Gamer contro Putin: la guerra in Ucraina si combatte anche con la Xbox

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Nel cuore rurale del Donbass un nuovo tipo di soldato sta prendendo forma. Ha vent’anni, è un utente assiduo di Reddit e dell’Xbox, maneggia un controller meglio di un fucile e viene dall’Inghilterra, dagli Stati Uniti e dall’Australia. Non è un mercenario: è un gamer, un giovane idealista. O radicalizzato, secondo i più scettici. Arruolatosi per aiutare l’Ucraina a resistere all’invasione russa. Qualcuno è riuscito a diventare persino piloti d’élite di droni da combattimento.

A raccontarlo è stato The Independent in un’inchiesta pubblicata il 12 maggio. Il loro addestramento è nelle mani di Shawn McVey, ex militare americano, che guida un programma di selezione piuttosto duro: tre settimane per capire chi ha davvero le carte in regola. Perché questi gamer non si limitano a sparare nei videogiochi: diventano piloti di droni, arma chiave in un conflitto in cui un piccolo quadricottero da 200 dollari può distruggere mezzi da milioni.

“il miglior pilota di droni che abbia mai incontrato era un gamer incallito”: parola di Oleg Grabovyy, coordinatore di un corso per nuovi volontari. “Abbiamo bisogno della loro esperienza con l’Xbox”, spiega al quotidiano britannico. È il segno che l’invasione russa dell’Ucraina sta assumendo tratti sempre più grotteschi, ipertecnologici e crudamente umani allo stesso tempo.

I demoni degli ufficiali

Ma l’aspetto più sorprendente di questo connubio tra gamer e guerra reale è l’introduzione del sistema di “ePoints”: crediti digitali assegnati a ogni uccisione documentata tramite drone. Sei punti per un soldato nemico, 40 per un carro armato, 50 per un lanciarazzi. Accumulando punti, i soldati possono “acquistare” nuovi strumenti bellici sul Brave 1 Market, una sorta di Amazon del fronte, ideato dal ministro della trasformazione digitale ucraino Mykhailo Fedorov. Un drone “Baba Yaga”, capace di trasportare 15 chili di esplosivo, costa 43 punti.

Questo sistema, però, non è privo di contraddizioni. Il comandante ucraino Stanislav Buniatov ha denunciato il fatto che il sistema sottovaluta le minacce più immediate: la fanteria nemica. “Il risultato è che i droni colpiscono i mezzi in ritirata mentre i soldati russi scendono a terra e sferrano l’attacco”, scrive su Telegram. “Così perdiamo posizioni e vite umane”.

Ma non sono solo i nemici a mettere in pericolo i soldati ucraini. Come denuncia un celebre canale Telegram militare, Officer, un altro problema è rappresentato dai “demoni” all’interno dell’esercito stesso: ufficiali spinti dal desiderio di potere e vendetta, spesso con traumi alle spalle. !Gente pronta a vendersi per un complimento o per paura delle punizioni”, si legge, “che costruisce piccoli regni personali nei battaglioni, punendo chi non si allinea”. Lo stesso Officer racconta di essere stato cacciato dalla sua unità da uno di questi comandanti, senza spiegazioni, per poi scoprire un ambiente completamente diverso nel nuovo reparto: “quando lavori con persone decenti, tutto il marcio scompare”.

Incentivi e propaganda

Alla brutalità interna si somma il caos logistico. I comandanti ignorano le richieste di protezione: lo stesso Buniatov, furioso, scrive il 1° maggio di un attacco con drone subito da un veicolo blindato nei pressi di Kostyantynivka, su una strada che da settimane chiedeva fosse protetta con reti anti-drone. “Perché cazzo nessuno ascolta?”, sbotta.

Le fortificazioni? Un altro punto debole. Le linee difensive ucraine verrebbero costruite “nel mezzo dei campi, visibili anche ai pigri”, denunciano gli analisti di Officer. La mimetizzazione è inesistente, e le strutture ignorano completamente le modalità di combattimento odierne, basate su guerra sotterranea e attacchi dall’alto. “I posti di comando dei generali, però, sono scavati come si deve”, ironizzano i critici.

Perfino gli incentivi economici ai combattenti sembrano fallire. Alcuni giovani soldati che si erano arruolati nel 2022 non hanno ricevuto il milione di grivnie promesso dal Contratto Giovani. Per Buniatov, chi non combatte dovrebbe almeno essere impiegato in lavori forzati per scavare trincee: il loro modo per sdebitarsi è “scavare rifugi e zigzag tra gli alberi”.

E infine, la propaganda. Anche i più patriottici ormai ridono delle narrazioni ufficiali su “debiti per la patria la patria”, mentre i figli dei politici studiano all’estero. La guerra, raccontata dai suoi protagonisti, si è trasformata in un crudele gioco a premi, con punteggi, abusi di potere e disillusione.