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Attualmente ci sono circa 150mila soldati russi – comprese le milizie separatiste del Donbass – ai confini con l’Ucraina. Mosca ha spostato interi reggimenti di mezzi corazzati, blindati, per la logistica e del genio e sembra prepararsi per un’operazione militare. SarĂ  effettivamente così? Esistono delle motivazioni per le quali il Cremlino potrebbe decidere per l’intervento armato. Cerchiamo di analizzarle.

1. Mosca percepisce gli Stati Uniti come deboli

Da dopo il ritiro frettoloso in Afghanistan la percezione della potenza statunitense è uscita ridimensionata, in particolare la presidenza Biden viene vista come debole, e con essa la volontĂ  di impegnarsi fattualmente in uno scontro con la Russia per l’Ucraina. I colloqui telefonici, e le trattative diplomatiche – fallite – hanno mostrato al Cremlino che l’Occidente non si mobiliterĂ  in armi per difendere Kiev, minacciando solo sanzioni economiche, sebbene molto piĂą impattanti. A Mosca sanno poi che il fronte principale per gli Stati Uniti – nonostante sia meno importante per la politica Dem rispetto a quella Rep – è quello cinese, e proprio l’asse russo-cinese garantisce una qualche forma di sicurezza economica che potrebbe, se non neutralizzare, almeno alleggerire il peso delle sanzioni.



2. Dopo aver alzato la posta Mosca difficilmente farĂ  retromarcia

La leadership russa difficilmente potrĂ  fare marcia indietro senza costi esterni e interni in fatto di credibilitĂ . Nell’ultimo mese, l’Occidente ha anche armato l’Ucraina in previsione di un attacco russo, fatto che non è certo un successo politico per Mosca. Se il Cremlino si tira indietro senza ottenere nulla, la percezione interna e internazionale sarĂ  quella di un bluff o, peggio ancora, che è stato dissuaso efficacemente dagli Usa e dalla Nato. Il presidente Vladimir Putin potrebbe subire un ulteriore smacco, dopo aver visto passare Kiev in orbita occidentale, e venire visto come aggressivo ma inefficace allo stesso tempo. Inoltre il suo potere contrattuale verso le Ă©lite russe potrebbe venire seriamente ridimensionato al punto da uscirne compromesso.

Il vertice video tra Putin e Biden del 7 dicembre scorso

3. La strategia russa in Ucraina è fallita

Mosca percepisce la sua strategia in Ucraina come generalmente fallita, con le trattative diplomatiche sull’accordo di cessate il fuoco di Minsk giunte a un punto morto, mentre l’Ucraina è sempre piĂą trattata come un membro de facto della Nato. Mosca si trova quindi di fronte alla scelta tra accettare che l’Ucraina stia scivolando nella braccia dell’Alleanza o un’escalation, e ritiene di dover agire per impedire un riorientamento del Paese definitivo e la distruzione dei pilastri fondamentali della sua influenza. Pertanto l’occupazione della maggior parte dell’Ucraina potrebbe essere l’unico modo in cui la Russia può imporre la sua volontĂ  al Paese, dato che non può installare un governo filo-russo.

4. L’Ucraina è la porta della Russia

L’Ucraina, insieme alla Bielorussia, è la porta occidentale della Russia. Le pianure bielorusse e ucraine, a nord dei Carpazi, non offrono grossi ostacoli geografici nei confronti della penetrazione verso il cuore pulsante della cultura, industria, economia e demografia russa: il Bassopiano Sarmatico, situato “a ovest degli Urali”. L’Ucraina, storicamente “il granaio della Russia”, ha importanti siti minerari e industriali che Mosca ha cercato, in parte, di far tornare sotto il suo controllo con l’operazione militare ibrida in Donbass – fallimentare in quanto non riuscita del tutto – e a fronte della possibilitĂ  di perdere definitivamente il controllo sul suo vicinato (come avvenuto con le rivolte anti Lukashenko in Bielorussia), potrebbe decidere di invadere il Paese per recuperarne il controllo e così riottenere quel vantaggio economico dato dalle industrie strategiche (pensiamo alla Antonov o alla Zorya Mashproekt che fabbrica turbine navali) e dalle risorse minerarie.

