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L’America ci prova, a far credere che il problema Afghanistan sia risolto o, perlomeno, che non sia più così complicato come un tempo. In campagna elettorale, i due candidati non hanno aperto bocca sul tema, pensando di far dimenticare agli elettori le perdite in termini di vite umane causate dalla missione Nato Isaf e di non dover dare risposte sul futuro della missione Resolute support in atto.Per approfondire: L’Afghanistan tra Isis e talebaniMa se a parlare non sono stati né Hillary Clinton, né Donald Trump, a far comprendere come la situazione sia ancora più che complessa è stato il rumore dei droni Usa che hanno sorvolato la provincia di Nangharar, al confine con il Pakistan. L’ultimo raid in ordine di tempo doveva servire a colpire i miliziani dell’Isis che nella provincia hanno una forte presenza. Ma di jihadisti pare ne sia morto soltanto qualcuno, mentre in compenso è stata sterminata un’intera famiglia radunata per accogliere un anziano tornato dal pellegrinaggio alla Mecca. Le forze statunitensi e l’esercito afghano sono in lotta, pur nel silenzio di molti media la cui attenzione si è spostata sulle vicende del Medioriente in fiamme, sia contro i talebani, sia contro Isis. Ma se per i primi il Presidente Ashraf Ghani spera nel dialogo, altrettanto non è pensabile per quanto riguarda i secondi.Sul primo fronte, Ghani e, dietro di lui, gli Usa, puntano molto sull’ex mujaheddin Gulbuddin Hekmatyar. La pace siglata col suo gruppo, Hezb-i-Islami, dovrebbe fare da volano al dialogo coi talebani, con lo stesso Hekmatyar nel ruolo di intermediario.Per approfondire: L’Afghanistan fa pace con HekmatyarPer quanto riguarda Isis, invece, non c’è molto cui appigliarsi, se non la lotta armata. Gli americani e l’esercito afghano sostengono di aver confinato i membri dell’Isis in tre distretti contro i dieci di inizio anno e di aver dimezzato la loro presenza, portandola a meno di 1.500 combattenti. Se i dati siano esatti o frutto di propaganda è tutto da accertare, fatto sta che nei mesi scorsi, in particolare nella regione del Khorasan, tra Afghanistan e Pakistan, il Wilayat Khorasan, movimento terroristico affiliato ad Isis in Afghanistan, risultava aver guadagnato invece parecchi villaggi nel distretto di Kot. I segnali che giungono dall’America sono contrastanti.Da un lato, la dichiarazione che la missione in Afghanistan è ormai agli sgoccioli e che si tratta solo di trasmettere le ultime nozioni tecniche all’esercito afghano per renderlo indipendente e capace di contrastare la minaccia, tramite la missione Resolute support. Dall’altro, per la stessa missione, gli Usa inviano 1400 truppe da combattimento i cui componenti apparterranno tutti alla 101esima divisione aviotrasportata.Per approfondire: Nuove truppe Usa in AfghanistanTruppe scelte, dunque, che rientrano nella terza brigata di combattimento, nota per aver combattuto in Afghanistan dal 2002 e per aver addestrato l’esercito afghano proprio nella provincia di Nangharar, contro la violenza talebana. Se ciò possa attribuirsi integralmente ad una semplice missione di addestramento resta tutto da vedere, ma i continui raid aerei come quello che ha ucciso civili inermi sembrano indicare altri percorsi in atto.Intanto, l’Afghanistan festeggia la ritrovata pace con Hekmatyar e ripone tutte le speranze nel suo ruolo di intermediatore, senza porsi la domanda se ciò mostri la debolezza dell’attuale governo, costretto a scendere a patti con gli ex nemici. In molti non riescono però a dimenticare che Hekmatyar, prima di questi giorni in cui viene esaltato come un possibile “salvatore della Patria”, è stato il “macellaio di Kabul”.

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