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Nella mattina di giovedì 12 dicembre, dal poligono della base di Vandenberg, in California, gli Stati Uniti hanno effettuato il primo lancio di prova di un nuovo missile balistico a raggio intermedio (Irbm). Il test è il primo in assoluto di un Irbm dai tempi della Guerra Fredda, in quanto questi sistemi missilistici, insieme a quelli a medio raggio, erano proibiti dal Trattato Inf, entrato in vigore nel 1987 e ormai decaduto.

A dare la notizia è stata la Cnn, poi confermata dalle autorità militari americane. Al momento non si conoscono molti dettagli né sul tipo di test condotto né sulle caratteristiche del vettore. Il Pentagono si è limitato a dire, in uno stringato comunicato, che “giovedì 12 dicembre, alle 8:30 ora del Pacifico, l’Us Air force, in collaborazione con lo Strategic Capabilities Office (Sco), ha condotto un test di volo di un prototipo di un missile balistico basato a terra configurato convenzionalmente dalla base aerea di Vandenberg, California. Il missile è decollato dal suo sito di lancio per terminare il volo nell’oceano dopo più di 500 chilometri percorsi. I dati raccolti e le lezioni imparate da questo test serviranno al Dipartimento della Difesa per il futuro sviluppo di capacità a raggio intermedio”.

Che cos’è un Irbm?

Un missile balistico a raggio intermedio (Irbm) è un vettore con una gittata compresa tra i 3mila e i 5.500 chilometri che viene lanciato da sistemi terrestri di tipo mobile o semimobile. Il missile, quindi, è montato su un veicolo ruotato che, se è in grado anche di lanciarlo e non solamente depositarlo in siti fissi di lancio, prende il nome di Tel (Transporter Erector Launcher).

Il missile è balistico, quindi ha un profilo di volo con traiettoria curva, pseudoparabolica, ed in particolare i sistemi a raggio intermedio, insieme a quelli a raggio medio (Mrbm) e di portata intercontinentale (Icbm) hanno una traiettoria che porta l’ogiva ad una certa quota nello spazio, quota che varia a seconda, ovviamente, della gittata del missile stesso: più è alta la prima più è grande la seconda.

L’ogiva è costituita da quello che viene definito veicolo di rientro (Rv – Reentry Vehicle), ovvero il carico bellico del missile, qualora si tratti di un vettore a testata singola, oppure può contenere un Pbv (Post Boost Vehicle), che trasporta più testate o una combinazione di testate e falsi bersagli (chiamati Penaid – Penetrator Aid) creati per ingannare le difese antimissile avversarie.

Il veicolo di rientro può avere un certo grado di manovrabilità indipendente assicurata da sistemi di controllo del volo di tipo aerodinamico (con impennaggi) o a getto: in questo caso viene detto Marv (Maneuverable Reentry Vehicle). Esso può trasportare una carica di tipo convenzionale (He – High Explosive), nucleare o chimica.

Attualmente i più grandi Paesi utilizzatori di questi sistemi, insieme a quelli a medio raggio (Mrbm), sono la Cina (Df-25 e 26), l’India (Agni III e IV, K-4), la Corea del Nord (Hwasong 10, Kn-11, 15 e 17).

Il video del test

Le informazioni rilasciate dal Pentagono sono molto scarse, come abbiamo potuto vedere, ma il video mostrato dall’Us Air Force può aiutarci a fare alcune considerazioni sulla natura del missile testato.

Innanzitutto la lunghezza fa pensare a un vettore derivato da stadi di missili intercontinentali Minuteman. Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno già utilizzato questa soluzione per i missili Hera, che utilizzano il secondo e terzo stadio dei vecchi Minuteman II e vengono impiegati come bersaglio per i sistemi Abm (Anti Ballistic Missile) come il Gmd (Ground-based Midcourse Defense) i cui vettori sono dispiegati proprio a Vandenberg e in Alaska, a Fort Greely.

Dal filmato si notano anche delle alette alla base dell’ogiva del missile, cosa che fa pensare che la testata (singola) sia di tipo Marv. Alcuni analisti hanno notato anche una certa somiglianza tra il missile ed il Castor 4, che è un vettore prodotto dalla Northrop Grumman Innovation System che, guarda caso, risulta essere il contraente primario a cui si è affidato il Pentagono per lo sviluppo dei nuovi missili a raggio medio e intermedio. Usare il corpo del Castor 4 rappresenterebbe una soluzione a basso rischio economico e di rapido utilizzo per sviluppare il programma Irbm degli Stati Uniti.

Altri pensano che il missile possa essere stato sviluppato dal booster che l’Us Army ha sviluppato nel quadro del programma Ahw (Advanced Hypersonic Weapon), il programma americano per dotarsi di missili ipersonici e cercare di colmare il divario che separa gli Stati Uniti dalla Russia o dalla Cina in questo delicato campo.

La fine del Trattato Inf ha aperto una nuova era

Il test missilistico di giovedì è stato duramente condannato sia dalla Russia sia dalla Cina. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov ha riferito che “abbiamo detto più di una volta che gli Stati Uniti si preparavano a violare il Trattato Inf. Questo conferma chiaramente che il trattato è stato stracciato per iniziativa americana”.

Molto più dure le parole di Hua Chunying, la portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, che accusa gli Stati Uniti di aver stracciato il Trattato per “essere liberi di sviluppare missili di tipo avanzato per ottenere una superiorità militare unilaterale” e che Washington avrebbe “sottolineato le presunte violazioni russe e cinesi del trattato” solo come trucco per distrarre l’opinione pubblica.

“La comunità internazionale” ha proseguito la Hua “dovrebbe aprire gli occhi sulle intenzioni maligne e sull’impatto negativo del ritiro degli Usa dal Trattato e del test (di giovedì n.d.r.). Dovremmo lavorare insieme per salvaguardare il sistema esistente di controllo degli armamenti oltre che consigliare gli Stati Uniti di sbarazzarsi della mentalità da Guerra Fredda e da ‘gioco a somma zero’ per contribuire all’equilibrio strategico globale e alla pace e sicurezza internazionali”.

L’uscita degli Usa dal Trattato Inf, che sia pretestuosa o meno, è un evento destinato a segnare la politica estera mondiale dei prossimi decenni per almeno due motivi. Da un lato Washington dovrà discutere coi suoi alleati, sia europei sia asiatici, dell’opportunità di schierare, sul loro territorio, i nuovi missili a raggio medio e intermedio una volta proibiti: tali sistemi, se non si ha modo di dispiegarli in Paesi terzi, diventano inutili proprio a causa della loro gittata, insufficiente per colpire Russia o Cina partendo dagli Usa.

Dall’altro la fine del Trattato, che come abbiamo ampiamente detto era obsoleto proprio per colpa degli arsenali cinesi, ha dato il via ad una vera e propria corsa agli armamenti che difficilmente un Paese coma la Russia potrà vincere in questa particolare congiuntura politico/economica. Mosca quindi, se vuole “stare al passo”, sarà costretta a sviluppare nuovamente il proprio arsenale balistico (attualmente dispone solamente di missili da crociera) per ottenere quel “bilanciamento strategico” nel campo dei sistemi a raggio medio e intermedio che Washington ha turbato con la decisione di stracciare l’accordo, ma che, a ben vedere, anche la stessa Russia sembra non aver rispettato proprio con il suo missile da crociera 9M729 (SS-C-8 in codice Nato). Un bilanciamento che costerà carissimo alla Russia e che forse nemmeno riuscirà a raggiungere.

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