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La Germania è in dirittura d’arrivo per la scelta finale in merito all’acquisizione del suo nuovo cacciabombardiere che dovrà sostituire la sua attuale linea di volo composta da circa 90 Tornado

Si attende la decisione del ministero della Difesa entro la fine di quest’anno, come ha recentemente dichiarato un portavoce del dicastero, ma non si sanno ulteriori dettagli in merito a quale caccia verrà preso in carico dalla Bundesluftwaffe.

Fonti interne alla Difesa dichiarano che la scelta delle Germania è ormai orientata su due opzioni: da una parte il Typhoon costruito dal consorzio internazionale europeo che vede anche l’Italia partecipare, dall’altra il ben noto cacciabombardiere di quinta generazione F-35 della Lockheed-Martin.

“È un altro passo avanti nel processo, non la decisione effettiva sull’acquisizione” ha commentato la fonte – anonima – del ministero della Difesa, facendo notare che i fondi necessari devono ancora essere messi a bilancio. Il ministro Ursula Von der Leyen è più propensa, però, ad una soluzione europea, sebbene il suo dicastero abbia preso in considerazione anche gli americani F/A-18E/F e gli F-15, arrivati alla loro ultima versione, la X. Nessun commento in merito da parte di Boeing o Lockheed.

Diverse sono state le opzioni studiate dalla Germania per ovviare alla rapida obsolescenza dei suoi Tornado, anche e soprattutto in considerazione dell’alto costo di esercizio di una macchina che ormai ha quasi 40 anni di anzianità. Si ventila, ad esempio, l’ipotesi di un’acquisizione di due piattaforme contemporaneamente oppure anche estendere ulteriormente la vita operativa dei Tornado avendo comunque ben presente il loro ritiro entro il 2025 appunto per una questione di costi.

La questione del bombardamento nucleare

Un fattore chiave per la Difesa tedesca rappresenta la capacità di bombardamento nucleare del nuovo cacciabombardiere. La Germania non possiede un arsenale proprio di armi atomiche, come la Francia o l’Inghilterra, ma, al pari dell’Italia, ha in dotazione un numero imprecisato di ordigni a caduta libera del tipo B-61 utilizzabili secondo il principio della “doppia chiave”. Sostanzialmente l’uso di armi atomiche viene autorizzato solo ed esclusivamente congiuntamente allo stato maggiore statunitense, in quanto le bombe sono effettivamente di proprietà degli Stati Uniti. 

Da questo punto di vista l’F-35 sembra avere una carta in più rispetto ai suoi concorrenti in quanto l’installazione del software, del valore di 83,1 milioni di dollari, che permetterà al cacciabombardiere stealth di utilizzare le B-61 mod. 12 sarà completata entro il 2024. 

Pertanto Berlino potrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di una linea da attacco su due velivoli: da un lato acquistando 45 F-35 e dall’altro 75 Typhoon, mossa che permetterebbe alla Germania di continuare ad avere la possibilità di utilizzare l’armamento atomico evitando i costi di modificazione del velivolo europeo, che ammonterebbero a circa 700 milioni di euro. 

Sempre secondo la stessa fonte della Difesa, i primi F-35 potrebbero essere consegnati alla Germania un anno o due prima dell’anno limite 2025 prevedendo un anno o due per la formazione dei piloti presso il centro americano sito in Arizona, alla Luke Afb

Non solo una questione di costi

La decisione non sarà facile e sicuramente non terrà solamente conto del fattore costo. Entrambe le macchine, F-35 e Typhoon, possono infatti dare contributi diversi all’industria tedesca che non progetta un cacciabombardiere dai tempi del Tornado. 

L’F-35 fornirà il know how di una macchina di quinta generazione quindi non solamente la tecnologia stealth ma anche e soprattutto la sensoristica integrata che rende il Lightning II un caccia unico nel suo genere. L’F-35 infatti è progettato per dialogare con tutti gli asset presenti sul campo di battaglia e inoltre è configurato come piattaforma di raccolta e condivisione dati in tempo reale, capacità che manca al Typhoon.

D’altra parte il Typhoon rappresenta un primo passo, a basso rischio, per l’industria tedesca verso un caccia moderno, sebbene non di ultima generazione, e il fatto che sia prodotto da un consorzio europeo rappresenta quel plus valore che permette quindi alla Germania di avere un controllo diretto non solo sulla configurazione del velivolo ma anche sulla sua gestione, cosa che, come abbiamo avuto modo di dire precedentemente, è solo parziale per quanto riguarda l’F-35 che “funziona” solo grazie al software Alis, totalmente gestito dagli Stati Uniti. 

Archiviato il caccia franco-tedesco?

Il caccia franco-tedesco di ultima generazione passa così in soffitta? Ni. La dichiarazione di Berlino riflette sicuramente i malumori tedeschi in merito alla questione della gestione della progettazione del caccia che, al momento, sembra essere saldamente in mano francese con l’Eliseo che spinge affinché la Dassault si faccia carico della maggior parte del programma, e quindi imponendo la propria visione strategica.

La Francia infatti, oltre a possedere un proprio arsenale nucleare diverso per tipologia dalle armi in forza alla Bundesluftwaffe, ha espresso il requisito che il nuovo caccia debba prevedere una versione imbarcata, fattore che non è assolutamente preso in considerazione dalla Germania che quindi non intende sobbarcarsi i costi di sviluppo. 

Attualmente, come riportato da Davide Bartoccini in un articolo precedente, sembra che il programma si stia basando su quattro varianti base per l’Fcas, mirando a raggiungere un accordo su una strategia comune entro il 2020, la costruzione di una piattaforma dimostrativa nel 2025 o il 2026, la selezione delle specifiche di progettazione nel 2030, e la messa in produzione e l’operatività sul campo nel 2040.

Una data troppo lontana nel tempo per la Bundesluftwaffe che ha l’urgenza, come già detto, di avere un sostituto del Tornado entro il 2025. Pertanto l’opzione F-35 torna prepotentemente sul piatto come già preannunciato l’anno scorso. 

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