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Guerra

Georgia al crocevia: proteste e tensioni nel cuore di Tbilisi

La scena si ripete costantemente: lanci di lacrimogeni, cannoni ad acqua e arresti violenti segnano le serate su Rustaveli Avenue, il cuore politico di Tbilisi. Da oltre due settimane la capitale della Georgia, è teatro di proteste notturne tra i...

La scena si ripete costantemente: lanci di lacrimogeni, cannoni ad acqua e arresti violenti segnano le serate su Rustaveli Avenue, il cuore politico di Tbilisi. Da oltre due settimane la capitale della Georgia, è teatro di proteste notturne tra i manifestanit antigovernativi e la polizia antisommossa. Da quando, il 28 novembre, il Primo Ministro georgiano Irakli Kobakhidze ha annunciato la sospensione dei negoziati per l’adesione all’Unione Europea, un obiettivo considerato cruciale per da una parte importante del Paese, soprattutto per la sua classe media urbana e i più giovani. La frustrazione di migliaia di georgiani è montata per i sospetti di brogli alle ultime elezioni parlamentari di ottobre. Nonostante il Parlamento Europeo non abbia chiesto una ripetizione del voto, ha parlato di “significative irregolarità”. Questo evento ha segnato, per i più critici antirussi, l’allontanamento della Georgia dall’Occidente e un’avvicinamento a Mosca, un trend che si sarebbe intensificato dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022.

Nessuna prova di ingerenza russa

Al momento né l’Ocse, né i grandi media occidentali hanno trovato prove che dimostrino che la Russia abbia influenzato o manipolato il voto georgiano, o che le irregolarità siano state decisive per il risultato. Questo lo confermano i reporter più seri sul campo, che parlano anche di una opposizione deludente fuori dalla capitale e sostanzialmente emarginata dalle proteste. Salome Zourabichvili, presidente georgiana uscente e capo de facto dell’opposizione, sta cercando di appellarsi ai leader mondiali affinché disconoscano il risultato delle elezioni: lo ha fatto anche con Trump, nonostante Zourabichvili avesse usato poco prima il Russiagate come prova dell’influenza russa in una grande potenza occidentale che è stata palese pur senza pistole fumanti, e nonostante il suo incarico stia per terminare. La sostituirà Mikheil Kavelashvili, ex calciatore eletto presidente che attacca la strategia occidentale in Ucraina.

Parliamo con Neil Hauer, giornalista di guerra freelance con una lunga esperienza nel Caucaso, collaboratore di Cnn che ci racconta di un fatto quasi senza precedenti nella storia della Georgia: l’espandersi delle proteste antigovernative nelle piccole città provinciali: «Dimostrano che si tratta di un movimento davvero nazionale e non limitato alla classe media alta e ai liberali di Tbilisi», spiega Hauer. «Inoltre, svolgono un ruolo importante nel tenere occupata la polizia lontano dalla capitale».

Proteste in fase di reflusso

Secondo alcuni report sul campo, le proteste sarebbero in fase di reflusso. «Ma numero dei manifestanti sembra essere più o meno stabile dall’inizio della sollevazione», dice Hauer. «Penso che siano proteste più pacifiche, ma non direi che siano particolarmente più piccole. Ora ci sono anche più proteste durante il giorno, con manifestanti di diverse professioni che si coordinano per bloccare strade chiave, riuscendo a interrompere con successo gran parte delle attività della capitale per ore ogni giorno. Il divieto di fuochi d’artificio è probabilmente il motivo principale per cui le proteste sono diventate più calme, poiché è ora molto più difficile per i manifestanti procurarseli. Inoltre, è evidente che il governo georgiano ha deciso di schierare meno polizia e di usare meno forza».

