ISCRIVITI ALLE ANTEPRIME GRATUITE
SCOPRI I NOSTRI CORSI

La scorsa settimana Tel Aviv ha orchestrato un’operazione studiata fin nei minimi dettagli, aprendo le porte di Gaza a una decina di influencer dei social media, americani e israeliani, con un compito ben preciso. Sono stati chiamati a testimoniare e a raccontare una verità cucita su misura, volta a demolire ciò che Israele definisce come “le bugie di Hamas” sulla fame atroce dei palestinesi nella Striscia assediata.

L’ufficialità della manovra è firmata dal Ministero degli Affari della Diaspora israeliano, che ha presentato il tour come una vetrina del cosiddetto “meccanismo di distribuzione degli aiuti umanitari a Gaza”. Una propaganda che si propone di cancellare, con precisione, ogni racconto critico diffuso dai media stranieri. La finalità è evidente, un gioco di ombre e luci che tenta di riscrivere la narrazione intorno a una crisi umanitaria resa inaccessibile agli osservatori indipendenti.

La Gaza Humanitarian Foundation, creatura a metà tra Stati Uniti e Israele, è l’anello centrale di questo sistema pensato per aggirare l’ONU nella distribuzione degli aiuti. Da fine maggio, da quando ha mosso i primi passi, più di 1.400 palestinesi sono stati uccisi nei pressi dei siti gestiti dalla fondazione mentre attendevano aiuti. La quantità di viveri effettivamente distribuiti è una frazione ridicola del fabbisogno reale, un pallido riflesso di ciò che servirebbe per tenere a galla una popolazione affamata e sotto assedio. Oltre alle testimonianze, diversi filmati mostrano che i palestinesi vengono regolarmente colpiti e uccisi sia dalle forze armate israeliane sia dai contractor militari statunitensi che gestiscono i siti di distribuzione degli aiuti. Inoltre, quasi 300 palestinesi sono morti di malnutrizione e fame, e le immagini di neonati e bambini affamati hanno suscitato indignazione in tutto il mondo, ma Israele ha ripetutamente affermato che non c’è carestia nel territorio devastato.

“Il tour si è svolto nell’ambito della lotta contro la campagna di Hamas per screditare, che mira a danneggiare l’immagine di Israele sulla scena internazionale”, ha spiegato il ministero israeliano, aggiungendo che gli organizzatori hanno anche “sottolineato il ruolo delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni internazionali, che si rifiutano di distribuire le numerose tonnellate di cibo in attesa”. L’ONU, invece, aveva precedentemente dichiarato, dopo l’istituzione del GHF a maggio, che non avrebbe collaborato con il meccanismo per motivi etici, accusando il GHF, insieme ad altre organizzazioni internazionali, di accelerare l’obiettivo di Israele di sfollare forzatamente i residenti di Gaza.

Il tour degli influencer ha rappresentato un caso eccezionale in cui Israele ha permesso a delle persone di entrare a Gaza, nonostante il divieto per i giornalisti stranieri. Il gruppo includeva Xaviaer DuRousseau, con oltre 500.000 follower su Instagram, che si descrive come un attivista sionista. Nei suoi post, incoraggia le persone a “stare dalla parte di Israele” e paragona Hamas ai nazisti. “Rendiamo Gaza di nuovo ebraica” recitava la frase sulla sua maglietta in un video pubblicato su X accompagnato dall’invito “Il sionismo è di moda. Non lasciate che la gente vi convinca del contrario”.

Quattro anni fa, tutto questo sarebbe stato quasi incomprensibile per DuRousseau, che all’epoca si definiva un attivista Black Lives Matter. Il suo allontanamento dal movimento è iniziato durante la pandemia di COVID-19 nel 2020. Per noia ha fatto domanda ed è stato accettato per recitare in un reality show di Netflix per insegnare alle persone come essere attivisti e sostenitori consapevoli del movimento Black Lives Matter. A causa dei mesi di attesa per l’inizio del programma dovuti alle restrizioni DuRousseau ha approfondito le argomentazioni contro il movimento Black Lives Matter per sostenere meglio la causa. Alla fine se ne allontanò completamente, dichiarando che lo studio di tutte le controargomentazioni ha finito per smentire la narrazione con cui era stato indottrinato.

Prima di questo cambiamento ha dichiarato che era confuso su come considerare Israele a causa delle narrazioni contrastanti che erano profondamente influenzate dalla propaganda. Quando era un attivista del Black Lives Matter non si preoccupava della questione israelo-palestinese, ma dopo il suo cambiamento DuRousseau si è schierato con il fronte filo-israeliano perché gli sembrava che Israele fosse sempre costretto a difendersi dal terrorismo palestinese. Nell’estate del 2023 DuRousseau ha visitato Israele per la prima volta tramite un viaggio organizzato, che in 10 giorni lo ha fatto innamorare del paese. In quell’occasione, durante un tour vicino al confine con il Libano dichiarò di aver sentito l’esplosione più forte della sua vita, erano rappresaglie militari che lo portarono a vedere Israele come un paese costretto continuamente a difendersi. Ormai era fatta, il 7 ottobre 2023 sapeva già da che parte stare.

