La Casa Bianca sta affrontando un dilemma che riguarda la fornitura all’Ucraina dell’Mgm-140 Atacms (Army Tactical Missile System), un missile balistico campale da utilizzare nel sistema lanciarazzi multiplo (Mlrs – Multiple Launch Rocket System) M-142 Himars oppure nell’M-270. Kiev chiede da tempo agli Stati Uniti e agli alleati sistemi a lungo raggio per poter colpire in profondità le retrovie russe, in modo da disarticolare le difese e soprattutto bersagliare i depositi logistici/centri di comando in modo più efficace rispetto a quanto avviene ora.
A onor del vero, l’Occidente ha gradualmente fornito armamenti a lungo raggio a cominciare proprio dagli Himars, che coi razzi M30 ed M31 possono arrivare a 70 chilometri di distanza, per poi inviare le Glsdb, capaci di arrivare sino a 150 chilometri (ma del cui utilizzo da parte ucraina si sa poco), e anche missili da crociera come lo Storm Shadow/Scalp, che ha una gittata di circa 250 chilometri nella versione da esportazione.
Come funzionano gli Atacms
L’Atacms è un vero e proprio missile balistico a corto raggio per via della sua gittata, che può raggiungere circa i 300 km. Sviluppato dalla Lockheed-Martin per sostituire il missile Mgm-52 Lance, ha cominciato a entrare in servizio nel 1991. Il missile è lungo 3,98 metri, largo 0,61 e ha un peso al lancio compreso tra i 1320 e i 1673 chilogrammi utilizzando un motore a propellente solido monostadio. Una piattaforma M-270 può trasportarne due che possono montare diversi tipi di testate: o singola ad alto potenziale da 560 chilogrammi o con submunizioni M74 antiuomo.
Esistono diverse varianti dell’Atacms con diversi sistemi di guida (inerziale o inerziale più Gps), diverso carico bellico e differente gittata: la versione Block 1A, che è quella presente attualmente negli arsenali statunitensi – e non solo – ha una testata da 160 chilogrammi e una portata di 270 chilometri che diventano 300 in caso vengano montate le submunizioni M74. Sappiamo che esistono due diverse varianti della testata singola: a frammentazione o ad alta penetrazione per bersagli induriti. Si ritiene che la precisione dell’Atacms Block 1A sia intorno ai 10-50 metri Cep (Circular Error Probable) sebbene la saturazione d’area data dalle submunizioni elimini il problema della precisione. Esiste anche una sottoversione della Block 1A, definita “unitary” con una singola carica bellica da 213 chilogrammi a frammentazione o da 247 chilogrammi ad alta penetrazione con portata di 300 chilometri. Le ridotte dimensioni del missile, la rapidità di ricaricamento e la mobilità del veicolo di lancio consentono di ottenere la massima efficacia di fuoco.
La produzione, terminata nel 2008, è stata riavviata nel 2016 e la Lockheed-Martin nel 2020 ha ricevuto un ordine del valore di 426 milioni di dollari per la fabbricazione di più di 400 missili Atacms, che però sono destinati non solo agli Stati Uniti ma anche ad altri utilizzatori di questo sistema: il missile viene usato infatti negli eserciti di Corea del Sud, Bahrein, Grecia, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Qatar e recentemente anche in quelli di Romania e Polonia. Quest’ultima, ad esempio, ha piazzato un secondo ordine per 45 Atacms a febbraio 2023.
Chi usa questi missili
Non sappiamo quanti Atacms sono oggi presenti negli arsenali statunitensi, ma sappiamo che nel 2016 si era cercato, da contratto, di produrne 200 l’anno con un’opzione per arrivare sino a 320 in caso di necessità. Australia, Estonia, Lituania, Marocco e Taiwan hanno ordinato o sono stati autorizzati ad acquistare Atacms negli ultimi anni.
Il ventaglio della clientela quindi si è ampliato, e gli Stati Uniti si trovano nella condizione di far fronte a richieste vecchie e nuove ma soprattutto a dover riempire i propri arsenali.
L’Atacms, in attesa che venga pronto il Precision Strike Missile rivisitato dopo la fine del trattato Inf sui missili balistici e da crociera medi e intermedi, è ancora un sistema di fuoco di precisione essenziale per gli Stati Uniti e Washington non intende privarsene per darli a un alleato che sta fagocitando armamenti e munizioni nel tentativo di difendersi dall’aggressione russa e di liberare i territori occupati.
I dubbi della Casa Bianca e la posizione del Congresso
Già quasi esattamente un anno fa, il Congresso statunitense aveva espresso il suo parere favorevole bipartisan per l’invio dei Mgm-140, ma allora il consigliere per la sicurezza nazionale, Jake Sullivan, aveva ribadito che La Casa Bianca non avrebbe dato il via libera per la fornitura di questi particolari vettori perché avrebbero potuto essere usati per colpire il territorio russo, il che comporterebbe un’intensificazione ulteriore del conflitto e un possibile suo allargamento.
I legislatori statunitensi sono recentemente tornati alla carica, e stanno cercando di costringere l’amministrazione a fornire gli Atacms all’Ucraina chiedendo di mettere nel disegno di legge sulla politica di Difesa per l’anno 2024 non meno di 80 milioni di dollari per l’approvvigionamento di questi missili per le forze armate di Kiev. In questo modo il segretario alla Difesa dovrà esprimersi entro la fine dell’anno su questa possibilità.
I dubbi della Casa Bianca in merito a come gli ucraini possano utilizzare gli Mgm-140 persistono ancora oggi, tanto che proprio in questo senso si spiega l’irritazione dell’amministrazione Usa in occasione dell’attacco in territorio russo effettuato con mezzi statunitensi.
È probabile che l’esecutivo possa alla fine decidere di inviare gli Atacms all’Ucraina – del resto l’aeronautica di Kiev usa già gli Storm Shadow – e attenda solamente di averne un numero adeguato di nuova produzione da spedire, in modo da non dover intaccare le proprie scorte. Riteniamo comunque la questione politicamente molto delicata: probabilmente gli ucraini userebbero questi missili solo per colpire la Crimea e altri territori occupati, ma esiste comunque la possibilità che lo facciano altrove in territorio russo e in questo caso si scatenerebbe la propaganda russa per cercare di fare leva proprio su Washington e così provare la riduzione o addirittura la cessazione del suo sostegno militare all’Ucraina minacciando ritorsioni che potrebbero allargare il conflitto.