Gli scontri nelle ultime ore, eccezion fatta per Mariupol, non sembrano avere una grande intensità in Ucraina. Tuttavia è attualmente molto difficile organizzare l’evacuazione dei civili. I nove corridoi umanitari annunciati nelle scorse ore potrebbero dare ossigeno alla macchina dei soccorsi, ma in molti casi si registrano violazioni delle tregue locali e reciproche accuse di sabotaggio. Gli unici gruppi di civili che stanno andando via sono coloro che sono riusciti a organizzarsi con mezzi propri per raggiungere le regioni occidentali dell’Ucraina e, da qui, arrivare nel territorio dell’Unione Europea. Il tema riguardante la salvaguardia della popolazione civile è quindi sempre più in primo piano, considerando come oramai la guerra sta per raggiungere il suo primo mese di vita.
Cosa sta succedendo a Mariupol
Che qualcosa non andava lo si era intuito già nella notte appena passata, quando il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha parlato di sequestro del convoglio umanitario che aveva raggiunto Mariupol. Una carovana composta da almeno undici autobus partiti da Zaporizhzhia e da altre località dell’Ucraina per intercettare i civili nella città assediata e portarli in salvo. Dei mezzi però non si è saputo più nulla. E qui è partito il rimpallo delle responsabilità. Per il presidente ucraino si tratta di vero e proprio sequestro: “I russi fanno prigionieri anche i nostri dipendenti del servizio generale di emergenza – ha dichiarato Zelensky – con loro sono stati preso anche gli autisti dei bus”. Da Kiev il capo dello Stato ucraino ha promesso di fare tutto il possibile per liberare il convoglio e permettere il soccorso dei civili: “Nonostante le difficoltà – ha spiegato – negli ultimi giorni siamo riusciti a evacuare più di settemila civili”.
A spiegare meglio la situazione in mattinata è stata il vicepremier Iryna Vereshchuk. Sui social, l’esponente del governo ucraino ha dichiarato che tra le persone fermate dai russi nel convoglio umanitario c’erano anche quattro generali del servizio di emergenza: “Ci sono undici autobus – ha dichiarato il vicepremier – e due veicoli del servizio di emergenza statale che sono stati sequestrati a un posto di blocco russo all’ingresso della città di Mangush e portati via in una direzione sconosciuta”. I bus dovevano raggiungere la vicina Mariupol. Il posto di blocco in questione è stato istituto dalle truppe di Mosca, le quali negli ultimi giorni hanno preso il controllo di buona parte del territorio attorno Mariupol. Le forze russe hanno conquistato una fascia interna del territorio larga almeno 50 km verso l’entroterra.
I convogli umanitari quindi non sono riusciti a oltrepassare le linee del fronte. Sul perché ancora c’è stretto riserbo da parte di Mosca: “Chiediamo al Comitato Internazionale della Croce Rossa e alle Nazioni Unite – ha aggiunto Vereshchuk – di fare tutto ciò che è urgente affinché la nostra gente sia liberata immediatamente”.
Il ponte bombardato a Chernihiv
Non ci sono soltanto difficoltà a sud, ma anche nel nord dell’Ucraina. Nelle scorse ore le autorità di Kiev hanno denunciato la distruzione di un ponte situato tra la capitale e la città di Chernihiv. Il viadotto in questione si troverebbe lungo l’autostrada di collegamento tra le due città. Un’arteria negli ultimi giorni preda anche di alcune azioni militari russe. Le truppe di Mosca infatti qui hanno provato alcune incursioni per mettere pressione alle forze di difesa del quadrante orientale di Kiev. Il viadotto bombardato era quindi probabilmente un obiettivo militare strategico. Ma secondo i media ucraini, a partire dal Kyiv Indipendent, il ponte era strategico anche sotto il profilo prettamente umanitario. Da qui infatti passavano gli aiuti verso la capitale. Così come da qui sono passati molti profughi che hanno abbandonato nei giorni scorsi la regione di Chernihiv.
Il ponte in poche parole era fondamentale per il corridoio umanitario sia di Chernihiv che di Kiev. La sua distruzione rischia di compromettere le tregue e i percorsi dedicati alla fuga dei civili più vulnerabili. La denuncia ucraina mira a dimostrare la pericolosità dei corridoi e l’impossibilità di portare avanti piani di soccorso per la popolazione.
Le difficoltà sui corridoi umanitari
La strategia riguardante i corridoi umanitari spesso ha presentato non poche problematiche in Ucraina. Entrambe le parti, sia russi che ucraini, si sono accusate a vicenda di ostacolare i piani di evacuazione e di usare i civili come scudi umani. A Mariupol ad esempio, prima dell’episodio di oggi è stata più volte Mosca a puntare il dito su Kiev per la mancata fuga dei profughi, tirando in ballo le responsabilità del Battaglione Azov. Dall’altro lato, l’Ucraina ha accusato i militari russi di voler deliberatamente bombardare i corridoi umanitari, come accaduto a Chernihiv. Senza interventi concreti per i civili l’Ucraina rischia il disastro umanitario. Una condizione che oltre a rendere ancora più cruento il conflitto, rischierebbe di rendere ingestibile per entrambi gli eserciti sul campo la situazione.
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