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Guerra

Gideon Levy e il massacro di Nuseirat: “Israele ha perso la coscienza”

Quattro ostaggi liberiati e 274 palestinesi morti: quella di Nuseirat, per i media israeliani, è stata “un’operazione perfetta”.

Quella di Nuseirat,è stata definita dai media israeliani come “un’operazione perfetta”. Riavvolgendo di poco il nastro, una settimana fa l’IDF ha condotto un blitz nel campo profughi succitato, con attacchi congiunti sia aerei che di terra. Ne sono usciti vivi 4 ostaggi israeliani: Noa Argamani, Almog Meir Jan, Andrey Kozlov e Shlomi Ziv. I morti, invece, sono molti di più e tutti palestinesi, con l’eccezione di un ufficiale israeliano. Il ministero della Sanità di Gaza afferma che nell’operazione sono state uccise 274 persone, mentre 698 sono rimaste ferite. Quasi mille individui, di cui non si conoscono nemmeno i nomi.

Eppure, la liberazione degli ostaggi è passata come il più “grande successo” conseguito da Israele dall’inizio della guerra – e difatti, si legge su Piccolenote, prima dell’8 giugno, il governo Netanyahu “aveva riportato in patria, purtroppo, per lo più solo cadaveri, rivendicando il recupero degli ostaggi uccisi dalle loro stesse bombe come un successo”.

Ebbene, come può definirsi “perfetta” un’operazione in cui sono state massacrate così tante persone? Se lo è chiesto Gideon Levy, in una potente riflessione pubblicata su Haaretz.

Israele era malato, ora è morto”

“Il processo che Israele ha attraversato negli ultimi mesi – scrive il giornalista – può essere descritto solo come una separazione dalla sua coscienza. Era malato da anni, ora è morto”.

Levy, che condanna fermamente la guerra a Gaza sin dal primo giorno, ha sempre cercato di sensibilizzare le coscienze dei suoi lettori, affiancando alla brutale cronaca, un pensiero umano, e mai banale. Dopo quanto avvenuto a Nuseirat, Levy, oltre che per il drammatico massacro di palestinesi, si è indignato fortemente per un altro aspetto inquietante.

“Israele si è avvolto nella gioia. Per tutta la settimana si sono susseguiti canti di lode per l’audace operazione. Tuttavia, non è stata detta una parola su qualcos’altro che è avvenuto a Nuseirat nel corso del raid”. Le centinaia di vittime non importano, “niente interessa più a Israele se non il suo sacrificio, il castigo a cui è stato sottoposto, la sua sofferenza e il suo coraggio”.

La narrazione dei principali media del Paese – non tutti certo, ma una buona parte – per Levy è la “prova definitiva” che in Israele “non c’è più spazio per interrogarsi sulla propria moralità”.

Per i media israeliani “un’operazione perfetta”

Il giornalista si sofferma su un esempio in particolare, non un caso isolato, ma probabilmente il più significativo. Daphna Liel, di Channel 12 News, ha definito l’operazione a Nuseirat “perfetta”. Qui Levy si indigna e si domanda: “Cosa intende? Che 300 morti siano la perfezione? E se fossero state uccise mille persone, Liel avrebbe ancora pensato che l’operazione fosse perfetta? Quale numero avrebbe oltrepassato il limite per gli israeliani? Mille bombe sganciate su Nuseirat avrebbero sollevato interrogativi? Purtroppo non credo”.

E ancora, riflette sulle dichiarazioni del comandante della polizia di frontiera, il maggiore generale Itzhak Brik, ovvero l’eroe del momento, le cui forze hanno salvato gli ostaggi. Brik afferma che “hanno effettuato un’operazione chirurgica” e che sono stati guidati da “valori”. Gideon Levy: “A quali valori si riferisce il maggiore generale? Come può essere ‘chirurgico’ un massacro con 300 morti?”. Non è dato sapere, perché in Israele, ancora oggi continuano i festeggiamenti. “Un’euforia, quella per aver riportato a casa quattro ostaggi, che è sacrosanta. Il salvataggio dei prigionieri meritava un’ondata di gioia”. Tuttavia, “non è umano”, dice Levy,” ignorare il prezzo pagato dai palestinesi”. Quelle morti sono state “coscientemente nascoste, occultate”. Non una menzione a riguardo, il che coincide con la volontà di “cancellarne la memoria”. La conclusione di Levy è lucida e straziante per il suo popolo: “Siamo una società che ha perso la coscienza”.

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