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Ore frenetiche, di attesa e di ansia. Ma oramai l’accordo è certo: a distanza di più di un anno dall’inizio del conflitto e dalla fine dell’unica tregua fin qui entrata in vigore, all’interno della Striscia di Gaza sarà in vigore il cessate il fuoco. L’intesa prevede una prima fase di stop alle ostilità dalla durata di 42 giorni. Tuttavia, potrebbe esserci anche una seconda fase e ancora più duratura grazie a nuovi round di colloqui che avranno sede a Doha nei prossimi giorni. L’accordo entrerà in vigore domenica 19 gennaio.

Lo scambio di ostaggi e detenuti

La parte più importante dell’accordo è legata ovviamente alla liberazione delle persone tenute prigioniere dal 7 ottobre 2023, data degli attacchi di Hamas in territorio israeliano. Secondo fonti governative Usa, l’intesa trovata con la mediazione del Qatar prevede il rilascio di 33 ostaggi israeliani in cambio della scarcerazione di almeno mille detenuti palestinesi. Si dovrebbe iniziare, così come sottolineato sempre da fonti di Washington alla Reuters, con la liberazione di tre o cinque soldatesse israeliane catturate nel giorno in cui è iniziata la guerra più sanguinosa che il Medio Oriente abbia conosciuto in tempi recenti. Contestualmente, dalle carceri israeliane dovrebbero essere liberati fra i 30 e i 50 detenuti per ogni civile rilasciato da Hamas. Se tutto dovesse essere confermato, si andrà avanti così giorno per giorno, fino al raggiungimento del numero di ostaggi e prigionieri scambiati concordato.

Il nodo della presenza israeliana nella Striscia

L’accordo per il cessate il fuoco era pronto già da domenica, fanno sapere funzionari dell’amministrazione Biden. Se l’annuncio è arrivato qualche giorno dopo è dovuto ai dettagli legati al ritiro israeliano dalla Striscia. Fonti egiziane hanno sottolineato la possibilità, posta in essere dall’intesa, della permanenza provvisoria di truppe dell’Idf lungo i corridoi di Netzarim e di Philadelfi. Il primo è situato al centro della Striscia, il secondo invece nell’area meridionale al confine con l’Egitto.

Tuttavia, il Governo israeliano ha parlato nei giorni scorsi di una zona cuscinetto di almeno 1.5 chilometri di profondità da creare attorno tutti i confini della Striscia. Nella conferenza tenuta a Doha dal premier qatariota Al Thani, è stato sottolineato che durante i 42 giorni di tregua concordata le truppe israeliane dovrebbe progressivamente lasciare la linea di Netzarim. Di ritiro totale si dovrebbe parlare soltanto in un eventuale altro accordo.

L’annuncio di Trump e le tre fasi di cui si parla nell’accordo

E questo introduce a un altro aspetto emerso nelle ultime ore. I 42 giorni di cessate il fuoco rientrano in una prima fase di tregua, durante la quale si discuterà di una seconda fase. Se sarà attuata anche una seconda intesa, qui non solo verrà scritto nero su bianco l’eventuale ritiro israeliano, ma verrà fissata anche la liberazione degli altri ostaggi ancora in mano ad Hamas. Potrebbe inoltre essere prevista una terza fase, lì dove si parlerebbe di una tregua duratura e del futuro governo della Striscia.

Nel frattempo, dai propri social ha fatto sentire la sua voce anche il presidente eletto Donald Trump: “Abbiamo una bella novità per tutti gli ostaggi in Medio Oriente – ha scritto il rientrante inquilino della Casa Bianca – presto saranno tutti rilasciati. Grazie”.

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