Guerra /

“Sfonda, sfonda, sfonda!”, grida il capitano al conducente del Lince mentre in ralla la Minimi fa cadere una pioggia di bossoli. Potrebbe essere uno scenario di guerra a tutti gli effetti, non fosse che i colpi sono a salve. Gli alpini del 9° Reggimento de L’Aquila, infatti, si esercitano alla scorta ai convogli, attività fondamentale per chi opera in aree di crisi come l’Afghanistan, dove trasportare derrate, medicine, rifornimenti, personale militare e civile richiede prontezza di riflessi e un’accurata cornice di sicurezza.

L’attività è una delle tante svolte dai 1100 uomini e donne di un reparto impegnato su più “fronti”: Strade sicure (in città e nelle aree del sisma 2016), teatri operativi esteri, soccorso piste e interventi di ricerca e soccorso. E si svolge a poche ore di distanza dalla conclusione di Roman Star, esercitazione che ha coinvolto circa 300 militari del The Duke of Lancaster’s Regiment (Lancs) del Royal British Army.

 È un battaglione dipendente dalla stessa grande unità (4th Mechanized Brigade, oggi denominata 4th Infantry Brigade and Headquarters North East) che aveva affrontato le forze dell’Asse in Africa settentrionale. Il “topo nero” dei Black Rats campeggia infatti sulla manica sotto la Union Jack e il basco verde della fanteria inglese è ben calato sulla testa.

Come Sun Mountain 2 (della quale questo giornale vi ha già parlato), Roman Star è un’esercitazione bilaterale che permette ai britannici di approcciarsi con l’elemento montano e con il combattimento in quota, quel verticale warfare del quale gli alpini sono veri maestri.

“Non siamo truppe da montagna – afferma il loro comandante, Lt. Colonel Justin Tancrel – ma una forza di fanteria leggera (light role, nda) della riserva che conta 300 uomini e che solitamente si forma in tutt’altro contesto. Qui a L’Aquila il nostro compito sarà neutralizzare una OpFor italiana (Opposition Force, nda)”.

In un fine settembre a temperature alterne (caldo di giorno, quasi freddo nelle ore serali) la neve non ha ancora fatto capolino a Campo Imperatore e Campo Felice, ma uno scroscio è utile a testare la resistenza allo stress di chi già deve muoversi, equipaggiamento al completo, lungo i sentieri del Monte Stabiata per combattere e acquisire l’obiettivo, le postazioni OpFor. Il nemico è simulato, d’accordo, ma la fatica e la concentrazione sono reali.

Un’angolo della caserma “Pasquali” è riservato allo studio all’aria aperta. È  qui, infatti, che i fanti inglesi seguono l’indice degli istruttori lungo un plastico, sintetica ma chiara riproduzione del terreno sul quale fra poche ore andranno a muoversi, dei target da raggiungere e degli ostacoli, naturali, che potrebbero incontrare lungo il cammino.

La memoria fotografa il diorama, la penna corre lungo taccuini sui quali sono segnate le informazioni principali… Poi, l’impatto con la vastità della montagna aquilana, coperta di un verde rigoglioso tendente al giallognolo per l’autunno ormai alle porte. Uno spettacolo suggestivo di giorno, un po’ meno al crepuscolo quando le ultimissime luci permettono a malapena di vedere la testa della colonna.

I “Black Rats” avanzano insieme ad un plotone di alpini. Si distinguono dagli italiani non tanto dall’idioma (in addestramento l’inglese è oblige) quanto dall’equipaggiamento: elmetti MK7, mimetica DPM in colorazione desertica sulla quale si staglia l’Enfield SA80 fucile d’assalto bullpop, cioè con il caricatore sul calcio.

Il gioco va oltre la sola conquista dell’avamposto nemico: la resistenza al freddo e la capacità di muoversi su terreni eterogenei (e spesso accidentati) sono elementi di primo piano nel training con le penne nere “necessario ai nostri soldati non abituati a questo tipo di scenari”, prosegue Tancrel.

Forse un po’ affaticati, sicuramente entusiasti dell’attività, i Lacs concludono Roman Star lanciando una doppia sfida agli italiani, sul campo di rugby e su quello di calcio. Perderanno entrambi i match, l’ultimo con una sconfitta sonora, 9 a 6 ma porteranno con sé il bagaglio di un’esperienza unica per il carattere dinamico di una specialità che assume sempre maggiore importanza in seno all’Esercito Italiano. Ulteriore dimostrazione arriva pochi giorni dopo la partenza degli inglesi, nel corso di un’altra attività addestrativa. Poligono di Monte Romano, fase finale dell’esercitazione LARAN 2019: la Brigata Alpina “Taurinense” testa l’inter-operabilità del “Nizza” Cavalleria (parte della Brigata) con i propri reggimenti di fanteria e di artiglieria.

Gli iconici blindo Centauro si muovono sul terreno insieme ai BV 206, cingolati all terrains e multiruolo: veicoli appoggio, trasporto truppe, veicoli da soccorso, trattori d’artiglieria atti al traino del leggendario obice OTO Melara 105/14, compagno fedele delle penne nere dal 1958 al 2004. E ora re immesso in servizio.

“La mancanza di una componente digitale lo rende immune a jammer sempre più sofisticati, senza contare che la semplicità e la versatilità del pezzo ne consentono ilpronto impiego su qualsiasi terreno e nell’arco di pochi minuti, sia in supporto alla fanteria sia come cannone d’assaltospiega, a margine di LARAN 2019, il Generale di Brigata Davide Scalabrin, Comandante della “Taurinense”.

A fronte delle nuove sfide che sono chiamati ad affrontare in Patria e all’estero, gli alpini si candidano, dunque, ad essere una specialità flessibile a qualunque esigenza di impiego, non più solo nel tradizionale contesto montano. Moderni e dinamici ma, ma come tengono a ricordare, con i piedi (e le penne) sempre ben saldi nella loro identità.

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