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Guerra

Gli Usa e la vendita di armi alle potenze europee

Rafforzare le capacità militari di un alleato, salvaguardare una particolare area strategica sensibile ai propri interessi geopolitici, mettere indirettamente in difficoltà un avversario oppure, più semplicemente, guadagnare soldi facendo leva su una motivazione di natura economica. Queste sono soltanto alcune...
Trump Afghanistan

Rafforzare le capacità militari di un alleato, salvaguardare una particolare area strategica sensibile ai propri interessi geopolitici, mettere indirettamente in difficoltà un avversario oppure, più semplicemente, guadagnare soldi facendo leva su una motivazione di natura economica. Queste sono soltanto alcune delle ipotesi che spiegano perché un Paese decide di vendere armi al resto del mondo. A questo proposito, gli Stati Uniti hanno da poco consolidato il loro predominio nel commercio globale di armi, confermandosi Paese leader nella fornitura di armamenti a livello mondiale.

Secondo un report diffuso un anno fa da Aude Fleurant, direttrice del programma Sipri per le armi e le spese militari, nel periodo compreso tra il 2014 e il 2019 Washington ha esportato armi di vario genere in almeno 98 Paesi. Che tipo di armi? Si va dalle più avanzate, come ad esempio gli aerei da combattimento, alle bombe guidate fino ai missili a corto raggio e balistici. Se in passato la zona più calda era rappresentata dal Medio Oriente, con l’Arabia Saudita in vetta alla classifica 2014-2018, con un aumento di importazioni di armi pari al 192% rispetto alla parentesi 2009-2013, molto presto il palcoscenico principale potrebbe diventare l’estremo oriente. Qui, infatti, si sta giocando un vero e proprio braccio di ferro tra Stati Uniti e Cina, che ha coinvolto (e coinvolgerà sempre di più) numerosi Paesi terzi.

Le potenze europee

Tra i clienti degli Stati Uniti troviamo anche le potenze europee. Come si può leggere sul sito della Defense Secutiry Cooperation Agency, l’ultimo accordo riguarda l’approvazione da parte del Dipartimento di Stato Usa della possibile vendita al governo spagnolo di cento missili a medio raggio AIM-120C-7/8 e una sezione guida AMRAAM di riserva e relativa attrezzatura, per un costo stimato pari a 248,5 milioni di dollari.

Nello stesso giorno la stessa agenzia ha notificato al Congresso americano la possibile vendita alla Francia di ben quattro motori AE-2100D Turbo Prop e due terminali multifunzionali per un costo di 350 milioni di dollari. A fine agosto il Regno Unito si è messo in fila per 395 missili AGM-114R2 Hellfire (46 milioni di dollari), quindi è stata la volta di un missile AIM-120C-8 ai Paesi Bassi (non è stata riportata alcuna cifra), di 29 All Up Round MK 54 LWT Mod 0 al Belgio (33,3 milioni), di 64 siluri leggeri MK 54, dieci kit di conversione MK 54 e relative attrezzature alla Germania (130 milioni) e sei elicotteri UH-60M Black Hawk alla Lituania (380 milioni). E questi sono soltanto gli esempi più recenti. Scorrendo tra le varie pagine, troviamo decine di altri affari riguardanti i Paesi di tutto il mondo, dall’Asia all’America Latina.

Perché vendere armi

Sul perché un Paese dovrebbe vendere armi, ci siamo in parte già espressi. Cerchiamo di affrontare il tema dal punto di vista degli Stati Uniti. Come ha scritto National Interest, che ha citato i dati riportato dal Security Assistance Monitor, dal 2002 in poi l’America ha consegnato armi all’Arabia Saudita per oltre 34 miliardi di dollari. I due Paesi, tra loro partner strategici imprescindibili, hanno inoltre concordato vendite per 5,08 miliardi di dollari solo nel 2019.

Donald Trump ha provato a spiegare che la vendita di armi ai sauditi creerà “centinaia di migliaia di posti di lavoro”, nonché “un enorme sviluppo economico e molta ricchezza aggiuntiva per gli Stati Uniti”. E questa visione è valida per ogni altro Paese. Sia chiaro, il governo americano nel vendere armi non può trascurare la legge sul controllo delle esportazioni di armi del 1976, la legge Leahy del 1997 e la legge sull’assistenza straniera del 2008, le quali richiedono che il governo Usa tenga conto di tutti i rischi connessi agli affari del caso. In ogni caso, analizzando poi i flussi commerciali di armi a cavallo tra il 2002 e il 2019 scopriamo come le considerazioni di natura strategica abbiano il sopravvento su tutto il resto. Calcolatrice alla mano, gli alleati americani hanno acquistato 135 miliardi di dollari di armi a fronte dei 75 miliardi di dollari dei non alleati.





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