L’Ue doveva dare una risposta a tutto questo ed è stata quella che molti si immaginavano: ognuno è andato per conto suo. Ungheria e Slovacchia hanno bloccato le sanzioni contro i politici del partito Sogno Georgiano, già imposte già per conto loro dai Paesi baltici, mentre le grandi potenze fondatrici sono indecise, prese da altre faccende. La Commissione Europea se l’è cavata sospendendo la concessione di visiti diplomatici per i funzionari georgiani, ma è una decisione poco più che simbolica: potranno viaggiare con visti normali. Sono le più ampie divisioni interne all’Unione a trasformarsi in divisioni sulla crisi in Georgia: Bruxelles sta attraversando diverse crisi simultanee che toccano l’economia, la geopolitica e la sicurezza, che stanno ridefinendo la sua struttura e mettendo a dura prova la capacità di mantenere posizioni unitarie.

La posizione dell’Estonia

Un esempio significativo è rappresentato dalla posizione dell’Estonia: uno Stato membro che adotta una linea particolarmente rigida verso Tbilisi, valutando la questione della sua adesione all’UE esclusivamente attraverso il prisma dei rapporti con la Russia. Per l’Estonia, mantenere una posizione condivisa e ferma contro Putin, e punire un governo che chiede un approccio più cauto sulla guerra in Ucraina o sulle sanzioni contro la Russia come quello georgiano è fondamentale per garantire la propria influenza all’interno dell’Unione, e anche un argomento che molti partiti estoni possono usare per giustificare il loro europeismo. Il fatto che il premier georgiano, Irakli Kobakhidze, abbia ringraziato l’Italia e altri cinque paesi (tra cui l’Ungheria, la Slovacchia, la Spagna e la Romania) per aver scelto la linea della negoziazione contro il massimalismo dei baltici ci spinge a crede che il quadro sia più complesso di quanto appaia.

Eppure le cose non sono bianche o nere: prima di diventare scettico sulla strategia euro-atlantica in Ucraina ed essersi irrigidito contro le ong straniere, Sogno Georgiano è stato a lungo un partito tecnocratico pro-Ue e pro-Nato. Solo pochi giorni fa, il presidente del parlamento georgiano ha definito gli eurodeputati che ieri hanno visitato il suo Paese «cittadini sovietici» che cercano di imporre la loro volontà politica, usando quindi l’Urss come paragone negativo.

La progressiva vicinanza della Georgia a Mosca, riconosce anche Hauer, è dettata da due fattori: la paura di una possibile invasione russa e il consolidamento del potere interno da parte dell’élite politica. Bidzina Ivanishvili, miliardario fondatore di Sogno Georgiano, avrebbe visto nella richiesta dell’UE di “deoligarchizzazione” una minaccia diretta al suo potere. Vero pure che le oligarchie strapotenti continuano a sopravvivere anche nell’Ucraina che è accolta (almeno formalmente) a braccia aperte dell’Ue. Insomma, l’orientamento all’apparenza filo-russo della Georgia non sembra riducibile alla sola influenza di Putin. Analisti come Mark Galeotti ritengono che se la Russia è interessata principalmente a un vicino non ostile, la Georgia ha legittime paure legate a calcoli sbagliati da parte della Nato. E la famigerata «legge russa» che vuole regolamentare le ong straniere è legata alle peculiarietà del contesto georgiano, dove lo Stato è storicamente indebolito.

Molti osservatori paragonano le proteste georgiane alla Rivoluzione Euromaidan del 2013-2014 a Kyiv. Anche in quel caso, le manifestazioni esplosero contro la decisione del governo di rifiutare l’adesione all’UE a favore di Mosca. Tuttavia, dice Hauer, «la Georgia presenta un contesto meno favorevole: il controllo del partito al potere sugli istituti statali è quasi totale, e l’opposizione non gode di una presenza significativa nelle istituzioni». quel che è certo è che le proteste mettono la Georgia in un crocevia dove ogni esito sembra possibile, tanto la deriva autoritaria tanto quanto la sottomissione alla sfera d’influenza russa. Alla luce di ciò, è ormai evidente che né una pressione diplomatica guidata dal solo moralismo, né le sanzioni saranno sufficienti all’UE per risolvere la crisi, o per fare in modo che la Georgia filo-Putin non diventi una profezia nefasta che si autoavvera.

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