico in vaste aree. La Casa Bianca, nel frattempo, continua a sostenere che i negoziati sono ancora in corso: secondo fonti citate da Cnn, una delegazione qatariota sta incontrando i negoziatori iraniani a Teheran per colmare le ultime differenze. Trump ha sintetizzato così la posizione americana: «Tutto quello che l’Iran deve fare è iniziare a firmare una carta».

L’operazione “segreta” nello Stretto di Hormuz

Nel frattempo, Hegseth ha rivelato che l’operazione Project Freedom, annunciata pubblicamente a maggio per scortare le petroliere commerciali nello Stretto di Hormuz e poi apparentemente sospesa, non si è mai realmente interrotta. «È andata underground», ha spiegato il segretario alla Difesa. «Abbiamo protetto oltre 100 milioni di barili di petrolio in missioni notturne che l’Iran non è riuscito a fermare». Trump ha confermato personalmente l’esistenza di una «missione segreta» ordinata lo scorso mese per garantire il flusso di petrolio.

L’indiscrezione di Seymour Hersh: Trump pensa al nucleare?

Secondo il giornalista investigativo Seymour Hersh, però, dietro le dichiarazioni bellicose si nasconde una profonda frustrazione del presidente. In un articolo esplosivo pubblicata su Substack, Hersh rivela che Trump, in una recente riunione riservata alla Casa Bianca, avrebbe accennato – seppur vagamente – all’opzione nucleare come possibile via per chiudere rapidamente il conflitto.

«Va detto subito che si trattava solo di discorsi interni a collaboratori stretti da parte di un presidente frustrato», scrive Hersh. Ma il contesto è pesante: la popolarità di Trump sta crollando, è stato fischiato sonoramente lunedì sera alla finale NBA tra Knicks e Spurs al Madison Square Garden, e i sondaggi indicano una probabile vittoria democratica alle elezioni di metà mandato (midterm) di novembre, con la possibilità di riconquistare sia la Camera che il Senato.

In quel caso, ammonisce Hersh, potrebbero partire procedure di impeachment. Nel frattempo, l’Iran continua a produrre droni e missili in fabbriche sotterranee nonostante i bombardamenti statunitensi e israeliani. Un «immenso fallimento dell’intelligence» americana e israeliana sulle capacità sotterranee iraniane, finora poco discusso dall’amministrazione Trump.

Larry Johnson, l’ex analista della Cia che ha rivelato che al presidente Donald Trump è stato negato l’accesso ai codici nucleari degli Stati Uniti durante una riunione d’emergenza del 18 aprile, ha dichiarato in un’intervista esclusiva a InsideOver che Trump, già lo scorso aprile, voleva prendere in considerazione l’uso di un’arma nucleare. Come ricostruito da Johnson, il generale Caine lo fermò: «Assolutamente no, non seguiremo quella strada». Ne nacque uno scontro. Oggi, tuttavia, almeno secondo Hersh, quell’opzione apocalittica torna prepotentemente in auge.

AGGIORNAMENTO: Il comando centrale statunitense (Centcom) ha annunciato di aver completato un’ondata di «attacchi di autodifesa» contro siti militari, di sorveglianza e radar nel sud dell’Iran, poche ore dopo che il presidente Donald Trump aveva giurato che le forze statunitensi avrebbero colpito “duramente” Teheran, accusata di aver impiegato «troppo tempo per trovare un accordo» che ponesse fine alla guerra.

In risposta, l’Iran ha lanciato una serie di attacchi contro obiettivi militari statunitensi in vari paesi della regione: le basi USA in Bahrein e Kuwait sono state bersagliate per il secondo giorno consecutivo, mentre il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha dichiarato — secondo i media di Stato iraniani — di aver distrutto “un gran numero” di caccia e “strutture” statunitensi dopo aver sparato 12 missili balistici contro la base aerea Muwaffaq Salti in Giordania, sebbene le affermazioni non siano state verificate indipendentemente.

Il ministero dell’Interno del Bahrein ha reso noto che le sirene antiaeree sono state attivate durante la notte, mentre l’esercito del Kuwait ha riferito su X che i suoi sistemi di difesa aerea hanno intercettato «bersagli ostili» e ha temporaneamente chiuso lo spazio aereo a causa degli attacchi iraniani. Nell’ultima escalation, l’IRGC ha inoltre dichiarato di aver colpito due petroliere nel passaggio dello Stretto di Hormuz — senza immediata conferma — dopo che i media di Stato iraniani avevano annunciato che lo Stretto era «completamente chiuso a ogni tipo di nave».

Il Centcom, al contrario, ha affermato che «le navi commerciali continuano a transitare dentro e fuori lo Stretto di Hormuz». Poco dopo l’annuncio della chiusura del canale e del presunto attacco alle petroliere, i prezzi del petrolio sono saliti: il Brent, considerato il benchmark globale, è salito a circa 95 dollari al barile, registrando un aumento di circa il 2%.

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