Una forza di autodifesa spaziale per proteggere i satelliti in orbita. È questa l’ultima trovata del Giappone per difendere i propri interessi situati al di fuori del pianeta Terra; un’idea che viene direttamente dal primo ministro Abe Shinzo, che ha proposto di estendere la portata bellica giapponese ben oltre i confini terrestri. Secondo quanto riferito dal South China Morning Post, in occasione della riunione annuale con i più importanti ufficiali dell’esercito, Abe ha messo sul tavolo un piano ambizioso: quello di trasformare le già esistenti Forze di autodifesa Aerea (Asdf) in Forze di autodifesa Aerea e Spaziale. Tokyo vuole rafforzare le capacità di difesa del paese nello spazio aperto, dove in futuro si scontreranno le ambizioni delle più importanti potenze globali.

L’unità spaziale proposta da Abe

Il progetto di Abe prevede l’affiancamento di un’unità operativa spaziale alla tradizionale aeronautica militare giapponese. Tutto dovrà essere pronto in vista del 2020. “Non è un sogno irrealizzabile” ha ripetuto più volte il leader conservatore alla platea militare raccolta presso il ministero della Difesa. Oltre a un sogno, creare questa task force speciale per il Giappone è sempre più necessaria visto che Russia e Cina hanno già mosso i primi passi per sviluppare tecnologie di dominio spaziali. Tutto lascia presagire che Tokyo potrà contare sulla sponda degli Stati Uniti. Secondo quanto riportato dall’agenzia Sputnik, Donald Trump ha infatti già firmato un decreto per la creazione delle forze spaziali americane entro il 2020, proprio lo stesso anno in cui scenderà in campo anche il governo giapponese. Come se non bastasse, i due paesi hanno raggiunto accordi particolari in materia, tra cui la possibilità per il sistema nipponico Quasi Zenith Satellite di essere equipaggiato con un sensore di localizzazione spaziale prodotto dal Dipartimento della Difesa Usa.

Il compito delle Forze di autodifesa Aerea e Spaziale

Ma quale sarà il ruolo specifico delle Forze di autodifesa Area e Spaziale giapponesi? Quali compiti avranno? Domande più che legittime. Le unità speciali saranno chiamate a monitorare eventuali interferenze radio, ma dovranno anche dare uno sguardo al movimento dei detriti spaziali e, soprattutto, ai satelliti degli altri paesi, che possono rappresentare una minaccia per i dispositivi nipponici in orbita attorno alla Terra. Per quanto riguarda i costi del progetto, le autorità sono pronte a stanziare già dal prossimo budget per la difesa la bellezza di 484 milioni di dollari per rafforzare le capacità militari del Giappone nello spazio. In un primo momento l’unità speciale sarà composta da circa 70 persone, che dovranno essere prima addestrate a dovere.

Riformare una costituzione pacifista

Quando Abe parla di esercito, in un modo o nell’altro, il primo ministro finisce sempre per pensare all’articolo 9 della costituzione nipponica, ossia quello che vieta al Giappone di possedere “forze di terra, del mare e dell’aria”. Attualmente Tokyo può fare affidamento su militari “di supporto” impiegati per operazioni umanitarie coadiuvate dall’Onu e da mezzi da guerra usati in risposta a disastri naturali o per offrire aiuti umanitari in aree di crisi, proprio come sta succedendo in Africa. Questo stratagemma consente al Giappone di avere un esercito spuntato ma, allo stesso tempo, la costituzione pacifista limita i piani geopolitici di Abe, alle prese con l’ascesa militare della Cina e con un vicino, la Corea del Nord, piuttosto esuberante. Al fine di poter creare l’unità speciale per lo spazio, il governo chiederà quindi di aggiungere all’interno della costituzione un riferimento esplicito alle Forze di autodifesa, in modo tale da non renderle più incostituzionali.