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L’Agenzia di difesa missilistica (Mda, Missile Defense Agency) statunitense, sotto l’impulso del Pentagono, sta premendo sulle industrie con l’obiettivo di rendere disponibili, il prima possibile, un sistema di sensori a infrarossi di nuova generazione così da ridurre i tempi di preavviso in caso di attacco. Un modo questo per fornire ai comandanti militari e politici un maggiore tempo in cui approntare la difesa e decidere la risposta da mettere in atto. Per far ciò, alle industrie della difesa è stato chiesto di concentrare gli sforzi sullo sviluppo di sistemi dotati di un’elevata capacità di analisi autonoma dei dati raccolti, connessi in un’unica rete informatica dove verranno trasferite tutte le informazioni inviate dai sensori di rilevamento antimissile presenti nei 4 domini “tradizionali” (terra, mare, aria e spazio).

Un unico cloud di gestione

La creazione di un tale sistema permetterebbe al Pentagono di gestire in modo rapido qualsiasi attacco missilistico che minacci gli Stati Uniti e i suoi alleati europei e asiatici. Migliorare i sistemi di preallarme e aggiornarli con l’emergere di nuove tecnologie sono, infatti, tra i capisaldi della Missile Defense Review pubblicata nel 2019, anche perché è considerato -non a torto- l’unico modo per aumentare le capacità difensive in caso di conflitto, nucleare o convenzionale. Inoltre, aggiornare e integrare in un’unica rete tutto l’apparato di difesa missilistica darà modo di aumentare l’efficacia in caso di necessità operativa.

L’utilizzo di un unico cloud permetterebbe all’intelligenza artificiale di elaborare in tempi rapidi le informazioni, suggerendo -inoltre- quale sistema antimissile utilizzare per intercettare la minaccia. Ciò assicurerebbe alle autorità politiche e militari un maggior tempo per organizzare la risposta all’attacco. Per poter funzionare alla perfezione le industrie coinvolte nel programma dovranno realizzare una rete resiliente a ogni possibile attacco informatico e capace di immagazzinare una grande quantità di informazioni acquisite dai sensori antimissile, specialmente quelli situati nello spazio. Questi, infatti, avranno il compito principale, ovvero rilevare tramite gli infrarossi il calore e la luce generata dal lancio di un missile, inviando tutti i dati nel cloud dove saranno connessi i siti difensivi terrestri e navali, oltre alla Casa Bianca e al Pentagono. Dati che saranno analizzati in tempi rapidi dall’intelligenza artificiale, fornendo così ai decisori politici e militari un’analisi precisa e -praticamente- immediata sulla tipologia e sulla provenienza della minaccia.

Un possibile duplice uso?

In questo modo la risposta verrebbe approntata in breve tempo riducendo il rischio che un missile balistico colpisca il territorio statunitense o di un Paese alleato. Per renderlo funzionante, il Pentagono ha chiesto anche alle industrie, alla Space Force e all’Aeronautica di incrementare il numero di satelliti in orbita e di far sì che sia possibile sincronizzare nel cloud tutti i dati raccolti, creando così una fittissima rete di sensori di rilevamento.

I satelliti dotati di sensori a infrarossi, però, potrebbero avere anche un utilizzo civile, perché nella rete militare verranno raccolti anche dati riguardanti ogni fonte di calore sulla Terra. In questo modo, per esempio, potrà essere possibile individuare, nella loro fase iniziale, eventuali incendi boschivi assicurando così sia un tempo di intervento maggiore sia un minor impatto ambientale. Un duplice ruolo simile, in parte, a quello del Gps, sviluppato per esigenze militari ma diventato fondamentale anche nella vita di tutti i giorni.

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