Continua l’escalation della tensione in Estremo Oriente: mercoledì scorso, la Marina dell’Esercito di Liberazione Popolare cinese (Plan) ha iniziato una serie di esercitazioni nel Mar Cinese Meridionale, più precisamente nelle acque che vanno dall’isola di Hainan sino all’arcipelago delle Paracelso, incentrate su attività di assalto anfibio.

Le manovre, che si sono tenute dall’1 al 5 luglio, hanno visto per la prima volta la partecipazione di unità navali della Guardia Costiera di Pechino. Una mossa che segue l’approvazione, all’inizio di giugno, delle modifiche alla legge cinese che governa le forze di polizia da parte del Comitato Permanente del Congresso Nazionale del Popolo – le prime revisioni di questo tipo in 11 anni. La Guardia Costiera, come parte delle forze di polizia, viene così considerata ammissibile a partecipare alle attività di guerra sotto il comando della Commissione Militare Centrale.

La Marina cinese ha tenuto esercitazioni militari nelle acque circostanti le isole Paracelso piuttosto regolarmente negli ultimo anni, parallelamente però la frequenza dell’attività navale e aerea militare nel resto del Mar Cinese Meridionale ha visto una crescita esponenziale, sino a giungere alla militarizzazione di alcuni isolotti delle isole Spratly, nella parte centrale di quel mare conteso.

Dura la reazione del Ministero della Difesa statunitense: in una nota leggiamo che “condurre esercitazioni militari nell’area contesa del Mar Cinese Meridionale è controproducente rispetto agli sforzi per allentare le tensioni e mantenere la stabilità. Le azioni della Repubblica Popolare Cinese destabilizzeranno ulteriormente la situazione nel Mar Cinese Meridionale. Tali esercitazioni violano anche gli impegni della Rpc ai sensi della Dichiarazione del 2002 sulla condotta delle parti nel Mar Cinese Meridionale per evitare attività che potrebbero complicare o intensificare le controversie e compromettere la pace e la stabilità”.

Le esercitazioni militari sono solo le ultime di una lunga serie di azioni della Cina volte a far valere le proprie rivendicazioni marittime e a mettere in posizioni di svantaggio i suoi vicini del Sud-est Asiatico. Vicini che si sono fatti immediatamente sentire di concerto con la reazione di Washington: Vietnam e Filippine hanno altrettanto duramente protestato in modo formale. Il segretario alla Difesa di Manila, Delfin Lorenzana, ha dichiarato che le manovre della Cina nelle acque vicino alle Isole Paracelso sono “altamente provocatorie” mentre il ministero degli Esteri vietnamita le ha definite una violazione della sovranità che potrebbe danneggiare le relazioni di Pechino con l’Associazione delle Nazioni del Sud-est Asiatico (Asean).

Non deve affatto stupire la reazione di Hanoi: le isole sono al centro di una diatriba con Pechino sin dal 1974, quando in quelle acque ci fu un vero e proprio scontro navale che vide, però, protagonista l’allora governo del Vietnam del Sud. Successivamente, a seguito del breve conflitto del 1979, la presenza militare cinese in quelle isole aumentò al punto che nel periodo tra lo stesso anno ed il 1984, oltre a incrementare il numero delle esercitazioni, la Cina iniziò a “colonizzare” le isole costruendo infrastrutture portuali e aeroportuali. Ancora oggi il Vietnam considera la Cina un avversario regionale ingombrante e preoccupante appunto per l’attività navale, non solo militare, che sta conducendo nelle acque del Mar Cinese Meridionale: è ormai ben noto il confronto acceso per il controllo dello sfruttamento delle risorse di idrocarburi in quel mare.

L’esercitazione è stata forse una delle più monitorate di sempre da parte degli Stati Uniti, che pattugliano ormai quotidianamente quel settore dell’Estremo Oriente: al culmine delle manovre sono stati visti contemporaneamente in volo quattro velivoli antisom P-8A Poseidon, un velivolo Sigint EP-3E Aries II, almeno un aereo da ricognizione elettronica RC-135W Rivet Joint tutti accompagnati da due aerocisterne KC-135. Contemporaneamente, sulle acque, sono state notate due unità da “sorveglianza oceanica”: la Usns Impeccable e la Usns Effective. Questi particolari vascelli, oltre che per ricerche oceanografiche, hanno lo scopo principale di assistere l’attività della Us Navy di ricerca di sottomarini grazie all’utilizzo del sistema Surtass (Surveillance Towed Array Sensor System), ovvero un sonar a cavo che viene filato in mare dalla poppa della nave.

Gli Stati Uniti, però, non si sono limitati a inviare assetti per la ricognizione e lo spionaggio, ma hanno spedito nelle acque del Mar Cinese Meridionale due portaerei con i rispettivi gruppi navali di scorta: la Uss Nimitz (Cvn-68) e la Uss Ronald Reagan (Cvn-76) hanno infatti festeggiato il 4 luglio, festa nazionale, in quelle acque contese per “sostenere il costante impegno degli Stati Uniti in difesa del diritto di tutte le nazioni di volare, navigare e operare laddove il diritto internazionale lo consenta”.

Andando più in dettaglio leggiamo, nel comunicato emanato dal comando della Flotta del Pacifico, che “entrambi i gruppi di attacco della Nimitz e della Ronald Reagan, hanno condotto diversi esercizi tattici progettati per massimizzare le capacità di difesa aerea ed estendere la portata di attacchi marittimi di precisione a lungo raggio di aerei basati su portaerei in un’area in rapida evoluzione delle operazioni” oltre a aver impiegato i velivoli in simulazioni di attacchi nemici per testare le capacità di rilevare, intercettare e ingaggiare minacce in arrivo, capacità che è stata coordinata anche con il gruppo navale di scorta, che ha in dotazione su caccia e incrociatori il sistema missilistico Aegis.

Un modo “militaresco” di affermare che la potenza navale americana è in grado di recare offesa ovunque, con pochissimo preavviso e a grande distanza e allo stesso tempo è capace di sopravvivere agli eventuali attacchi, che riteniamo – e ritengono – siano più preventivi che di ritorsione. Del resto non è affatto un segreto che, negli ambienti militari, politici e accademici (questi ultimi usati da Pechino come una sorta di ufficio stampa militare) si cominci a pensare che un conflitto armato regionale con gli Stati Uniti sia inevitabile. Non solo: si pensa che un tale conflitto possa anche essere vinto.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME