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Guerra /

Siamo ormai a 12 giorni dall’inizio degli attacchi ucraini lungo il fronte meridionale che si sono delineati più incisivi in due settori specifici: quello intorno alla città di Orikhiv, nella parte occidentale, e quello a sud di Velyka Novoselivka.

Altrove, invece, possiamo osservare come a piccole avanzate ucraine corrispondano altre piccole avanzate russe, determinando così un sostanziale equilibrio nel bilancio totale della riuscita delle operazioni: nessuno sfondamento delle linee da entrambe le parti ma piccoli arretramenti.

A sud, l’esercito ucraino è riuscito a ottenere un iniziale slancio a Velyka Novoselivka che ha permesso di avanzare per una dozzina di chilometri e ha determinato un pericoloso saliente nelle linee russe, che Kiev ha cercato di tagliare con azioni ai suoi due lati che però, a oggi, non hanno ottenuto i successi sperati.

Più in generale, dopo quasi due settimane di azioni che vengono indicate come controffensiva da alcuni media ed esperti, ma che a nostro giudizio ancora non la rappresentano, si è determinato un arresto dell’avanzata ucraina.

Un arresto che è stato quasi immediato nella parte occidentale, quella di Orikhiv, dove infatti i russi sono riusciti tutto sommato a contenere gli attacchi perdendo solo piccole porzioni di territorio: sembra infatti che le maggiori perdite per gli ucraini siano avvenute in questo particolare settore.

Proprio le perdite, insieme a queste considerazioni di ordine tattico, ci permettono di cominciare ad analizzare quanto è accaduto in questi giorni, sebbene, come sempre, le notizie che ci giungono siano frammentarie e l’effetto “nebbia di guerra” si faccia particolarmente sentire.

Nonostante queste limitazioni, quanto abbiamo osservato nella zona di Orikhiv ci porta a domandarci se gli ucraini non stiano facendo gli stessi errori compiuti dai russi all’inizio di questa guerra.

Sono state registrate, infatti, perdite di carri armati e veicoli corazzati di supporto alla fanteria perché colpiti da loitering munitions (o droni kamikaze usando un’espressione giornalistica), insieme a evidenze dell’utilizzo, da parte dei russi, di elicotteri dell’aviazione dell’esercito e di velivoli dell’aeronautica militare (le Vks – Vozdushno-Kosmichskie Sily). Entrambi questi fattori trovano spiegazione nella superiorità russa per quanto riguarda lo strumento aereo e nel fatto che gli ucraini difettino di sistemi per la difesa di punto altamente mobili.

All’inizio del conflitto, le forze russe sono state fermate anche perché gli ucraini hanno potuto conservare un certo numero di sistemi da difesa aerea che non erano stati distrutti o resi inservibili dall’aviazione russa, che non ha effettuato un’accurata campagna Sead/Dead (Suppression Enemy Air Defenses / Destruction Enemy Air Defenses) per questioni dottrinarie. Lo spazio aereo, quindi, non è stato controllato dai russi se non in modo molto limitato e a macchia di leopardo lungo tutta la linea del fronte.

Oggi, la mancanza di sistemi in grado di interdire agli assetti aerei avversari lo spazio aereo in cui stanno avvenendo i combattimenti ha portato a perdite ucraine che, insieme alle fortificazioni erette dai russi lungo tutto il fronte, hanno permesso all’esercito di Mosca di contenere più o meno efficacemente l’avanzata ucraina. In particolare possiamo dire che si è sentita la mancanza di sistemi Vshorad (Very Short Range Air Defense) da abbinare ai reparti corazzati/meccanizzati ucraini che avrebbero permesso di limitare le perdite dovute all’attacco di loitering munitions.

Si nota anche un certo livello di inadeguatezza del personale ucraino, che appare non bene addestrato alle azioni – alcuni filmati mostrano attacchi in cui vengono meno le regole base di avanzamento e copertura – e probabilmente in difficoltà nel maneggiare mezzi e sistemi di fabbricazione occidentale, che ha imparato a conoscere solo di recente.

In effetti la velocità con cui sono stati addestrati gli equipaggi ucraini all’uso dei carri armati Leopard 2, degli Aifv (Armoured Infantry Fighting Vehicle) “Bradley” o altri mezzi sostanzialmente differenti rispetto a quelli che normalmente erano in uso nell’esercito ucraino, tutti di fabbricazione sovietica o russa, può avere avuto un certo peso nell’esito finale delle operazioni di questi giorni. Inoltre bisogna anche considerare che i soldati ucraini arrivano per la maggior parte – in questa fase – dalla coscrizione in quanto i veterani sono stati “consumati” dal conflitto stesso, e quindi a livello qualitativo non è possibile garantire la stessa formazione rispetto a quella data al personale professionista soprattutto ora in tempo di guerra, dove, per una questione di numeri di coscritti necessari per riorganizzare le brigate e per la questione legata alla velocità con cui è necessario organizzarle, l’addestramento non può essere approfondito.

Si rivede qui la stessa problematica, se pur determinata da una dinamica diversa, vista sul fronte opposto: i coscritti russi sono risultati spesso addestrati sbrigativamente con l’aggravante – esclusivamente in questo caso – di essere stati equipaggiati male rispetto ai soldati professionisti.

Va anche aggiunto che chi si difende, generalmente si trova in posizione avvantaggiata rispetto all’attaccante se questo non schiera una massa di uomini/mezzi che sia almeno pari a 3 volte quella dei difensori, e da quello che stiamo osservando in Ucraina possiamo dire che Kiev è ben lungi dall’aver mobilitato e schierato una tale massa di personale.

Del resto, lo ripetiamo, non siamo convinti di trovarci davanti alla tanto propagandata nuova controffensiva, ma a degli attacchi di “arresto” per sondare le difese russe, che in quella parte del fronte constano di almeno tre linee di fortificazioni che si estendono per 30 chilometri di profondità, e per inchiodare gli invasori nelle loro posizioni, cercando di consumarne le risorse. Chiaramente, lo precisiamo per fugare ogni dubbio, qualora uno di questi attacchi dovesse provocare un improvviso cedimento di una o più linee, è altamente probabile che l’esercito ucraino cerchi lo sfondamento finale con ogni mezzo possibile e allora, in quel caso, potremmo parlare effettivamente di controffensiva.

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