Se in Siria meridionale è scattata la tregua, concordata a margine del G20 di Amburgo dal presidente russo Vladimir Putin e dal suo omologo americano Donald Trump, nel Donbass si continua a sparare. E nuove vittime civili s’aggiungono, ogni giorno, al tragico bilancio di una guerra dimenticata.    

G20: resta il nodo Donbass

Nessuna novità sul dossier ucraino. E nemmeno uno spiraglio di speranza. Mentre le prove d’intesa Trump-Putin (costretto in panchina per il G7) iniziano ad assumere una dimensione tangibile ed i fucili tacciono nel sud-ovest della Siria, nulla di significativo sul fronte della risoluzione della crisi in Ucraina orientale è emerso dalla trilaterale Francia-Germania-Russia. Assente al vertice Petro Poroshenko. Il presidente ucraino, escluso dal dodicesimo meeting del Gruppo dei Venti, ha dovuto seguire i lavori da casa pur avendo “strappato”, ieri, un incontro a Kiev con il segretario di Stato Usa Rex Tillerson. Secondo quanto riporta il sito online “Deutsche Welle”, nel corso della fugace trilaterale di Amburgo i leader avrebbero concordato sull’importanza di attuare l’accordo sul cessate il fuoco in Donbass. Necessità più volte ribadita nei round di colloqui del “formato Normandia”. Ed a Frau Merkel non è restato che prender atto del deludente status quo. “Ci siamo resi conto che i progressi sono molto lenti, in alcuni punti – ha osservato la Cancelliera al termine dell’incontro con Putin e Macron – c’è una stagnazione se non addirittura una regressione”.

Il sangue continua a scorrere

 A più di tre anni dal giorno in cui le repubbliche di Donetsk e Lugansk si sono autoproclamate indipendenti da Kiev (era l’aprile del 2014), si continua a combattere e morire in tutta la Regione. È andata bene ad  Ivan Prikhodko, sindaco della città di Gorlovka, a nord-est di Donetsk, che se l’è cavata con una leggera commozione cerebrale e qualche graffio. Mentre si stava muovendo in auto, in direzione della Capitale, è stato sorpreso da un colpo di artiglieria proveniente dalle postazioni ucraine a ridosso della contact line. A renderlo noto è il suo stesso ufficio stampa. Qualche giorno prima, Igor Shakilov, un pescatore di Staromikhailovka, era stato invece freddato, mentre rincasava, da un colpo di mortaio da 120 mm .    

41 violazioni del cessate il fuoco nelle ultime 24 ore

Teoricamente, dalla mezzanotte dello scorso 24 giugno, è in vigore un’estensione del cessate il fuoco per tutelare i civili impegnati nell’attività di raccolta nei campi. Ma il cosiddetto “cessate il fuoco agricolo”, salutato con ottimismo dall’Osce, non è mai decollato. Nelle scorse 24 ore infatti, solo nell’oblast di Donetsk, sono state denunciate 41 violazioni degli accordi di Minsk da parte dell’esercito di Kiev, di cui 15 hanno interessato i centri abitati. A conferma delle parole pronunciate dalla Cancelliera ad Amburgo, dall’inizio dell’anno, sarebbero 413 le persone rimaste gravemente ferite, mentre il bollettino dei morti è di 175 vittime. Nel territorio della Repubblica Popolare di Donetsk, secondo le stime che ci arrivano dal suo Centro di Rappresentanza italiano, oltre 4 mila civili sono stati spazzati via da armi di grosso calibro (mortai e lanciagranate vietati dai protocolli internazionali) delle forze armate ucraine.

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