Esercitazioni avvenute a metĂ  dicembre a Orenburg, Russia.

5. Le altre opzioni di contenimento degli Stati Uniti non sono praticabili

Mosca ha fatto sapere che, se Washington non rivedrĂ  le sue richieste di sicurezza per l’Europa Orientale che sostanzialmente prevedono la “smilitarizzazione” di una fascia di rispetto ai confini russi e il ritorno allo status quo ante 1997, ovvero a prima dell’espansione verso est della Nato, potrebbe decidere di dislocare sistemi missilistici nel vicinato statunitense (Cuba e Venezuela). Questa possibilitĂ  è solo propagandistica in quanto non è praticabile dal Cremlino: innanzitutto perchĂ© si tratta di fronti secondari per la Russia, che deve recuperare prima la sua influenza nel suo vicinato (near abroad) rappresentato dal Caucaso, dall’Asia Centrale – dove si assiste a una pericolosa penetrazione cinese – e in Europa Orientale, secondariamente perchĂ© lo schieramento di sistemi missilistici in modo permanente richiede risorse finanziarie che in questo momento storico Mosca non ha, alle prese con le sanzioni e l’estrema volatilitĂ  del mercato degli idrocarburi da cui dipende fortemente la sua economia. Quindi deve concentrare le sue risorse per l’Ucraina, e l’invasione resta tra le possibilitĂ  concrete.

6. La Hybrid Warfare sul modello Crimea non è più attuabile

Un’operazione di Hybrid Warfare come quella avvenuta in Crimea (e Donbass) del 2014 non è piĂą attuabile. Nonostante ci siano ancora territori ucraini russofoni o parzialmente russofoni, ora Kiev è piĂą strutturata e resistente a questo tipo di operazioni, sia perchĂ© ha banalmente rafforzato il suo esercito che ora è piĂą diffuso territorialmente, sia perchĂ© ha preso tutta una serie di misure – anche antidemocratiche – per limitare l’influenza maligna della propaganda e della disinformazione russa. Inoltre nonostante la questione linguistica, anche la popolazione ucraina russofona non è favorevole a un intervento russo, ma al contrario Mosca viene percepita comunque come una minaccia.



7. Nonostante l’escalation il fattore sorpresa persiste

Mentre il dispiegamento di reparti russi può apparire eccessivamente visibile, privo di iniziativa o di sorpresa, in realtĂ  è vero il contrario. La Russia sta effettivamente assemblando questa forza in un modo progettato per nascondere i suoi veri obiettivi operativi. In una certa misura conserva sorpresa e iniziativa. L’esercito russo sta schierando una grande forza lentamente e deliberatamente con attrezzature che possono essere lasciate sul campo per mesi. Le truppe possono essere inviate rapidamente a questi accampamenti, utilizzare l’equipaggiamento e iniziare a disperdersi. Questo nasconde la disposizione finale delle forze, i tempi e la portata di un’operazione. Con un gran numero di forze russe che sono arrivate in Bielorussia e altre in arrivo, sembra inoltre probabile un’operazione militare su larga scala nelle prossime settimane col paravento dell’esercitazione Allied Resolve 2022.

Foto satellitare che mostra mezzi russi nei pressi di Voronezh, non lontano dal confine tra Russia e Ucraina

8. Mosca potrebbe avere giĂ  deciso

Se le richieste di sicurezza russe vengono ritenute fondamentali e assolutamente inderogabili dal Cremlino, perchĂ© non sono state avanzate durante l’escalation di aprile? PerchĂ© poi si è “puntato così in alto” nelle richieste? Come abbiamo giĂ  avuto modo di dire la Russia potrebbe avere atteso l’arrivo della stagione invernale per sfruttarne il gelo, che permette di non restare impantanati nel fango, e procedere all’invasione terrestre dell’Ucraina, giustificata dal possibile – e facile – rifiuto statunitense ad accettare le proposte russe.

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