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Guerra

Gaza, iniziati i negoziati Hamas-Israele: cosa può accadere adesso

I possibili scenari: il prolungamento della Fase 1, la difficile attuazione della Fase 2 e il nodo cruciale del Corridoio Filadelfia

Al Cairo sono iniziati i negoziati tra Israele e Hamas sul futuro del cessate il fuoco a Gaza. E se la prima fase della tregua termina sabato 1 marzo, ancora si sa molto poco circa gli sviluppi della seconda fase, quella che dovrebbe prevedere il rilascio degli ultimi ostaggi e il ritiro completo delle truppe israeliane dalla Striscia. 

Il nodo del Corridoio Filadelfia

Una clausola dell’attuale accordo di pace impone a Israele di iniziare a ritirarsi dal Corridoio Filadelfia. Si tratta di una questione cruciale affinché Hamas accetti i termini e le condizioni per il proseguimento delle trattative. 

A tal proposito, nei giorni scorsi Haaretz ha riportato le dichiarazioni di un alto funzionario israeliano che gettano un’ombra sul futuro: “Israele non si ritirerà dalla rotta Filadelfia di Gaza perché non consentiremo ad Hamas di vagare nuovamente per il nostro Paese”. La linea di confine tra la Striscia e l’Egitto, secondo i piani di Tel Aviv, dovrebbe diventare una zona cuscinetto, occupata dalle forze dell’IDF. Se ciò trovasse riscontro nei fatti, si tratterebbe dell’ennesima violazione dell’accordo di pace di Israele che, secondo gli accordi previsti con Hamas, si è impegnato nel ritiro dal Corridoio di Filadelfia a partire da domani (fino al ritiro completo previsto per domenica 9 marzo).

Il difficile passaggio alla Fase 2

Alla luce di questa premessa, il quotidiano Ynet scrive che “al momento il passaggio alla Fase 2 appare altamente improbabile”. Oltre al nodo del Corridoio di Filadelfia, altre questioni rendono più che complessa questa fase delle trattative. “Hamas dovrebbe accettare il disarmo, la completa demilitarizzazione di Gaza e l’esilio della sua leadership”, hanno dichiarato alcuni funzionari israeliani al giornale – facendo riferimento al modello di Beirut del 1982, quando Israele costrinse i leader dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) a trasferirsi in Tunisia dopo l’invasione del Libano. Condizioni che difficilmente Hamas accetterà, specie senza il ritiro delle truppe israeliane dal sud della Striscia.

Il prolungamento della Fase 1

Un altro scenario possibile potrebbe essere quello del prolungamento della Fase 1. Si tratta, nello specifico, di “un’opzione compromesso”, non tanto tra Hamas e Israele, quanto per Benjamin Netanyahu e i suoi fedeli dell’estrema destra che spingono per la ripresa della guerra. Rimanere della Fase 1, e dunque senza che l’IDF si ritiri da Gaza, “potrebbe attenuare temporaneamente gli ostacoli politici per Netanyahu”, il quale rischia la stabilità del suo governo per via delle reiterate minacce di Bezalel Smotrich – il ministro delle Finanze, che con il suo partito garantisce a Netanyahu 7 seggi, ha più volte intimato di lasciare la coalizione di governo se la guerra dovesse finire.

Hamas non esclude il prolungamento della Fase I, ma ha segnalato che chiederà un prezzo più alto per ogni ostaggio, richiedendo nuove trattative sul rapporto tra prigionieri palestinesi rilasciati e ostaggi liberati. Difatti, Mousa Abu Marzouk, dirigente del movimento islamico, parlando con il New York Times, ha affermato che se la Fase I verrà prolungata, “Hamas pretenderà molti più prigionieri per ogni ostaggio”, da cinquecento a mille detenuti per ogni persona rilasciata.

Se nessuno dei due scenari dovesse attuarsi, potrebbe concretizzarsi l’opzione più infausta, ovvero la ripresa della guerra da parte di Tel Aviv, che intanto promette di “fare molto peggio di quanto si è visto in 15 mesi di guerra, anche a livello di aiuti umanitari”. Difficile immaginare qualcosa di ancora più tremendo, eppure, tant’è.

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