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Guerra

Gaza. Uccidere i giornalisti per eliminare i testimoni

"Ecco come funziona - commenta l'editoriale di Haaretz  - si fa saltare in aria un ospedale, si uccidono dei giornalisti e si esprimere rammarico. La strategia propagandistica è trasparente: non si tratta di un crimine di guerra perché le IDF 'si pentono'".
Gaza. Uccidere i giornalisti per eliminare i testimoni

Le venti vittime del raid israeliano contro l’ospedale Nasser, il più importante del Sud di Gaza, hanno suscitato reazioni indignate nella leadership occidentale, molto più che i tanti bambini uccisi o morti per fame. Tanto che persino Trump ha detto di non essere contento dell’accaduto. Ciò perché alcuni di essi erano sì palestinesi, ma lavoravano per media occidentali quali la CNN e la Reuters.

Così funziona il meccanismo e Netanyahu lo sa, tanto che è stato costretto a una “rara dichiarazione di contrizione”, come annota Thomas Friedman sul New York Times (titolo dell’articolo: “La campagna su Gaza City sta traformando Israele in uno Stato paria”).

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Contrizione a cui è corrisposto il “rammarico” dell’IDF, che ha avviato un’indagine che, come le altre, avrà esiti aleatori. “Ecco come funziona – commenta l’editoriale di Haaretz  – si fa saltare in aria un ospedale, si uccidono dei giornalisti e si esprimere rammarico. La strategia propagandistica è trasparente: non si tratta di un crimine di guerra perché le IDF ‘si pentono'”.

A Year On, Shireen Abu Akleh's Killing Raises New Tensions in Washington

Inutile specificare che di casuale nell’attacco non c’è nulla: la Striscia è monitorata al millimetro da droni e satelliti. Il proiettile che ha colpito il terrazzo posto alla sommità dell’ospedale, dal quale i cronisti stavano filmando la distruzione della Striscia, era indirizzato a quel bersaglio.

I medici sono stati uccisi successivamente, mentre prestavano soccorso ai feriti: il cosiddetto “doppio colpo” (come riporta la CNN), mirato a far strame dei soccorritori, una tattica che l’IDF usa regolarmente nella Striscia, come documentato da +972 Magazine.

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La CNN ha pubblicato le foto scattate da Miriam Dagga, la loro cronista assassinata. Commoventi immagini della tragedia di Gaza. D’altronde, se Israele ha ucciso tanti cronisti locali e se nega l’accesso nella Striscia ai giornalisti internazionali è perché non vuole testimoni dei suoi crimini. E i pochi che li documentano vengono eliminati.

Tale la denucia dell’editoriale del Guardian del 12 agosto, dedicato all’assassinio del cronista di al Jazeera Anas al-Sharif, uccisione che Israele ha giustificato con asserite prove di una sua affiliazione ad Hamas. Accuse che il Guardian, come tanti altri media, hanno rigettato come infondate.

Sulla mattanza dei giornalisti di Gaza, un bellissimo intervento su al Jazeera di Eman Hillis, che un anno fa ha pianto Amna Homaid, giornalista brutalmente uccisa insieme al figlio maggiore, Mahdi, di 11 anni.

Ricorda le condoglienze di allora, da tutto il mondo, da tutti i media e come i “social traboccassero di post su Amna e sui suoi successi, tutti con lo stesso tono addolorato. Nel frattempo, i parenti in lutto vacillavano tra dolore, orgoglio e senso di colpa. Colpa non contro Israele che l’ha uccisa, né contro il mondo che ha permesso l’omicidio, ma per la decisione di Amna di scegliere la strada mortale del giornalismo in un paese escluso dal diritto internazionale“.

“Il dolore alla fine si è attenuato. Amna è stata poco a poco dimenticata e nessuna istituzione, nessun governo ha mai avviato un’indagine sul suo omicidio. Ma quello che è successo con lei non è un’eccezione: è la regola”. Così è stato per i giornalisti uccisi dopo, così sarà per quelli uccisi ieri.

“Sebbene tutti questi giornalisti fossero civili protetti, sebbene si trovassero al riparo in una struttura sanitaria che gode di una protezione speciale ai sensi del diritto umanitario, nessuno riterrà Israele responsabile di quello che sostiene essere stato un ‘errore’ e nessuno indagherà sulla vicenda”.

“[…] Sono passati quasi 23 mesi dall’inizio di questa brutale guerra e il mondo intero si limita a porgere le condoglianze per i palestinesi morti. Fa tutto il possibile per allontanare anche la minima responsabilità per ciò che sta accadendo a Gaza”.

“Ad oggi, 244 giornalisti palestinesi sono stati uccisi a Gaza. Tutti hanno ricevuto lo stesso trattamento: neanche le uccisioni documentate nel dettaglio sono state perseguite come crimini di guerra”.

“[…] Se piangere la morte dei giornalisti palestinesi vi fa sentire meno in colpa, se vi fa sentire come se aveste adempiuto al vostro dovere nei loro confronti, allora non piangeteli. Non abbiamo bisogno di altri elogi funebri; abbiamo bisogno di giustizia. È il minimo che il mondo possa fare per i figli orfani di Mariam, Amna, Anas e degli altri 244 giornalisti uccisi a Gaza”.

Per la cronaca – nera ovviamente – nelle ultime 24 ore, oltre ai morti dell’ospedale, altri 38 palestinesi hanno perso la vita per mano dell’IDF, mentre altri 11 sono deceduti per la fame. Le vittime della carestia imposta a Gaza salgono così a 300, di cui 117 bambini (Antiwar).

Israeli Attacks and Starvation Kill 69 Palestinians in Gaza Over 24 Hours

Siamo giunti così a oltre 62mila vittime accertate. Sul numero reale dei morti, però, val la pena riportare le considerazioni di Jonathan Coock in un articolo di Middle east eye nel quale denuncia la connivenza della stampa occidentale con il genocidio in corso (tra i giornalisti uccisi ieri, due lavoravano per MEE).

“Sempre più spesso, quando l’opinione pubblica osserva le immagini della devastazione totale di Gaza e prende coscienza della distruzione degli ospedali e della carestia provocata da Israele, non può fare a meno di chiedersi come mai il numero dei morti sia aumentato così poco nell’ultimo anno“. 

“Suona assurda l’affermazione di Israele secondo cui il bilancio di 62.000 morti sarebbe gonfiato dal ministero della Salute controllato da Hamas. Israele, infatti, ha distrutto gli uffici governativi di Gaza, rendendoli per lo più impossibilitati a registrare i decessi”.

“La maggior parte dell’opinione pubblica inizia a sospettare, in linea con gli esperti, che il numero reale dei morti sia probabilmente nell’ordine delle centinaia di migliaia. Ciò sarebbe stato chiaro molto prima se solo avessimo ascoltato i giornalisti palestinesi”.

Counting the dead in Gaza: difficult but essential

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