Il presidente dell’Afghanistan Ashraf Ghani nella giornata di martedì si è espresso riguardo ai colloqui di pace in atto tra Stati uniti e forze talebane, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters. Secondo il suo punto di vista, le trattative in atto stanno portando a dei notevoli miglioramenti, necessari per concludere nel più breve tempo possibile la triste parentesi del Paese, ormai senza tregua dalla rivoluzione fondamentalista dell’ultimo decennio dello scorso secolo. Inoltre, sul tavolo delle trattative è presente come conditio sine qua non il ritiro delle forze statunitensi dall’Afghanistan, necessaria per il ristabilirsi della situazione, nonostante le mille incognite che lascerebbe nel Paese l’abbandono delle forze di pacificazione attive sul territorio.

Attraverso il suo account Twitter, il presidente afghano ha riferito come le forze talebane si siano dette disposte a collaborare per una graduale riappacificazione, a patto che prima gli Stati Uniti riducano gradualmente la propria presenza in loco. Nonostante il ruolo ricoperto da Ghani, in questa prima fase, si configuri come semplice mediatore esterno – svolgendosi le trattative direttamente tra Washington e forze talebane nella capitale del Qatar, Doha – le parole del presidente sono da ritenersi un’apertura nei confronti della pacificazione.

L’abbandono della missione in Afghanistan ricopre, nella riorganizzazione degli impegni militari internazionali di Donald Trump, un ruolo fondamentale, con gli Usa che al momento dispongono di 13mila unità dispiegate nel Paese. Il grosso peso sul bilancio pubblico e soprattutto l’approvazione che porterebbe l’abbandono del Paese in vista delle prossime presidenziali sono stati fondamentali per dare un’accelerata alle trattative. Tuttavia, la conclusione positiva è ancora tutt’altro che vicina.

Dall’inizio dei nuovi colloqui di pace, infatti, un reale impatto sula vita quotidiana del Paese non è stato percepito, essendo continuate le rappresaglie fondamentaliste e le missioni degli eserciti adibiti alla pacificazione. Gli scontri degli ultimi nel Paese non sono cessati, così come gli attentati, con Kabul che è tornata a sentire il boato dei kamikaze. In questo scenario, parlare di una situazione favorevole appare assai forzato, almeno sino al momento in cui un documento ufficiale non venga firmato da entrambe le parti, con il bene placito del governo afghano.

La situazione è degenerata però soprattutto a causa della frammentazione delle forze talebane, le cui cellule operative non necessariamente rispondono in toto alle direttive dell’organizzazione centrale. I lunghi anni di guerra civile hanno infatti portato alla nascita di una molteplicità di milizie che agiscono per proprio conto, rendendo ancora più difficile una mediazione che venga recepita da tutti i combattenti.
In questo scenario, l’opera di mediazione soprattutto del governo di Kabul è fondamentale per la gestione sul territorio, sebbene il controllo della totalità del Paese non sia ancora stata raggiunta, con la popolazione delle zone rurali dei territori montani che ancora convive con la costante presenza delle milizie talebane.