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Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato nella giornata di ieri, durante una visita ufficiale presso lo stabilimento di Framatome di Le Creusot, l’avvio degli studi per la sostituzione, nel 2038, della portaerei Charles de Gaulle con una nuova unità a propulsione nucleare.

“La Charles de Gaulle, come sapete, giungerà al termine della sua vita nel 2038. Per questo ho deciso che la futura portaerei che equipaggerà il nostro Paese e la nostra marina sarà a propulsione nucleare come la Charles de Gaulle. Il vostro stabilimento di Le Creusot, che produce da molto tempo componenti essenziali per la nostra marina, produrrà, tra l’altro, molte parti importanti del reattore nucleare della futura portaerei forgiandole e lavorandole a macchina proprio qui […] Con queste scelte confermiamo la volontà della Francia di preservare la sua autonomia strategica” sono state le parole del premier francese durante la visita presso lo stabilimento.

Quello della nuova portaerei francese era diventato un segreto di Pulcinella, ma abbiamo dovuto attendere la conferma ufficiale arrivata nella giornata di martedì 8 dicembre per avere certezza del fatto che il piano Pang (Porte Avion Nouvelle Generation) per una portaerei di nuova generazione fosse esecutivo. Un modello e immagini sono stati presentati dal suo costruttore Naval Group.

Proprio attraverso il modello digitale presentato dalla società cantieristica francese abbiamo avuto conferma delle prime indiscrezioni che erano trapelate nei mesi scorsi sulle specifiche e sul design della nuova unità navale. La portaerei avrà un dislocamento a pieno carico compreso tra le 70 e le 75mila tonnellate e una lunghezza tra i 285 e i 295 metri. Sarà propulsa da due reattori K22 da 220 Mw ciascuno capaci di spingerla, per mezzo di 3 o 4 eliche, a una velocità compresa tra i 26 e i 27 nodi. Il ponte di volo, con isola spostata molto verso poppa, avrà una superficie di 16mila metri quadrati con un hangar sottostante di 5mila. L’unità avrà due ascensori laterali con una portata di 40 tonnellate e si pensa che utilizzerà un sistema di catapulte elettromagnetiche (Emals) simile, per concetto, a quello utilizzato sulle nuove unità statunitensi della classe Ford.

L’equipaggio sarà formato da 900 o 1080 elementi – esclusi i 550/600 del gruppo di volo – mentre i velivoli imbarcati saranno 32 caccia di nuova generazione con 2 o 3 E-2D Advanced Hawkeye e un numero ancora da determinare di velivoli tipo Ucav. Proprio per quanto riguarda il gruppo di volo il render di Naval Group risulta essere molto interessante: vengono infatti presentati, sul ponte, caccia che dovrebbero essere il nuovi Scaf (Système de Combat Aérien du Futur). Il nuovo sistema aeronautico di ultima generazione franco-tedesco-spagnolo (ma saldamente a guida francese) però non ha ancora visto una decisione definitiva sulla sua versione imbarcata, i cui costi di sviluppo (di certo non insignificanti) dovrebbero essere sostenuti dagli altri partner del neonato consorzio pur non avendo modo di utilizzare un velivolo imbarcato di questo tipo. Un nodo, quello della ripartizione dei costi, che non sembra ancora essere stato sciolto all’interno dell’intesa trinazionale sebbene ormai il progetto dello Scaf si sia saldamente avviato verso la prospettiva di una versione navale.

L’unità dovrebbe essere dotata di un sistema missilistico difensivo principale Mbda Aster e sembra che avrà anche il RapidFire di Thales come Ciws (Close-in Weapon System) per la difesa ravvicinata.

Naval Group farà parte di questo progetto con altri principali partner industriali: Chantiers de l’Atlantique, TechnicAtome e Dassault Aviation. A Framatome invece spetterà la costruzione dei reattori, che il Ministero delle Forze Armate non ha voluto sviluppare ex novo, ma ha preferito affidarsi a modelli attuali per diminuire i rischi di sviluppo e razionalizzare i costi.

Questo nuovo gruppo motore dovrebbe consentire una migliore disponibilità dell’unità navale, nell’ordine del 65%, con un fermo tecnico importante ogni dieci uscite, rispetto alle sette o otto odierne.

La scelta della propulsione nucleare non è stata dettata esclusivamente da considerazioni operative, legate all’autonomia (che è illimitata), ma fa anche parte di un progetto per la sovranità industriale, ovvero per mantenere una capacità industriale nazionale nella propulsione navale nucleare per unità di superficie, acquisita proprio con la Charles de Gaulle, la prima portaerei a propulsione nucleare francese. Questa capacità migliorerà anche il settore dei sottomarini, che sono al centro della deterrenza nucleare francese. Senza questo nuovo programma, “perderemo capacità di progettazione, costruzione e manutenzione”, affermano le persone coinvolte. Si tratta infatti anche di non perdere il personale tecnico specializzato, fatto di ingegneri, tecnici, lavoratori (saldatori, per esempio) presente nelle grandi aziende e nel tessuto delle piccole e medie imprese ad esse correlate.

L’attuale tabella di marcia prevede la prosecuzione degli studi fino al 2025, quando inizierà la costruzione della portaerei che dovrebbe terminare nel 2036. Dopo due anni di prove la nuova unità dovrebbe quindi entrare in servizio nella Marina francese, e a quel punto la Charles de Gaulle potrebbe quindi andare in pensione, dopo 37 anni di attività.

La nuova portaerei sarà costruita presso i Chantiers de l’Atlantique di Saint-Nazaire, gli unici in Francia in grado di ospitare un’imbarcazione di queste dimensioni. Una volta in servizio il suo porto di stanza sarà quello di Tolone. Non si sa molto dei suoi costi: la parte degli studi dovrebbe costare 900 milioni di euro mentre in totale si pensa che dovrebbero aggirarsi tra i 4 a 5 miliardi, ma sembra una stima per difetto, esclusi, ovviamente, i costi di esercizio.

Naval Group ha contribuito in passato alla progettazione, costruzione e manutenzione delle ultime tre portaerei della Marina francese (Clemenceau, Foch e Charles de Gaulle) oltre ad aver progettato e costruito altre unità di superficie e sottomarine.

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