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La maggior parte dei 40 miliardi di dollari in assistenza stanziati dall’amministrazione Biden all’Ucraina non andrĂ  direttamente all’esercito di Kiev ma agli appaltatori della Difesa degli Stati Uniti. A svelarlo non è un repubblicano oppositore di Joe Biden ma la deputata Cori Bush, democratica del Missouri e attivista di Black Lives Matter. Approvando il pacchetto presentato dalla Casa Bianca – che il Congresso ha aumentato di circa il 20% – Bush ha sottolineato che 40 miliardi di dollari rappresentano una “straordinaria quantitĂ  di assistenza militare, una grande percentuale della quale andrĂ  direttamente agli appaltatori privati ​​della Difesa”.

Solo nell’ultimo anno, ammette, gli Stati Uniti hanno fornito all’Ucraina “piĂą aiuti militari di qualsiasi altro Paese negli ultimi due decenni” e “il doppio dell’assistenza militare rispetto al costo annuale della guerra in Afghanistan, anche quando le truppe americane erano a terra”. L’enorme dimensione del pacchetto, sottolinea la deputata progressista, “non è esente da critiche. Rimango preoccupata per i maggiori rischi di una guerra diretta e per un potenziale scontro militare diretto” con la Federazione russa. Il resto della sinistra progressista Usa ha votato il pacchetto di aiuti di Biden senza dare alcuna spiegazione, tra i malumori di una parte dell’elettorato contrario all’aumento delle spese militari.

A chi vanno i soldi Usa per l’Ucraina

In effetti, uno dei maggiori beneficiari del pacchetto di aiuti è Raytheon, il principale produttore di Javelin insieme a Lockheed: è un’azienda che l’attuale Segretario alla difesa dell’amministrazione Biden, Lloyd Austin, conosce molto bene dato che fino a poco tempo fa sedeva nel suo board. Come giĂ  sottolineato da InsideOver, era lo scorso 13 aprile quando i massimi funzionari del Pentagono si sono incontrati con gli amministratori delegati degli otto maggiori appaltatori della Difesa per discutere della capacitĂ  dell’industria di soddisfare il fabbisogno di armi verso l’Ucraina nel caso la guerra “prosegua per anni”. Il vice segretario alla Difesa Kathleen Hicks ha sottolineato che sono state discusse “le proposte del settore per accelerare la produzione dei sistemi esistenti e sviluppare nuove capacitĂ  fondamentali per l’assistenza alla sicurezza dell’Ucraina”.

Secondo il giornalista Premio Pulitzer Glenn Greenwald, trasferendo così tanto equipaggiamento militare in Ucraina, gli Stati Uniti hanno esaurito le proprie scorte, rendendo necessari nuovi acquisti di massa da parte del governo. Non è necessario essere un teorico della cospirazione, osserva il giornalista premio Pulitzer, per meravigliarsi della grande fortuna di questa industria, che ha perso il mercato primario delle armi appena otto mesi fa quando la guerra degli Stati Uniti in Afghanistan si è conclusa. Come scrive Greenwald, “mentre una piccola parte di questi fondi andrĂ  agli aiuti umanitari per l’Ucraina, la stragrande maggioranza finirĂ  nelle casse dei produttori di armi come Raytheon, Lockheed Martin, Boeing. Alcuni andranno alla Cia  per ragioni non specificate. L’estrema rapiditĂ  con cui tutto è stato approvato significa che c’è poco o nessun controllo su come verranno spesi i fondi, chi ne trarrĂ  profitto e quanto, e quali saranno gli effetti per l’Ucraina e il mondo”.

Rand Paul “blocca” il pacchetto di aiuti

C’è però chi vuole vederci chiaro e capire, fino in fondo, come verranno spesi nel dettaglio i 40 miliardi di dollari del pacchetto di aiuti, che devono ancora essere approvato dal Senato Usa. Si tratta del repubblicano libertario Rand Paul, che sta cercando di modificare il disegno di legge al fine di includere una clausola che prevede la presenza di un ispettore generale che controlli come questi soldi vengono effettivamente spesi. Paul ha rifiutato la proposta dei leader del partito repubblicano e democratico di avere un voto separato per la sua proposta. Nel suo intervento in aula, Paul ha citato le sue preoccupazioni circa l’inflazione e l’aumento dei prezzi dell’energia e del gas. “Il mio giuramento è alla Costituzione degli Stati Uniti, non a qualche nazione straniera”, ha detto, aggiungendo: “Non possiamo salvare l’Ucraina condannando l’economia degli Stati Uniti”. Risultato? L’approvazione in Senato del pacchetto di aiuti rischia di slittare.

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