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L’esercito degli Stati Uniti ha ufficializzato di aver effettuato con successo il test del missile balistico intercontinentale (Icbm), Minuteman III, che era stato ritardato per evitare un’escalation di tensioni con la Cina durante il braccio di ferro nello stretto di Taiwan di due settimane fa.

All’epoca Pechino schierò decine di aerei e mezzi militari, e sparò missili nello Stretto, dopo che la presidente della Camera dei Rappresentanti americana, Nancy Pelosi, si era recata sull’isola la cui indipendenza non è riconosciuta dalla Repubblica Popolare Cinese.

Washington decide di rimandare il test per non rischiare altri incidenti. Ma la prova di forza ora è stata rimessa in calendario. Il test ha dimostrato “la prontezza delle forze nucleari statunitensi e fornisce fiducia nella letalità e nell’efficacia del deterrente nucleare della nazione”, si legge in un comunicato dell’esercito americano.

Il veicolo di rientro ha percorso circa 4.200 miglia (6760 km) ed è stato lanciato dalla base spaziale Vandenberg in California. Lo US Army ha dichiarato che circa 300 test di questo tipo sono stati effettuati in precedenza e che non si trattava del risultato di un evento globale specifico. L’amministrazione Biden ha infatti detto chiaramente che continuerà a svolgere operazioni aeree e navali di routine nello stretto di Taiwan nelle prossime settimane. Tuttavia, non è un segreto che Washington sia preoccupata della possibilità che possa esserci presto un’escalation intorno a Formosa.

Già ad aprile, comunque, il test del missile intercontinentale Minuteman III venne posticipato, all’epoca per evitare il rischio di tensioni nucleari con la Russia a causa della guerra in corso in Ucraina. Dal punto di vista pratico, gli Usa volevano evitare che si potesse ripetere un incidente come quello del 2 novembre 1983, quando la grande esercitazione Able Archer 83, che simulava una escalation nucleare mondiale, venne giudicata talmente “realistica” dall’Unione Sovietica che i membri del Politburo, già preoccupati per l’arrivo nella Germania Ovest di missili armati con testata nucleare a guida radar molto precisa, in grado di colpire i bunker di comando sovietici in soli 8 minuti, che Able Archer 83 fosse un’astuzia militare per mascherare un vero First Nuclear Strike. Così, i sovietici allertarono la loro triade nucleare e misero tutte le unità aeree nella Germania dell’Est e nella Polonia in stato di massima allerta. Si trattò di uno dei momenti in cui l’umanità si trovò più vicina che mai ad una guerra atomica.

Visti i rapporti ai minimi storici sia con la Cina che con la Russia, gli Stati Uniti volevano evitare cataclismi, pur essendo ben consapevoli del fatto che dimostrare alle controparti (specie a Mosca) di poter disporre di un arsenale sempre più moderno anche nel campo dei missili intercontinentali, è un fondamentale deterrente. Il Minuteman III a capacità nucleare, prodotto dalla Boeing Co. (BA.N), offre nuove vie all’arsenale strategico dell’esercito americano. Il missile ha una gittata di oltre 6.000 miglia (9.660 km) e può viaggiare a una velocità di circa 15.000 miglia all’ora (24.000 km/h). I missili sono dislocati in silos sotterranei temprati e gestiti da equipaggi di lancio.

Poche settimane fa, la Russia aveva effettuato la passerella del suo missile intercontinentale di nuova generazione: il Sarmat (Satan II), Vladimir Putin definì uno strumento “senza pari al mondo”. Il nuovo vettore, che andrà a sostituire il Voevoda, entrato in servizio ormai più di trent’anni fa, è lungo 35 metri, pesa 208 tonnellate, ha una gittata massima di circa 18mila km ed è capace di sganciare una potenza distruttiva di circa otto megatoni (dieci testate).

Mentre alcune delle tecnologie militari dei due eserciti si confrontano già da settimane sul campo di battaglia ucraino, anche questo duello (triello, considerando la Cina) a distanza a colpi di missili continua.

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