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“Il nuovo velivolo da caccia europeo vedrà la luce verso il 2035 e l’Eurofighter dovrebbe cessare di essere prodotto nel 2025. Mancano 18 anni per arrivare al nuovo velivolo europeo mentre tra 7/8 anni al massimo chiuderà la linea Eurofighter. L’industria di Spagna, Germania, Italia e consideriamo anche il Regno Unito soffriranno per almeno dieci anni un gap di produzione velivoli che potrebbe risultare penalizzante per la perdita di maestranze e esperienza nello specifico settore”.

E’ questa la posizione dell’ex Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, il generale Pasquale Preziosa.

“L’Europa ha l’esigenza di un nuovo velivolo da combattimento per tener testa ai nuovi scenari per i quali sarà necessario generare capitali non inferiori a quelli dell’F35, almeno 60 miliardi di dollari circa”.

“Cinque i punti che andrebbero affrontati. Il primo è di natura temporale: il nuovo caccia sarà disponibile non prima dei prossimi 20 anni. Il secondo è di tipo capacitivo: gli attuali caccia in servizio non potrebbero operare nei nuovi scenari operativi. Il terzo è di tipo tecnologico: gli studi dell’Unione europea sul Gap tecnologico tra l’industria Europea e quella statunitense hanno stimato un divario di dieci anni. Il quarto è di tipo operativo: c’è una esigenza nel rendere interoperabili i nuovi velivoli di quinta generazione con quelli di quarta. È necessario quindi mitigare per i paesi europei, tutti i rischi connessi ai gap segnalati”.

“L’Italia è stata destinataria nel recente passato, di infrastrutture per l’assemblaggio, parte della costruzione (cassoni alari con equipaggiamenti incorporati) e la verniciatura speciale dei velivoli F35. La struttura di Cameri realizzata per le esigenze di Italia ed Olanda, fu all’epoca dimensionata sul numero previsionale dei velivoli che i due paesi e le altre nazioni avrebbero acquisito. Il complesso di Cameri oggi sarebbe in grado di soddisfare le esigenze operative europee per coprire i gap evidenziati mitigando i rischi operativi, in attesa del nuovo caccia europeo”.

“Il coinvolgimento nella manifattura dei velivoli di quinta generazione rappresenta un trasferimento di tecnologia per i paesi coinvolti. Se per i nuovi programmi europei il percorso tecnico appare chiaro, per quelli già avviati che comunque persisteranno per i prossimi quaranta anni come l’F35, sarà necessario un processo di riqualificazione in senso europeo. La riqualificazione avrà sicuramente impatti positivi sull’interoperabilità delle flotte aeree e consentirà l’aggiornamento dei velivoli di quarta generazione acquisiti da Kuwait, Qatar, Arabia Saudita solo per citarne alcuni. Ciò consentirà una accelerazione tecnologica dell’industria europea per il nuovo caccia annunciato e potrà dare una risposta più saggia al legame transatlantico. L’Europa ha necessità di creare il nuovo ma, nel contempo, deve riqualificare, in chiave europea, i programmi correnti: per l’Italia potrebbe essere anche conveniente”.

L’11 dicembre prossimo è previsto al Consiglio Affari esteri di Bruxelles il voto definitivo del progetto europeo per la Difesa che dovrà raggiungere la maggioranza qualificata rinforzata. Sui nuovi progetti nascerà la nuova European Defense Industry, ovvero la federazione delle industrie della difesa europea delle singole nazioni. La colonna portante sarà costituita dai paesi che già hanno sottoscritto la LoI (letter of intent) per il settore industriale della difesa (Francia, Germania, Italia, Spagna e Svezia che col Regno Unito detengono l’80% della produzione di beni e servizi nel settore).

Una interoperabilità dei sistemi conclude Preziosa, oggi presidente della piattaforma editoriale PRP Channel, gioverebbe per la costruzione della nuova Europa per la Difesa.

I ministri degli esteri/difesa di 23 paesi dell’Unione Europea hanno dato corpo alla nuova Cooperazione strutturata permanente (Pesco) nel settore della Difesa. Oltre 50 progetti, definiti concreti, conferiranno le nuove capacità militari congiunte di cui la difesa europea del domani avrà necessità.