Un nuovo video disvela come l’attacco al convoglio umanitario che si era precipitato a soccorrere alcune vittime di un precedente attacco israeliano sia stato deliberato, smascherando le bugie dell’Israel Defence Forces (IDF) che avevano parlato di un incidente. Il filmato è stato rinvenuto per caso sul cellulare di uno dei paramedici trovato insieme agli altri 14 operatori umanitari uccisi nell’occasione e sotterrati poi in una fossa comune verso la fine di marzo.
Lo ha pubblicato il New York Times e lo ha rilanciato persino il Jerusalem Post, ricordando che quando gli organismi internazionali avevano denunciato l’eccidio, un portavoce dell’esercito israeliano, il tenente colonnello Nadav Shoshani, aveva dichiarato al NYT che l’IDF aveva attaccato diversi veicoli che “‘avanzavano in modo sospetto’ senza fari o segnali di emergenza verso le truppe israeliane, spingendole a sparare'”.

France 24 ricorda come l’IDF aveva comunicato che l’IDF aveva comunicato che nell’attacco era stato “eliminato un miliziano di Hamas, Mohammad Amin Ibrahim Shubaki, insieme ad altri otto terroristi di Hamas e della Jihad islamica“.
Potremmo limitarci alla cronaca nera, perché di questo si tratta, con tanto di tentativo di occultamento dei cadaveri, sepolti in una fossa comune perché se ne perdessero le tracce a differenza dei cadaveri delle tante vittime di questo conflitto, i cui corpi restano insepolti finendo per diventare cibo per cani randagi (The Economic Times).

Ma quanto è avvenuto disvela anche, e soprattutto, le dinamiche proprie di questa guerra, se così vogliamo chiamare quanto si sta consumando nella Striscia. Se non fosse emerso il video, la questione sarebbe finita lì, con le denunce dei palestinesi e degli organismi internazionali fatte cadere nel vuoto o al massimo riferite come in contraddizione con la versione dell’IDF, che sarebbe rimasta come documentazione ufficiale.
Invece, almeno per una volta, la verità è venuta a galla, inconfutabile. E rischiara a giorno le dinamiche proprie di questa guerra. Spiega anzitutto perché sono stati uccisi così tanti giornalisti. “Ogni volta che un giornalista viene ucciso, ferito, arrestato o costretto all’esilio – spiegava infatti Carlos Martinez de la Serna, direttore della sede di New York del Committee to protect Journalists – perdiamo frammenti di verità. I responsabili di queste uccisioni affrontano un doppio processo: quello del diritto internazionale e quello spietato della storia”.
Riportiamo ancora dal Foreign Policy: “Secondo un nuovo rapporto del progetto Costs of War della Brown University, la guerra a Gaza, iniziata dopo l’attacco del 7 ottobre 2023 a Israele da parte di Hamas, ha ucciso più giornalisti della guerra civile americana, della prima e della seconda guerra mondiale, della guerra di Corea, della guerra del Vietnam, delle guerre in Jugoslavia e della guerra in Afghanistan del post 11 settembre messe insieme. Secondo il rapporto, al 26 marzo, a Gaza sono stati uccisi almeno 232 tra giornalisti e operatori di media”.

Inoltre, il video evidenzia come la Sanità nel suo insieme, dagli ospedali ai medici agli operatori sanitari, siano identificati come bersagli da parte dell’esercito israeliano, altrimenti non si spiegherebbe la devastazione in atto. Sono almeno 1.060 gli operatori sanitari uccisi nel corso della guerra e “739 gli attacchi contro 27 dei 38 ospedali di Gaza, che hanno ucciso un numero documentato di 907 persone” (Public services international).
Tutto ciò, e altro (ad esempio il blocco totale degli aiuti) non ha nulla a che fare con il contrasto di Hamas o con la liberazione gli ostaggi israeliani, ma discende da tutt’altra prospettiva e ha un nome ineludibile: pulizia etnica. Lo denunciava a chiare lettere un editoriale di Haaretz del novembre scorso che iniziava così: “L’esercito israeliano sta conducendo un’operazione di pulizia etnica nella Striscia di Gaza settentrionale”.
Ciò spiega anche le ultime operazioni militari, volte a espandere la zona di occupazione della Striscia da parte dell’esercito israeliano, nuova strategia annunciata dal ministro della Difesa Israel Katz. Ciò spiega l’alto numero dei morti, 60 stanotte e 162 feriti, diversi dei quali moriranno nelle prossime ore per mancanza di medicine e attrezzature adeguate a causa del blocco totale di Gaza.


