È polemica, in Germania, per via delle dichiarazioni del ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul. Quest’ultimo, infatti, come ha messo in luce il quotidiano Berliner Zeitung, ospite del podcast “Ronzheimer” – condotto dal noto giornalista Paul Ronzheimer, vicedirettore del tabloid Bild – ha parlato apertamente della possibilità di «convincere» gli uomini ucraini in età di leva residenti in Germania a fare ritorno in patria, sfruttando a questo scopo i dati anagrafici in possesso delle autorità tedesche. Problema: non si può fare, stando alle norme europee attuali. Ma il solo fatto che Wadephul lo abbia dichiarato pubblicamente suggerisce il fatto che a Berlino non sappiamo più come fare per sostenere la guerra per procura in Ucraina. Ennesimo segnale di disperazione, come ha sottolineato il direttore di InsideOver, Fulvio Scaglione, giorni fa.
La proposta, se attuata, avrebbe infatti ricadute dirette anche sull’Italia e sul resto d’Europa, alle prese con lo stesso dilemma: come conciliare l’accoglienza dei profughi di guerra con le pressioni del governo di Kiev per recuperare uomini da mandare – al macello – al fronte. Il tutto senza costringere nessuno. Il tema riguarda una popolazione tutt’altro che marginale. In Germania vivono complessivamente tra 1,3 e 1,4 milioni di cittadini ucraini (dati 2025-2026), di cui oltre un milione beneficia dello status di protezione temporanea legato alla guerra. Tra questi, ci sarebbero circa 330-360 mila uomini in età di leva – pari a circa un quarto dell’intera comunità ucraina presente nel Paese.
La proposta del ministro: dati anagrafici trasmessi a Kiev
Secondo quanto riportato dal Berliner Zeitung, Wadephul ha spiegato che lo Stato tedesco sa perfettamente chi vive nel Paese, chi percepisce sussidi sociali, chi è iscritto all’anagrafe e chi possiede un permesso di soggiorno. Queste informazioni, ha suggerito il ministro del governo Mez, potrebbero essere trasmesse al governo ucraino, in maniera tale che Kiev possa «contattare direttamente gli uomini interessati». Il tutto, ha precisato, dovrebbe avvenire «senza coercizione».
Un’idea assurda, considerando il fatto che se volessero, gli uomini in età di leva ci potrebbero andare di loro spontanea volontà in guerra. Invece non ci vanno, e ci sarà un motivo valido se non lo fanno. È proprio su questo punto – osserva il quotidiano berlinese – che il piano mostra tutta la sua debolezza. Per quale altro scopo questi uomini dovrebbero essere “contattati”, se non per l’arruolamento in un Paese dove vige il divieto di espatrio per i cittadini in età di leva e dove i reparti di reclutamento agiscono con una durezza inaudita nei confronti della popolazione civile?
Pertanto, un’iniziativa «senza coercizione», sottolinea il Berliner Zeitung, è in aperta contraddizione con la logica della legge marziale ucraina, che vieta l’espatrio agli uomini abili e prevede la mobilitazione forzata anche per le strade delle città. La libertà di scelta finisce, semplicemente, dove inizia l’obbligo di leva.
Un’idea contradditoria
Il quotidiano tedesco evidenzia soprattutto ciò che Wadephul non ha detto: come dovrebbero essere trasmessi, in modo legalmente sicuro, dati anagrafici tanto sensibili — relativi a persone che in Germania hanno trovato protezione in quanto profughi di guerra — a un governo straniero? Su quale base giuridica? Con quali controlli contro possibili abusi? E soprattutto, cosa accadrebbe a chi non rispondesse alla “chiamata” di Kiev?
Nel frattempo, a livello europeo, gli stati membri dell’Ue hanno deciso, lo scorso luglio, di escludere gli uomini in età di leva dalla protezione automatica prevista dallo status temporaneo per i rifugiati ucraini. Una misura richiesta, secondo il Commissario UE per gli Affari Interni Magnus Brunner, dalla stessa Ucraina. Chi entrerà nell’Ue provenendo dall’Ucraina dovrà d’ora in avanti dimostrare di essere uscito legalmente dal Paese o di essere esentato dal servizio militare. Per tutti gli altri profughi, la protezione temporanea è stata prorogata fino al 4 marzo 2028. Gli uomini già residenti nell’Unione, va precisato, non sono invece toccati da questa nuova regolamentazione. Il tutto, naturalmente, in nome della «solidarietà europea» verso il popolo ucraino, no?
Fonti:
Nicolas Butylin, “Wadephul will Ukrainer per Meldeamt zurück in den Krieg schicken,” Berliner Zeitung, 10 settembre 2026, https://www.berliner-zeitung.de/article/wadephul-meldedaten-ukrainer-rueckkehr-krieg-10379430.
Deutscher Bundestag, “Zahl ukrainischer Männer in Deutschland,” hib 10/2026, 9 gennaio 2026, https://www.bundestag.de/presse/hib/kurzmeldungen-1135852.
Portale Integrazione Migranti, “Profughi dall’Ucraina, in Italia solo 34 mila con protezione temporanea,” 11 maggio 2026, https://integrazionemigranti.gov.it/it-it/Ricerca-news/Dettaglio-news/id/4743/Profughi-dallUcraina-in-Italia-solo-34-mila-con-protezione-temporanea.