In queste settimane la minoranza curda presente in Siria e in Iraq ha accelerato le operazioni per liberare gli ultimi avamposti ancora in mano ai tagliagole dell’Isis. Con il grande dispiacere di Recep Tayyip Erdogan che, allertato dalla cooperazione di Washington con le milizie del Ypg (Unità di Protezione del popolo) e quelle dei peshmerga iracheni, ha già avvertito che non interromperà le azioni militari contro i curdi nonostante la loro alleanza con gli Stati Uniti.I bombardamenti dell’aviazione turca nei confronti dei curdi-siriani sono stati talmente pesanti da costringere i combattenti Ypg a minacciare di frenare le operazioni per liberare Raqqa , salvo un intervento deciso da parte degli Usa, che infatti per accontentare i loro alleati hanno recentemente schierato le truppe americane al confine tra Turchia e Siria e Turchia e Iraq, così da dissuadere Ankara dal compiere ulteriori azioni militari.Come accennato, il presidente turco non solo ha dichiarato che continuerà ad attaccare i curdi, ma ha perfino ventilato l’ipotesi che l’aviazione turca possa i colpire soldati americani presenti sul territorio. Erdogan non è nuovo a dichiarazioni forti, ma considerando l’incontro con Donald Trump fissato per il 16 maggio –  che il presidente americano è sempre più tentato di annullare – il presidente turco non si sarebbe spinto a rilasciare queste ultime dichiarazioni se non fosse veramente preoccupato per gli ultimi sviluppi sulla questione curda.Cos’è che ha fatto scattare gli allarmi generali nel palazzo presidenziale del Sultano? L’aumento esponenziale (non solo in quantità, ma in qualità) delle armi con cui il Pentagono rifornisce le milizie curde. A confermarlo non sono i funzionari del Pentagono – che anzi hanno negato il rifornimento di armi avanzate al Ypg – ma le foto che i combattenti curdi hanno caricato sui social una volta liberata Tabqa. Le foto in questione, facilmente reperibili su internet, mostrano i curdi in possesso di un equipaggiamento che – per le leggi internazionali – Washington non avrebbe potuto consegnare al Ypg. L’equipaggiamento, rigorosamente Made in Usa, comprende visori notturni di ultima generazione, fucili di precisione M4 con diverse modifiche tra le quali laser a infrarossi per i raid notturni, uniformi all’avanguardia (Army Combat Uniform o ACU), munizioni, protezioni rinforzate, kit di primo soccorso e missili anti-carro. Milizie Ypg che ormai possono vantare ben 40mila combattenti tra le proprie fila.I guerrieri curdi attualmente impegnati a consolidare la loro autorità nel Rojava siriano hanno aumentato notevolmente le loro capacità militari grazie all’aiuto di Washington, provocando la risposta decisa di Ankara. Ma queste armi il Pentagono non le potrebbe distribuire ai curdi e gli Stati Uniti stanno violando il Diritto Internazionale. Perché secondo il Diritto Internazionale l’ampia vendita di armi è consentita solo verso uno Stato, non verso milizie armate autonome che, tra l’altro, in questo caso specifico, sono anche accusate di essere in contatto con il Pkk, organizzazione tacciata di terrorismo sia dalla Turchia che dall’Unione europea. Milizie del Pkk che sono in lotta contro uno stato sovrano, alleato della Nato. Il finanziamento o supporto militare-logistico è vietato dalla Carta delle Nazioni Unite, come si dovrebbero ricordare nello Studio Ovale della Casa Bianca; anche se ora agendo attraverso la CIA e altre agenzie riesce ad aggirare le condanne internazionali. Casa Bianca già condannata per rifornimenti illeciti a gruppi armati durante la presidenza di Ronald Reagan, quando iniziò a supportare i gruppi anti-Sandinisti a noi noti come “Contras”. Con l’entrata in vigore della Carta delle Nazioni Unite, in modo particolare con l’articolo 2, par. IV, la possibilità per gli Stati di ricorrere all’uso della forza per la risoluzione delle controversie internazionali è stata limitata praticamente alla sola ipotesi di legittima difesa. Gli Stati Uniti sostenevano che le operazioni militari intraprese nei confronti del Nicaragua fossero assolutamente lecite, in quanto svolte sulla base della legittima difesa collettiva permessa dal diritto internazionale e dalla Carta delle Nazioni Unite ed inoltre che il loro intervento era stato richiesto dai tre stati latino-americani vittime di un attacco nicaraguense: El Salvador, il Costa Rica e l’Honduras. La Corte stabilì innanzitutto che le manovre militari condotte dagli U.S.A. in Nicaragua erano di per sé illecite, in quanto costituivano una violazione del principio che vieta l’uso della forza. Non solo: Washington aveva violato il diritto internazionale intervenendo negli affari di un altro Stato armando, equipaggiando, finanziando e supportando gruppi che agivano contro il governo del Nicaragua.Solo qualche ora fa il Military Times e le agenzie internazionali hanno confermato che l’amministrazione Trump ha dato il via libera per la consegna di armi pesanti alle milizie curde operanti in Siria, così da velocizzare le operazioni per la liberazione di Raqqa. Dalle prossime settimane i combattenti Ypg riceveranno dagli Stati Uniti anche mortai da 120mm e veicoli corazzati leggeri. Erdogan ha tentato di evitare in ogni modo che i curdi conquistassero quella che viene considerata la capitale dello Stato Islamico in Siria, ma la volontà di Washington appare ora più chiara che mai e non lascia spazio a dubbi: Raqqa deve essere liberata dai curdi che poi ne dovranno prendere il controllo, così da consolidare definitivamente la loro presenza e autorità nel Rojava. Difficile dire cosa accadrà una volta che saranno deposte definitivamente le armi in Siria. Ciò che appare certo è che i curdi giocheranno un ruolo da protagonisti e che gli Stati Uniti sapranno approfittare di questo loro ruolo. Ora i riflettori sono puntati sull’incontro del 16 maggio tra il presidente americano e il suo omologo turco: cosa chiederà Erdogan a Trump? E Trump cosa sarà disposto a concedere per non perdere l’alleanza con un alleato importante come la Turchia?