SOGNI DI DIVENTARE FOTOREPORTER?
FALLO CON NOI

Una vasta campagna con poche abitazioni ed un paesaggio rurale caratteristico di queste zone poste al confine tra Idlib e la Turchia: è questo lo scenario dove sorgeva il compound di Barisha di Abu Bakr Al Baghdadi, il leader dell’Isis ucciso in un raid delle forze Usa domenica scorsa. L’Us Central Comand, tramite il proprio canale Twitter, ha diffuso un primo video, assieme ad alcune foto, del blitz che ha portato poi alla morte dell’autoproclamato califfo. Si tratta dei primi ragguagli ufficiali inerenti una delle operazioni militari più importanti compiute dagli Usa negli ultimi anni.

Il compound bombardato

Guardando il video, a prima vista l’ultima dimora di Al Baghdadi non sembra poi una vera e propria fortezza. Indubbiamente l’abitazione appare diversa rispetto alle piccole case di campagna circostanti, con un alto muro di cinta attorno perimetro del compound. In superficie l’aspetto è quasi normale, forse perché in realtà è nel sottosuolo che si nasconde la vera roccaforte del califfo. Non a caso, come poi ha confermato il generale Frank McKenzie, capo del Comando Centrale degli Stati Uniti, è proprio in un bunker sotto l’abitazione che Al Baghdadi è stato scovato ed è lì che si è fatto esplodere dopo aver capito di non avere vie di fuga.

Nelle immagini riprese da un elicottero americano usato per l’azione, si notano alcuni miliziani che non appena intuiscono la presenza dei mezzi della Delta Force iniziano a sparare e provano ad organizzare una difesa da almeno due postazioni poste poco fuori dal muro di cinta del compound. A giudicare dalle immagini, si ha la sensazione che gli stessi uomini di Al Baghdadi sono colti di sorpresa: il rumore dei primi elicotteri in avvicinamento all’abitazione del leader dell’Isis, hanno in qualche modo spezzato improvvisamente la routine fino a quel momento tranquilla all’interno del compound.

Nel video si vedono poi i bombardamenti effettuati dagli americani: le bombe in primo luogo hanno centrato le postazioni in cui si trovavano i miliziani che difendevano l’abitazione di Al Baghdadi, in un secondo momento ad essere presa di mira è stata la struttura dove sorgeva l’abitazione del califfo. Di questi locali non è rimasto che un cumulo i macerie: nel video infatti, sono state inserite le foto che mettono a paragone il prima ed il dopo. A blitz terminato, al posto del compound ci sono solo i crateri causati dalle esplosioni e pochi resti della struttura.

I bombardamenti sono stati effettuati anche da droni di quarta e quinta generazione, così hanno dichiarato in un comunicato i funzionari del Pentagono. Ad iniziare l’azione, proprio un drone “reaper”, il quale ha sganciato le prima bombe sull’abitazione del leader dell’Isis.

“Al Baghdadi sepolto in mare”

I video diffusi dal comando centrale statunitense non hanno mostrato però l’azione di terra avvenuta dopo i bombardamenti. Nelle immagini, si notano soltanto alcuni uomini delle forze speciali che, forse dopo la neutralizzazione delle difese attorno al compound, avanzano verso il muro di cinta dell’ultima fortezza di Al Baghdadi. Il generale McKenzie ha fatto riferimento, nelle sue dichiarazioni diffuse sempre via Twitter, a quanto avvenuto negli ultimi istanti di vita di Al Baghdadi. Quest’ultimo infatti sarebbe stato scovato in un tunnel sotterraneo al compound bersagliato, dopo essere quindi sopravvissuto ai bombardamenti. Una volta intuito che non poteva più sottrarsi alla cattura, ha quindi azionato la cintura esplosiva. Oltre allo stesso leader dell’Isis, a morire secondo la ricostruzione di McKenzie sono stati anche due dei suoi figli. Nessun riferimento invece al pianto di Al Baghdadi poco prima della sua morte, di cui invece ha parlato domenica il presidente Donald Trump.

I resti del corpo di Al Baghdadi sarebbero quindi poi stati raccolti per farli esaminare: “Le analisi del Dna – ha dichiarato McKenzie – hanno confermato al di là di ogni dubbio che l’uomo morto nell’attacco è Al Baghdadi”. Nei giorni scorsi si è parlato di una comparazione del suo Dna con quello di una delle sue figlie, così come anche di un raffronto che ha potuto dare gli esiti sperati grazie a tracce del leader dell’Isis prelevate alcune settimane prima da un suo indumento intimo.

McKenzie ha concluso confermato le indiscrezioni sulla sepoltura dell’autoproclamato califfo: “Al Baghdadi è stato sepolto in mare – ha affermato il generale – Questo in accordo con la legge dei conflitti armati entro le 24 ore dalla sua morte”.

Sul New York Times, sono poi emersi altri dettagli sui momenti successivi all’azione contro il leader dell’Isis. Gli uomini entrati nell’ultimo nascondiglio del califfo, hanno portato via una grande mole di documenti, file e foto utili a ricostruire le ultime settimane di vita di Al Baghdadi e, al tempo stesso, essenziali per capire l’attuale struttura dell’Isis. Tra i vari documenti, forse anche la risoluzione all’enigma relativo alla presenza di Al Baghdadi nella provincia di Idlib. Quest’ultima è occupata dalle sigle riconducibili a Tahrir Al Sham, conosciuta fino a pochi anni fa con il nome di Fronte Al Nusra. Si tratta della filiale locale di Al Qaeda, entrata in contrasto con l’Isis tra il 2013 ed il 2014. Al Baghdadi dunque si trovava di fatto a casa dei rivali, uno degli elementi che ha destato maggior perplessità dopo la notizia della sua individuazione.

Secondo quanto si legge sul New York Times, è possibile che Al Baghdadi avesse pagato i rivali per essere ospitato ad Idlib. Non dunque un accordo strategico tra due fazioni rivali, soltanto un mero patto di natura economica che ha consentito al leader dell’Isis di stare per almeno cinque mesi in questa campagna al confine con la Turchia. L’abitazione bersagliata poi dagli americani, era probabilmente di un leader jihadista locale.