Nelle ultime settimane, dal Baltico soffia un vento gelido. Non è soltanto l’autunno a irrigidire gli animi, ma anche una rinnovata corsa all’armamento e alla militarizzazione che sta coinvolgendo Germania, Svezia e Finlandia. Il nemico è sempre lo stesso, l’onnipresente Russia, tanto utile a giustificare ogni misura straordinaria quanto ambigua nelle sue reali intenzioni. Si chiama “preparazione strategica”, ma per molti sa di psicosi da Guerra Fredda reloaded.
La Germania e il “Piano Operativo segreto”
In Germania, il Governo ha avviato esercitazioni che ricordano i tempi delle grandi manovre NATO ai confini dell’ex blocco sovietico. La Bundeswehr ha stilato un documento di mille pagine, blindato come un caveau, in cui si dettagliano strategie per proteggere infrastrutture critiche e gestire il potenziale afflusso di soldati alleati in caso di escalation militare. Un déjà-vu per chi ricorda i convogli che attraversavano l’Europa negli anni Ottanta. Ma il vero salto indietro è quello culturale: le aziende sono ora coinvolte nella gestione della “sicurezza totale”, dai piani anti-sabotaggio ai generatori diesel. Insomma, il messaggio è chiaro: chi non si adegua, resta indietro.
Svezia: il ritorno della brochure apocalittica
In Svezia, dove un tempo il modello di neutralità era un mantra, è stata rilanciata una guida di sopravvivenza aggiornata ai tempi moderni. Stampata in milioni di copie, spiega ai cittadini come affrontare bombardamenti, blackout energetici e persino fake news. Una chicca, quella di ribadire che la Svezia non si arrenderà mai: una frase epica che fa il paio con i filmati di propaganda da Guerra Mondiale. È un modo per informare o per spaventare? La distinzione si fa sottile quando il Governo chiede ai cittadini di accumulare cibo e acqua, trasformando ogni casa in una mini-fortezza.
Finlandia e dintorni: il Nord che non ride più
Non è da meno la Finlandia, da sempre abituata a vivere sotto l’ombra russa ma che oggi, dopo il suo ingresso nella NATO, sembra aver sposato una postura decisamente aggressiva. Anche la Danimarca e la Norvegia hanno seguito il trend, aggiornando manuali di emergenza e sistemi di difesa civile. Tutto ciò mentre il resto d’Europa guarda con un misto di ammirazione e perplessità: è davvero questa la resilienza di cui abbiamo bisogno?
Cosa c’è dietro la corsa alle armi
E qui arriviamo al punto. Quanto di tutto questo è reale e quanto è gonfiato ad arte? Certo, la guerra in Ucraina ha acceso riflettori che sembravano spenti da decenni. Ma davvero la Russia è pronta a invadere l’Europa? O si tratta piuttosto di una strategia politica per giustificare investimenti miliardari in difesa e spostare l’attenzione pubblica dai problemi interni? La risposta, come sempre, dipende da chi la racconta. Se ascoltiamo Berlino, Stoccolma o Helsinki, il futuro prossimo sembra dipinto a tinte fosche. Ma forse, oltre alla paura, dovremmo considerare che l’Europa del Nord sta insegnando al resto del continente una lezione importante: prepararsi al peggio è un obbligo, ma vivere nell’incubo non dovrebbe mai diventare la norma.
Il prezzo della paranoia
In fin dei conti, la vera domanda è questa: quanto ci costerà questa nuova “normalità”? Non solo in termini economici, ma soprattutto sociali e politici. Costruire bunker emotivi e materiali non aiuta a creare ponti. E, se non facciamo attenzione, il rischio è che, mentre ci prepariamo alla guerra, perdiamo la pace.

