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Guerra

Gaza e l’era del genocidio

Omer Bartov: “Quanto accaduto a Gaza sembra preannunciare un nuovo futuro per questo crimine. Un futuro in cui altre nazioni o leader potrebbero essere incentivati a perseguire politiche genocidarie sapendo che non solo la faranno franca, ma che potrebbero persino trarne vantaggio”
Gaza e l'era del genocidio

Diversi i genocidi della storia moderna, da quello armeno a quello consumato dalla Germania contro le popolazioni africane degli Herero e dei Nama, preludio a quello nazista. Secondo Omer Bartov, il più autorevole esperto di questo crimine, i primi genocidi citati riuscirono “grazie all’impunità di cui godevano all’epoca o all’assenza di successive punizioni, lo Stato responsabile continuò a trarre profitto dalle proprie azioni criminali. L’invenzione e la codificazione del concetto di genocidio dopo la Seconda Guerra Mondiale avevano appunto lo scopo di impedire il persistere di questa dinamica di impunità e profitto”.

Quanto accaduto a Gaza”, continua Bartov sul New York Times, “sembra preannunciare un nuovo futuro per questo crimine. Un futuro in cui altre nazioni o leader potrebbero essere incentivati a perseguire politiche genocidarie sapendo che non solo la faranno franca, ma che potrebbero persino trarne vantaggio. Un futuro in cui i paesi e le organizzazioni internazionali che si erano impegnati a fermare e punire il genocidio potrebbero dare il via libera al suo ripetersi”.

I’m a Scholar of Genocide. We’re Entering a Terrifying New Era.

“[…] È improbabile che Israele debba rendere conto delle sue azioni”, nonostante Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant siano stati condannati per crimini di guerra dalla Corte penale internazionale. Infatti, “gli Stati Uniti hanno cercato di indebolire la Corte e Netanyahu si è recato ripetutamente alla Casa Bianca”…

Certo, Israele potrebbe essere condannato per genocidio dalla Corte internazionale di giustizia “ma le implicazioni di una tale sentenza non sono chiare finché Israele manterrà il sostegno degli Stati Uniti nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, organo esecutivo della Corte” dell’Aia.

“Pertanto, è probabile che i leader israeliani non saranno chiamati a rispondere delle proprie azioni, a meno che non vengano consegnati alla Corte penale internazionale da un nuovo governo israeliano restio a processarli in Israele e desideroso di ripristinare la reputazione internazionale del proprio Paese. Una possibilità remota”.

“In realtà, il piano in 20 punti di Trump [su Gaza] elude di fatto qualsiasi possibile assunzione di responsabilità o punizione per gli autori di questo crimine, promettendo un futuro radioso per tutti i soggetti coinvolti, sebbene le richieste di ripristino di una parvenza di normalità per i palestinesi difficilmente troveranno riscontro allorquando Israele e i suoi alleati si metteranno all’opera per costruire la città ideale [la famosa Riviera di Gaza ndr.]. Che senso avrebbe riaprire vecchie accuse quando sta per emergere un mondo nuovo e radioso?”

[…] Il piano di Trump, se mai dovesse concretizzarsi, significherebbe che il governo statunitense o imprenditori americani che lavorano per suo conto venderebbero i diritti di locazione e costruzione su terreni espropriati ai residenti, il cui valore è destinato a salire alle stelle”.

“[…] Anche altre nazioni, rifiutandosi di ritenere Israele responsabile, ne trarranno vantaggio. La Germania è il secondo maggiore fornitore di armi a Israele dopo gli Stati Uniti e ha firmato importanti contratti per l’acquisto di tecnologia militare israeliana”. Inoltre, è accusato di genocidio presso la Corte dell’Aia per “aver agevolato il genocidio di Gaza finanziando Israele e tagliando gli aiuti all’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, l’UNRWA; quindi ha tutto l’interesse politico ed economico a far sì che la questione non venga sollevata”.

[…] Inoltre, si ritiene che il Regno Unito abbia utilizzato le proprie basi militari di Cipro per sostenere Israele e si sta adoperando per migliorare le sue relazioni con gli Stati Uniti. La Francia, dal canto suo, sta cercando di mantenere la sua influenza politica nel Levante e di voltare pagina sulla questione del genocidio a Gaza che, secondo il presidente Emmanuel Macron, sarà definita ‘dagli storici, a tempo debito'”.

“Anche Israele ne trae profitto. Nonostante alcuni governi europei abbiano annullato contratti sulle armi e sanzionato aziende israeliane del settore della difesa […] il settore bellico israeliano è rimasto fiorente. Le esportazioni di armi israeliane sono aumentate del 30% lo scorso anno rispetto al 2024, raggiungendo la cifra record di 19,2 miliardi di dollari, secondo Calcalist, un sito israeliano di notizie finanziarie, e i test sul campo, cioè a Gaza, dei sistemi d’arma sono usati per propagandare le vendite, come riporta Calcalist. In altre parole, seminare distruzione porta profitto”.

“Per ora, l’impunità di Israele permetterà ai suoi cittadini ebrei di continuare a ignorare il genocidio, da cui un progressivo degrado dell’etica e della moralità israeliana, l’erosione dello stato di diritto, la violenza della polizia contro i cittadini palestinesi ed ebrei e l’ulteriore erosione di quel che resta della democrazia israeliana. Oltre a essere privati ​​di qualsiasi forma di giustizia e di responsabilità per le loro sofferenze, le vittime di Gaza continueranno a vivere in condizioni disperate, sotto sorveglianza militare e con prospettive future più che limitate”.

“[…] Una delle conseguenze di questo cambiamento dell’ordine postbellico potrebbe essere lo smantellamento del diritto internazionale umanitario e dei due tribunali internazionali istituiti per tutelarlo, così da assicurarsi che qualsiasi speranza di portare i politici israeliani responsabili di tali crimini davanti alla giustizia resti vana e segnalando ad altre nazioni che l’impunità sarà garantita anche a esse”.

“Alcuni potrebbero sostenere che il caso di Gaza è singolare perché Israele gode di una posizione internazionale unica grazie all’alleanza con gli Stati Uniti e all’eredità dell’Olocausto. E che forse altri Stati non possono sperare in compensi e che anzi potrebbero persino essere puniti per genocidio. Eppure, ciò a cui stiamo assistendo crea un precedente straordinario, che ha il potenziale di minare l’intero presupposto del genocidio come crimine punibile secondo il diritto internazionale”.

“[…] Se i progetti per Gaza attualmente in fase di elaborazione dovessero concretizzarsi, il genocidio potrebbe essere considerato da alcune nazioni come una legittima e redditizia estensione della politica attraverso altri mezzi. Quanto meno, le nazioni che avranno in qualche modo tratto vantaggio dal genocidio potrebbero essere meno propense a ritenere responsabili i futuri colpevoli. Raphael Lemkin, che coniò il termine genocidio nel 1944 e che si batté per l’adozione della Convenzione per la prevenzione e la repressione di tale crimine quattro anni dopo, sperava proprio di evitare questo esito. Potrebbe benissimo essere il futuro del genocidio”.

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