Gli Usa armano l’Asia per contenere la Cina

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Dal Giappone all’Australia, dall’India all’Indonesia passando per l’immancabile Taiwan. La vendita di armi statunitensi nel mondo è un mercato floridissimo, anche se negli ultimi anni si è concentrata per lo più su quei Paesi potenzialmente strategici per rompere le uova nel paniere della Cina. Detto altrimenti, al fine di arginare l’ascesa cinese – e in parte destabilizzare le relazioni commerciali del Dragone – il governo americano ha intrapreso una mirata vendita di equipaggiamenti militari verso una serie di partner chiave.

Taiwan, perennemente minacciata da Pechino, è solo la punta dell’iceberg, nonché l’esempio più chiaro di tutti. L’ultima mossa americana nei confronti di Taipei è stata sottolineata da Reuters. L’amministrazione Trump sarebbe pronta a smerciare nella “provincia cinese ribelle” fino a sette sistemi d’arma, tra cui mine, missili da crociera e droni, per un valore complessivo – ha aggiunto il Wall Street Journal – di 7 miliardi di dollari. Scendendo nel dettaglio, la vendita includerebbe 400 milioni di droni MQ-9B Reaper, insieme ai relativi sensori, stazioni di controllo e altre attrezzature.

Il citato accordo seguirebbe la precedente intesa dal valore di 8 miliardi raggiunta un anno fa. L’esercito taiwanese è dotato di hardware made in Usa ed è ben addestrato, anche se la controparte cinese è ben più numerosa. È anche per questo che gli Stati Uniti hanno incrementato la vendita di armi, con i pacchetti di armi di Lockheed Martin Co LMT.N, Boeing BA.N e General Atomics in attesa di essere esportati in Asia.

La vendita di armi Usa in Asia

Non c’è solo Taiwan sulla lista dei clienti Usa. Sempre in Asia, o meglio nella regione indo-pacifica, in estate l’amministrazione Trump ha approvato lo stanziamento di 32 miliardi di dollari aggiuntivi da destinare alla difesa di alleati e partner locali. Come sottolineato dalla Nikkei Asian Review, la maggior parte di questa somma riguardava la vendita al Giappone di 105 unità dell’F-35 Joint Strike Fighter, per il costo totale di 23,1 miliardi. Non solo: ad agosto il Dipartimento di Stato Usa ha deciso di approvare la possibile vendita al governo nipponico di 32 missili a medio raggio AIM-120C-8 (AMRAAM) per un costo stimato di 63 milioni di dollari.

All’Indonesia sono invece stati destinati otto velivoli Opsrey e relative apparecchiature, per un prezzo di 2 miliardi. In Corea del Sud sono finiti 250 milioni di dollari per supportare e migliorare il velivolo da ricognizione Peace Krypton, mentre altri 2 miliardi sono stati destinati alle Filippine, tra elicotteri d’assalto AH-64E Apache, AH1-Z Viper, navi da ricognizione e supporto leggero.

Per quanto riguarda l’Australia, scorrendo indietro nel tempo, gli Usa hanno approvato la possibile vendita di un massimo di 200 missili antinave a lungo raggio AGM-158 (LRASM) per 990 milioni di dollari. E ancora: 1,5 miliardi destinati in attività di sviluppo ingegneristico e altri servizi di difesa per supportare l’Australian Surface Combatant Program e 245 milioni per 850 Joint Counter Radio-Controlled Improvised Explosive Device Electronic Warfare Increment 1 Block 1.

L’India: un caso a parte

L’India rappresenta la pedina sulla quale gli Stati Uniti – e non solo, a giudicare dal recente approccio tedesco – hanno espressamente puntato per contenere la Cina in Asia. Da tempo, infatti, esiste il binomio di alleanze contrapposte: India-Usa da una parte e Cina-Pakistan dall’altra. Considerando poi le recenti tensioni tra Nuova Delhi e Pechino lungo il confine himalaiano, si capisce perché Washington ha piacere nel supportare militarmente il governo indiano. Se non altro per lanciare un messaggio al Dragone.

In ogni caso, a primavera, il Dipartimento di Stato Usa ha approvato la possibile vendita all’India di 10 missili AGM-84L Harpoon Block II (92 miliardi), 16 MK 54 All Up Round Lightweight Torpedoes (LWT) abbinati a 3 siluri da esercizio MK 54 (63 milioni), un sistema di armi per la difesa aerea (IADWS, 1,86 miliardi) e 13 cannoni navali MK 45 (circa 1 miliardo). L’obiettivo degli Stati Uniti appare evidente: contenere in ogni modo la Cina, cercando di rafforzare i legami (soprattutto militari) con gli alleati asiatici.