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L’accordo di cessate il fuoco a Gaza rimane appeso a un filo. Dopo l’entrata in vigore dell’accordo mediato dall’amministrazione Trump e dai Paesi arabi, infatti, nei giorni scorsi Israele e Hamas si sono accusati vicendevolmente di averne violato i termini. Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance, arrivato in Israele, ha incontrato il premier Benjamin Netanyahu a Gerusalemme per discutere del cessate il fuoco in corso: ai media, il vicepresidente Usa ha riconosciuto che mantenere il cessate il fuoco “non è semplice”, ma ha espresso ottimismo sulla sua tenuta, sottolineando l’impegno degli Stati Uniti nel sostenerlo. Nel frattempo, l’UNRWA riporta che 6.000 camion di aiuti umanitari sono ancora in attesa di entrare a Gaza, nonostante l’accordo preveda un incremento delle consegne di assistenza.

La repressione a Gaza

Nei giorni scorsi, inoltre, sono state diffuse sui social media immagini scioccanti da Gaza: un video in particolare, diventato “virale”, mostra sette uomini bendati inginocchiati in fila, con militanti alle loro spalle. Spari risuonano all’unisono e gli uomini crollano a terra, sotto gli occhi di decine di spettatori. Scene che sembrano parte di un’operazione di Hamas per riaffermare il controllo su Gaza, mentre reprime bande e gruppi che, secondo il gruppo, sono proliferati durante i due anni di guerra e caos.

Il contesto

Secondo Responsible Statecraft, Hamas sta conducendo una campagna brutale e terribile per ristabilire l’ordine, colpendo gruppi che avrebbero approfittato del caos bellico. Le esecuzioni hanno riacceso le tensioni. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato: “Hamas continua a mostrare che le sue azioni barbare e irresponsabili sono la più grande minaccia per il popolo israeliano e palestinese”. Ha aggiunto che Israele “risponderà con forza” al “dominio brutale” di Hamas. Gli Stati Uniti sembrano sostenere questa linea, con una dichiarazione del Dipartimento di Stato che avverte di un presunto attacco pianificato da Hamas contro civili palestinesi: “Se Hamas procederà con questo attacco, verranno prese misure per proteggere la popolazione di Gaza e preservare l’integrità del cessate il fuoco”. Il Washington Post, in un editoriale, ha attribuito a Hamas il rischio di una “guerra civile palestinese”, accusandola di brutalità terroristica.

Tuttavia, il contesto in cui queste barbarie avvengono è più complicato: molti di questi gruppi, come evidenziato dalla stessa testata americana, ricevono armi, rifornimenti e protezione da Israele, nonostante il cessate il fuoco. “Molti dei gruppi che ora si scontrano con Hamas ricevono supporto da Israele”, scrive Responsible Statecraft, citando il ritiro delle truppe israeliane da alcune aree di Gaza, che ha permesso a questi gruppi di rafforzarsi e lanciare appelli pubblici contro Hamas.

La strategia di Israele: divide et impera

A dare notizia di questa strategia di Tel Aviv era stata, nei mesi scorsi una testata israeliana, Times of Israel, secondo cui “Israele ha armato una banda criminale nella Striscia di Gaza nell’ambito di un’iniziativa volta a rafforzare l’opposizione ad Hamas nell’enclave”. Anche il primo ministro Benjamin Netanyahu ha confermato l’indiscrezione, affermando che la mossa “ha contribuito a salvare la vita dei soldati israeliani”.

Un esempio emblematico è il clan Doghmush. Secondo Muhammad Shehada, osservatore del conflitto di Gaza e visiting fellow al Consiglio Europeo per le Relazioni Internazionali, ufficiali dello Shin Bet hanno contattato membri dei clan offrendo armi e denaro con il compito di sfidare Hamas: “Nessun clan ha accettato di collaborare come gruppo, ma alcuni membri sì”. Il clan Doghmush, in particolare, ha una storia complicata, con un suo leader legato a un’affiliata di ISIS opposta a Hamas.

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