Ha una visione semplice del genocidio palestinese in corso, poiché stando alle sue dichiarazioni da una parte ci sono terroristi che uccidono il loro stesso popolo e incitano all’odio contro gli ebrei in tutto il mondo, mentre l’altra parte vuole semplicemente esistere in pace, vuole riavere indietro i propri ostaggi e tornare alla sua vita. Dopo la sua recente visita a Gaza, come era facile prevedere, ha continuato a sostenere incondizionatamente la narrazione israeliana, scrivendo in un post su X: “In questa base di aiuti c’è abbastanza cibo per sfamare ogni persona a Gaza per almeno una settimana, ma l’ONU, Hamas e altri si rifiutano di distribuirlo. Invece, rimane qui a marcire e a essere rubato. Come può essere colpa di Israele?”.

Un’altra influencer che ha avuto accesso alla striscia di Gaza è l’avvocatessa di Miami Brooke Goldstein. Insieme a un team di oltre 1.000 avvocati, La Goldstein ha guidato un’azione legale contro le università americane per non aver protetto, a suo dire, gli studenti ebrei da un odio diffuso. Come fondatrice di The Lawfare Project, Brooke fornisce servizi legali gratuiti per proteggere i diritti civili e umani del popolo ebraico in tutto il mondo.

In passato, durante un’intervista alla CNN, ha dato la colpa ad Hamas per le uccisioni di massa di palestinesi da parte di Israele, usando la solita patetica giustificazione che il gruppo palestinese è responsabile perché opera tra i civili.

La Goldstein sostiene di essere entrata a Gaza per smentire quella che definisce una bugia sfacciata sul lavoro della GHF, che, a suo dire, ha consegnato oltre 125 milioni di pasti da maggio 2025. “Il cibo è l’arma di Hamas” ha detto la legale, sostenendo che il gruppo rubi gli aiuti per controllare la popolazione disperata di Gaza. Nei suoi post su X, il 17 agosto scorso, ha scritto di essere appena uscita da Gaza, impegnata a filmare con la fondazione umanitaria. Tutto ciò che viene detto dai media, secondo lei, è falso. Ha promesso di pubblicare foto e video ma con i volti oscurati, perché Hamas caccia e uccide chi si occupa di soccorsi. Il 20 agosto è andata oltre, confermando di aver visto con i propri occhi e di voler chiarire ogni dubbio nella mente di chi ascolta.

In un’intervista a FOX News Rundown la sua descrizione del lavoro della GHF ha assunto toni entusiastici, definendo l’azione “rivoluzionaria”. Ha accusato apertamente Hamas di aver sottratto il 90 per cento degli aiuti delle Nazioni Unite nel mese di luglio, mentre la GHF invece garantirebbe che il cibo raggiunga direttamente i civili. Attaccando i media e l’UNRWA, Goldstein ha parlato di propaganda di Hamas, denunciando una manipolazione mediatica che nasconderebbe la vera natura della crisi.

Fra gli altri influencer del tour c’erano l’adolescente israeliano druso Marwan Jaber, appena sedicenne, l’ebreo americano residente in Israele Jeremy Abramson e i creatori di contenuti israeliani Shiraz Shukrun e David Mayofis.

Il loro subdolo tentativo di narrare la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza è frutto della decisione israeliana di investire decine di migliaia di dollari per portare giovani influencer statunitensi legati ai movimenti Make America Great Again e America First in visita nel paese, puntando a fermare la disaffezione crescente verso il suo governo da parte delle nuove generazioni americane. Il ministero degli Esteri israeliano ha affidato senza gara d’appalto a Israel365, un’organizzazione che sostiene apertamente la sovranità totale israeliana con argomentazioni bibliche e rigetta la soluzione dei due stati, il compito di organizzare questa serie di tour.

Gli influencer selezionati, sono generalmente sotto i trent’anni e con un seguito che va da centinaia di migliaia a milioni di persone, e hanno il compito di diffondere messaggi a favore di Israele con un effetto più penetrante di qualsiasi comunicazione ufficiale. Fonti ministeriali ammettono che la base conservatrice americana più anziana resta fedele a Israele, mentre tra i giovani il consenso cala, spingendo a ricorrere alla rete degli influencer per riconquistare questo pezzo di opinione pubblica. L’organizzazione Israel365 si presenta come difensore della civiltà occidentale, attaccando la sinistra e il jihadismo internazionale e rivendicando il diritto divino di tutto il territorio israeliano.

Il ministero ha fissato un obiettivo ambizioso, prevedendo di portare oltre cinquecento delegazioni di influencer entro la fine dell’anno, investendo milioni di dollari in questa operazione costosa ma strategica. Israele, insomma, ha scelto di puntare sulla costruzione di un consenso giovane che passa attraverso la commistione di politica, fede e propaganda, usando narrazioni capaci di silenziare i dissensi e confermare chi la pensa come loro.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto