Nella base aerea di Hanscom, Massachusetts, l’aeronautica statunitense (Usaf, US Air Force) ha portato a termine la dimostrazione Project RION, richiesta dall’agenzia per la difesa missilistica degli Stati Uniti (Mda, Missile Defense Agency), che prevede la prova di nuove capacità del Lockheed Martin F-35 Lightning II. Insieme ai tecnici dell’azienda aerospaziale statunitense sono stati testati dei sensori di nuova generazione che hanno individuare il lancio di un missile balistico a lungo raggio, trasmettendo in seguito i dati raccolti a un velivolo da ricognizione ad altissima quota Lockheed U-2, oltre che a una stazione di controllo terreste. Un passo avanti importante per dotare l’F-35 di capacità antimissile balistico, aprendo così la strada per un ulteriore utilizzo dell’aereo più moderno e tecnologicamente avanzato in dotazione all’Usaf, potenzialmente impiegabile come sensore volante. Il test, però, ha dimostrato anche la possibilità di far comunicare due “macchine” diverse come l’F-35 e l’U-2, destinato così a rimanere ancora nella flotta dell’aeronautica che lo adatterà al ruolo di punto di snodo per lo scambio di dati e informazioni tra aria e postazioni terrestri e navali.

Un nuovo missile?

Ma l’importanza del test è principalmente dettata dal fatto che è servito per dimostrare come i sensori dell’F-35 abbiano la possibilità di individuare un missile balistico nella fase di lancio, permettendo così, nell’eventualità, di attivare in tempo i sistemi di difesa terrestri e navali. Inoltre, il caccia multiruolo di quinta generazione è, al momento, l’unico in uso ad avere questa capacità, non solo tra quelli statunitensi ma anche tra quelli del resto del mondo. Il test effettuato con successo permette all’Mda di guardare con ottimismo al prossimo futuro e di continuare a mantenere la data del 2025 come quella in cui gli F-35 saranno pienamente integrati nel complesso sistema della difesa antimissile degli Stati Uniti. In un primo momento comunicheranno con le postazioni terrestri (Aegis, Patriot e Thaad) e con le navi equipaggiate dall’Aegis Ashore, da dove partiranno i missili destinati a intercettare e neutralizzare la potenziale minaccia. Nel futuro, invece, potrebbe essere sviluppato un missile che sarebbe installato sotto la stiva dell’F-35, così da utilizzarli nel momento in cui i sensori individuando il lancio di un missile balistico. Ciò rappresenterebbe un punto di svolta storico per l’idea di difesa missilistica, poiché ridurrebbe di molto il tempo che intercorre dal rilevamento alla neutralizzazione del vettore nemico. Per arrivare a una capacità del genere probabilmente ci vorranno più anni, specialmente perché il missile dovrebbe essere sviluppato ex novo non essendo possibile utilizzare l’AIM-120 Advanced Medium-Range Air-to-Air Missile (Amraam) per questo scopo poiché non ha la possibilità di “inseguire” il bersaglio nello spazio.

L’utilizzo dei sensori dell’F-35

Lo sviluppo, ovviamente, presupporrebbe anni di ricerca, ma soprattutto lo stanziamento di ingenti fondi da parte del Congresso. Più probabilmente gli F-35 saranno impiegati per rilevare potenziali lanci di missili balistici a lungo raggio e per trasmettere i dati raccolti ai sistemi di difesa, così da aggiungere nuovi sensori in ogni parte del globo a un costo ipoteticamente minore sfruttando le capacità del caccia multiruolo. L’utilizzo dei sensori degli F-35 darà modo anche di colpire con maggiore precisione il bersaglio, specialmente grazie all’ultimo aggiornamento portato da Lockheed Martin al sistema di puntamento elettro-ottico (Eots, Electro-Optical Targeting System), che permette di avere una risoluzione più elevata della zona tramite l’utilizzo di una gamma maggiore di onde all’infrarosso. In questo modo per i piloti degli F-35 sarà più “facile” individuare e illuminare il bersaglio, garantendo una maggior precisione alle armi a guida laser e a quelle a guida GPS.

Un rischio finanziario?

I test di questa nuova, possibile, capacità dell’F-35 rientrano in pieno nelle richieste del Pentagono espresse nell’ultima Missile Defense Review, nella quale viene chiesto all’aeronautica di lavorare affinché sia possibile integrare l’aereo di quinta generazione nel sistema di difesa missilistico. Un programma complicato e che vede, in parte, anche uno “spreco” delle tecnologie dell’F-35, nato per svolgere compiti da cacciabombardiere e che potrebbe essere impiegato anche per il monitoraggio delle zone di lancio di missili balistici. Se da un lato questo ridurrebbe i tempi per l’intervento dei sistemi di difesa, dall’altro rischia di costituire un ulteriore capitolo di spesa per il Pentagono perché sarebbe necessario mantenere costantemente in volo più coppie di F-35 in pattugliamento, riducendo il numero di quelli impiegati in altre missioni. Ciò che sembra certo, però, sono le enormi capacità e le potenzialità ancora inespresse degli F-35 che, nonostante alcuni problemi avuti nei primi anni di vita e l’alto costo di produzione, sembrano destinati a diventare centrali nelle strategie statunitensi, e non solo.