“È finita, è finita. Ora non avremo più l’incubo dei missili e dei mortai. Potremo dormire tranquilli”. Suor Yola ci chiama da Damasco per annunciarci che settemila persone legate ai gruppi armati di Ghouta hanno deciso di deporre le armi per essere trasferite a Idlib, ormai ultima roccaforte dei ribelli in Siria.
Ghouta, insomma, è caduta. Domani mattina alle nove, i ribelli di Tahrir al Sham e di Faylaq al Rahman presenti a Irbin, Zamalka, Jobar e Ayn Tarma dovranno lasciare il sobborgo, in seguito a un accordo con il governo ottenuto grazie alla mediazione della Russia. Gli islamisti dovranno prima liberare tutti i prigionieri, fornire le mappe dei tunnel che hanno costruito sottoterra e delle mine nascoste in città. Due giorni fa, il 21 marzo, Damasco aveva raggiunto un accordo con il gruppo islamista Aharar al Sham per far evacuare i ribelli da Harasta.
In poco più di un mese, le truppe governative sono riuscite a riconquistare Ghouta. Un mese di battaglie durissime, dove a farne le spese sono stati innanzitutto i civili, da una parte e dall’altra. E che ha svelato il segreto di pulcinella: tranne poche famiglie legate alle frange più estreme della rivoluzione, chi si trovava a Ghouta viveva, di fatto, in un enorme carcere a cielo aperto.
Chi è fuggito, grazie ai corridoi umanitari organizzati da Mosca e Damasco, ha potuto raccontare: “Per sette anni siamo stati vittime dei terroristi”. E ancora: “Guardate, guardate con i terroristi non avevamo neanche il latte per dargli da mangiare. Ora l’esercito ci ha liberato. Ora finalmente siamo liberi. Credetemi nessuno voleva restare ad Hamoryah. Fino ad oggi eravamo prigionieri. I militanti dei gruppi armati non ci lasciavano scappare. Siamo contenti di esser riusciti a raggiungere questo corridoio. Siamo felici di essere nelle mani dell’esercito siriano”.
Negli ultimi giorni, i ribelli, in un tentativo disperato, hanno lanciato una pioggia di missili e colpi di mortai contro i quartieri di Damasco, colpendo il mercato di Kashkoul e uccidendo più di quaranta persone. Ora rimane solamente Douma, pesantemente bombardata dai caccia russi e siriani.



