Gli Stati Uniti avrebbero concesso ad aziende americane sei licenze segrete per la vendita di tecnologia nucleare all’Arabia Saudita. Le licenze, a firma del segretario per l’energia statunitense, Rick Perry – note anche con il nome di Part 810 authorizations -, consentirebbero alle società interessate di procedere già con alcuni lavori preliminari sul posto, prima della conclusione di un vero e proprio accordo con i sauditi.

Sarebbero state proprio queste aziende – in un documento che Reuters ha potuto visionare – a chiedere all’amministrazione Trump di tenere segreto il contenuto delle licenze. “Tutte le aziende che hanno ricevuto una specifica licenza per l’Arabia Saudita ci hanno consegnato una richiesta scritta affinché non sia pubblicamente consultabile”, ha chiarito la National Nuclear Security Administration (Nnsa), parte del Dipartimento statunitense per l’energia.

Al momento, la legge federale stabilisce che le società debbano ottenere l’autorizzazione dal governo americano per poter esportare tecnologia nucleare o sviluppare materiale speciale nucleare in Arabia Saudita.

L’inchiesta

Per ora, non è chiaro il livello di comunicazione già intercorso tra il governo, aziende americane e Riad sui progetti nucleari. Molti membri del Congresso temono che condividere tecnologia nucleare con l’Arabia Saudita possa scatenare una “corsa agli armamenti nucleari“, destabilizzando ulteriormente il Medio Oriente.

Già il mese scorso, la Camera dei rappresentanti Usa aveva rivelato l’esistenza di un’inchiesta sul piano di Washington di vendere tecnologia nucleare all’Arabia Saudita e di supportare la costruzione di reattori nucleari.

L’indagine era stata avviata per determinare se l’amministrazione stesse agendo nell’interesse della sicurezza nazionale americana o piuttosto di coloro che ne avrebbero tratto un vantaggio finanziario.

Separatamente, anche i senatori Marco Rubio e Bob Mendez hanno chiesto al Government Accountability Office – la sezione investigativa del Congresso – di indagare in merito al possibile accordo nucleare tra Stati Uniti e Arabia Saudita.

Ad ogni modo, le autorizzazioni concesse dal Dipartimento per l’energia indicano che le aziende americane starebbero già procedendo nel loro progetto di sviluppare energia nucleare in Arabia Saudita. Attualmente non sono noti i nomi delle società impegnate in questo progetto, ma sembrerebbe che queste abbiano iniziato a stabilire contatti con Riad già dal 2017.

Interrogato sul punto durante l’audizione dello scorso mercoledì, il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha assicurato che il suo Dipartimento starebbe indagando sul tipo di assistenza eventualmente fornita a Riad e su come impedire che il Regno saudita sviluppi l’arma atomica.

L’Arabia Saudita e il nucleare

L’Arabia Saudita sostiene di essere interessata alla tecnologia nucleare per scopi pacifici, ovvero per diversificare le proprie fonti di approvvigionamento energetico, al momento troppo dipendenti dal petrolio.

Pur essendo uno dei principali produttori di idrocarburi, il Regno saudita utilizza più di un quarto della sua produzione di greggio per il funzionamento delle centrali elettriche. Se l’offerta energetica non venisse diversificata, entro il 2030 Riad potrebbe consumare per intero la propria produzione di petrolio.

Nonostante le motivazioni portate dai sauditi, resta in sottofondo il timore che Riad possa, un giorno, sfruttare gli strumenti forniti dagli Stati Uniti per sviluppare un proprio programma nucleare.

Una preoccupazione che si fonda, peraltro, sul precedente iraniano. Secondo quanto riferito da Will Saetren, esperto di sicurezza nucleare, al quotidiano Al-Jazeera, gli strumenti utilizzati da Teheran per sviluppare il programma sul nucleare sarebbero stati venduti all’allora scià negli anni Settanta proprio dagli Stati Uniti.

Fatte le dovute differenze, il trasferimento di tecnologia nucleare richiede valutazioni accurate, per scongiurare il rischio di una corsa agli armamenti, con un’ulteriore destabilizzazione della regione mediorientale.

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