La geopolitica della corsa allo spazio
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Gli Stati Uniti sono pronti a inviare all’Ucraina sistemi missilistici a lungo raggio. La mossa, che potrebbe essere ufficialmente annunciata nel corso della prossima settimana, rappresenterebbe un importante punto di svolta del conflitto. In caso di fumata bianca, infatti, Kiev riceverebbe un’arma capace di sparare razzi molte miglia più lontano rispetto alle attuali capacità ucraine.

Quale? Si parla di una cospicua fornitura del Multiple Launch Rocket System o MLRS. Non è un caso che i sistemi missilistici siano da giorni richiestissimi dai funzionari ucraini. Nell’est del Paese l’avanzata dell’esercito russo prosegue lenta ma inesorabile. Nelle ultime ore il Cremlino ha rivendicato il pieno controllo della strategica città orientale di Lyman, centrando un’altra vittoria nella sua offensiva nella regione del Donbass.

La tensione è tuttavia alle stelle. Mosca ha lanciato un chiaro avvertimento: qualsiasi Paese fornisca armi avanzate all’Ucraina dovrà affrontare dure ripercussioni. Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, è arrivato persino ad affermare che l’Occidente ha “dichiarato guerra totale” alla Russia.



L’escalation delle armi

Si fa un gran parlare del rischio di una possibile escalation militare. Non bisognerebbe tuttavia perder d’occhio il parallelo e potenziale pericolo che potrebbe essere innescato da una escalation nella distribuzione degli armamenti all’Ucraina.

Al di là del fatto che sia giusto o meno rifornire di armi Kiev – non è questo l’intento del seguente articolo – è interessante osservare il cambiamento di qualità degli strumenti bellici distribuiti al governo guidato da Volodymyr Zelensky dall’inizio del conflitto ad oggi.

Prendendo in esame gli Stati Uniti, e come ha sottolineato il Corsera, Washington è passata dall’inviare piccoli Stinger all’ormai imminente spedizione dei MLRS. Dove sta la differenza? Si tratta di un salto enorme. Tanto è vero che Casa Bianca e Consiglio per la sicurezza nazionale Usa non sembravano disposte ad autorizzare l’invio dei MLRS, temendo che armi del genere potessero essere utilizzate da Kiev per colpire obiettivi situati nel territorio russo.

Nelle valutazioni statunitensi qualcosa è però cambiato in concomitanza con le vittorie conseguite dai russi nel Donbass. La Cnn ritiene che la prossima settimana gli Stati Uniti approveranno l’ennesimo pacchetto di aiuti che conterrebbe anche i suddetti MLRS.

Le nuove armi di Kiev

Altro che piccoli missili per difendersi localmente. Gli MLRS consentirebbero alla resistanza ucraina di agganciare bersagli collocati a distanze siderali se paragonate a quelle coperte dagli attuali strumenti in mano a Kiev. Basti pensare che il Multiple Launch Rocket System è formato da 12 tubi in grado di sparare razzi da 300 chili con una gittata massima raggiungibile di 300 chilometri. Attenzione però, perché l’Ucraina chiede anche i sistemi Himars (High Mobility Artillery Rocket System), più leggeri degli MLRS e ideali per colpire concentrazioni di truppe e mezzi.

Ricordiamo che gli Stati Uniti, nella prima fase del conflitto, avevano spedito a Kiev missili anticarro e antiaereo portatili (5.500 Javelin e 1.400 Stinger), entrambi impiegabili a fronte di un addestramento breve. A marzo è stata la volta dei droni-kamikaze Switchblade, quindi degli antiaerei SA-8 e degli S-300 e dei carri armati T-72 e Pt-91, per poi arrivare agli elicotteri pesanti Mi-17 e ai cannoni M777 da 155 millimetri.

Il modus operandi seguito dagli Stati Uniti appare evidente: adattare la qualità delle armi da inviare a Kiev in base alle necessità sul campo dell’alleato ucraino. In tutto questo è fondamentale mettere in conto l’ombra di un inasprimento del conflitto causata dalla probabile reazione di Mosca.

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