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La Russia ha testato un’arma anti-satellite e antimissile spaziale? Un punto interrogativo sollevato dal comando spaziale statunitense e da quello britannico nella giornata di ieri, quando hanno accusato le forze armate russe di aver usato -il 15 luglio scorso- il satellite Cosmos 2543 per lanciare “un proiettile nello spazio”. Un test, ovviamente, non distruttivo, ma che -se confermato- rappresenterebbe un pericoloso precedente andando ad aggiungere ulteriore benzina sul fuoco nei rapporti tra Stati Uniti e Russia. Alle possibili implicazioni politiche, inoltre, si affiancherebbero quelle militari, perché il test rappresenterebbe un passo avanti verso la militarizzazione dello spazio da parte di Mosca.

I timori statunitensi

Secondo il generale John Raymond, capo delle operazioni spaziali della US Space Force, il test svolto con il Cosmos 2543 non sarebbe il primo a essere effettuato, perché già nel 2017 un satellite russo (l’allora Cosmos 2519) aveva “sparato” un oggetto in orbita. Per il Pentagono quello era stato considerato un modo per provocare una reazione statunitense, oltre che per dimostrare l’effettiva possibilità di distruggere satelliti in orbita con armi spaziali. Tra le capacità del Cosmos 2543 quella che fa maggiormente preoccupare gli stati maggiori statunitensi è la possibilità di spostarsi e posizionarsi nelle vicinanze di un’altra sonda. Se a ciò si aggiunge anche la capacità di “sparare” proiettili nello spazio, vien da sé che tutti i satelliti in orbita potrebbero essere in pericolo.

Non solo i satelliti però, perché effettivamente la Russia potrebbe utilizzare questi sistemi anche per intercettare in orbita eventuali missili balistici nel loro apogeo. Lo sviluppo dei satelliti Cosmos e il miglioramento delle loro capacità balistiche permetterebbero alla Russia di schierare un sistema difensivo spaziale, andando a intaccare anche le capacità deterrenti degli Stati Uniti. Nonostante la smentita di Mosca il Dipartimento della Difesa e quello di Stato hanno ordinato un’attenta analisi di ciò che è avvenuto nell’orbita terrestre, anche perché il rischio è di far decadere anche il trattato sullo spazio extra-atmosferico che ne vieta la militarizzazione.

Un futuro incerto

Questo però non cambierà di molto l’attuale politica statunitense nei confronti dello spazio, anche perché già il 17 giugno scorso il Pentagono ha pubblicato la nuova dottrina di difesa spaziale. Un documento reso necessario dalle politiche e dalle azioni di Cina e Russia accusate di aver trasformato lo spazio in un dominio di guerra, rappresentando “la più grande minaccia strategica con lo sviluppo, il collaudo e il dispiegamento di sistemi offensivi e difensivi nello spazio”.

L’ultimo test russo non farà che aumentare la velocità della “corsa agli armamenti” spaziali, riducendo anche i tempi per la creazione di un comando unificato per lo spazio tra i Paesi alleati degli Stati Uniti. Difendere i satelliti da eventuali attacchi e scongiurare la creazione di un sistema antimissile spaziale è vitale per tutelare gli interessi militari e civili degli Stati Uniti e degli alleati.

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