Ofek 16, il nuovo satellite spia israeliano, è stato lanciato “con successo” e da questa notte (04:00 ora locale) ha raggiunto la propria orbita intorno alla terra per sorvegliare con i suoi occhi elettronici tutto il Medio Oriente – dove nelle ultime settimane le tensioni sembrano essere in procinto di amplificarsi con la misteriosa serie di “incidenti” che sembrano riguardare il programma nucleare iraniano Il nemico numero uno: quello che è da sempre nel mirino dello Stato ebraico, che teme ogni progresso che possa portare al raggiungimento della capacità nucleare da parte di Teheran.

Ad annunciare quello che è stato definito come uno “straordinario successo” – l’ennesimo, si evince dal comunicato – è stato il ministro della Difesa Benny Gantz, che lo ha descritto come “un potente risultato per l’establishment della difesa, per l’industria della difesa in generale e per l’industria aerospaziale israeliana in particolare”. Il satellite Orfek-16, sviluppato dalla società specializzata in sistemi di difesa Elbit Systems e dalla Israel Aerospace Industries, è stato lanciato dalla base di Palmachim attraverso il vettore “Shavit”, e ha iniziato a trasmettere i primi i dati fin dalle prime ore dell’alba come previsto dai piani di lancio. Consentendo agli ingegneri della Difesa israeliana di portare a termine i primi test per accertare la piena operatività del nuovo satellite spia che dovrebbe inviare le prime immagini già la prossima settimana. Secondo quanto asserito dall’intelligence, “Israele è uno dei 13 Paesi al mondo in grado di lanciare satelliti” con successo. Un’esigua schiera che oggi conta anche l‘Iran, potenza regionale che dopo una serie di rovinosi fallimenti ha lanciato con successo il suo Noor-1: primo satellite militare iraniano che ha raggiunto correttamente l’orbita.

Secondo Benny Gantz, “la superiorità tecnologica e le capacità di intelligence sono essenziali per la sicurezza dello Stato di Israele”, per questo l’impegno dello Stato nella controllo dello spazio e del cyberspazio rientra nelle priorità di ogni programma di sicurezza nazionale. “La nostra rete di satelliti”, ha affermato Shlomi Sudari, responsabile del programma spaziale di Israel Aerospace Industries, “ci consente di guardare tutto il Medio Oriente e anche un po’ più in là”. Ma tutti possono immaginare su quali aree del Medio Oriente verranno orientati questi nuovi occhi indiscreti del cielo, che forniranno all’intelligence di Gerusalemme dati importanti per contrastare tutte le milizie filo iraniane e informazioni preziose sulle intenzioni di Teheran.

Attraverso i dati che verranno catturati da questo “satellite per la ricognizione optoelettronica con capacità avanzate” – come lo ha definito il ministero della Difesa – Israele ritiene di aver aumentato enormemente le sue capacità di sorveglianza per monitorare nemici come l’Iran: il cui programma nucleare è considerato una grave minaccia. Le capacità di Ofek-16 si vanno ad aggiungere infatti a quelle del suo predecessore, l’Ofek-11, entrato in orbita nel 2016, e si concentreranno, probabilmente, su tutte le attività che collegate e collegabili ai programmi nucleare e missilistico che Teheran continua a portare avanti. “Continueremo a rafforzare e mantenere le capacità di Israele su tutti i fronti, in ogni luogo”, ha dichiarato inoltre Benny Gantz. Confermando la linea strategica preannunciata.

Nei giorni scorsi, in seguito all’ondata di incidenti che ha travolto l’Iran, l’intelligence militare israeliano ha dichiarato che “non è solo responsabilità di Israele”; confermando che almeno parte dei degli “attacchi” o dei “sabotaggi” – come quello che potrebbe aver provocato la misteriosa esplosione osservata come uno strano “lampo” nei pressi di una presunta base missilistica nei pressi di Teheran – avrebbero proprio lo Stato ebraico come mandante. Si ipotizza infatti un disinvolto impiego di agenti del Mossad e di operativi dell’Unità 8200: gli hacker d’élite delle forze armate israeliane che continuano a bersagliare i siti nucleare degli ayatollah.

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