La geopolitica della corsa allo spazio
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L’India e la Francia hanno tenuto oggi colloqui di grande portata per rafforzare ulteriormente i legami della difesa e della sicurezza, ponendo l’accento sul co-sviluppo di piattaforme militari e sul rafforzamento della cooperazione nel settore marittimo.

Il ministro della Difesa Nirmala Sitharaman ha incontrato proprio oggi la sua controparte francese, Florence Parly, e hanno deliberato su una serie di temi chiave, tra cui la situazione della sicurezza regionale, il trasferimento di tecnologie critiche per vari progetti di difesa e modi per rafforzare i legami strategici globali. Una visita di due giorni che per il ministro francese Parly che incontrerà anche il premier Modi con il quale certamente discuterà dell’imminente viaggio del presidente Emmanuel Macron in India previsto dall’8 al 10 dicembre prossimo.

“Sono lieta di essere venuta qui in India per consolidare la nostra cooperazione in materia di sicurezza e difesa con un paese che è il nostro principale partner strategico in Asia”, ha detto la Parly in un intervista rilasciata al quotidiano The Times of India. “Abbiamo un rapporto molto stretto con l’India, il frutto di una lunga storia condivisa, fondata su una fiducia incrollabile. Abbiamo sempre lavorato insieme all’India, in tempi buoni ma anche in momenti difficili. Condividiamo una serie di valori comuni e i nostri interessi sono allineati su questioni fondamentali. È dunque naturale che il nostro partenariato continui a crescere ancora più, anche in settori molto sensibili.”

Settori sensibili che, al di là delle frasi di circostanza, riguardano soprattutto il poderoso riarmo fortemente voluto dal premier Modi. In particolare, sono due sono i settori in cui la Francia ha un ruolo da protagonista per quanto riguarda questo riarmo: l’aviazione e la marina. Diversi analisti sostengono che durante questa due giorni la Parly potrebbe spingere affinché il governo indiano richieda ulteriori cacciabombardieri Rafale supplementari, dopo la sigla di un accordo di 36 jets la cui consegna è prevista per il biennio 2019-2022, firmato lo scorso anno. Un accordo dal valore stimato di 9 miliardi di dollari. Una spesa che l’India sarebbe disposta volentieri a fare per contrastare la sempre più crescente influenza militare cinese. Due nuovi squadroni di caccia multiruolo che rispetto ai già presenti mirage (anch’essi francesi) hanno anche capacità di compiere missioni con armamenti nucleari e ritenuti dagli esperti tra i migliori aerei da combattimento al mondo. Un rinforzo notevole per la Bhāratīya Vāyu Senā (Indian Air Force) ma non abbastanza per spostare gli equilibri nel sud est asiatico limitandosi ad un ruolo di deterrenza strategica; in questo senso un ulteriore ordine accordo con Parigi non sarebbe affatto sgradito a Nuova Delhi. Resta da capire se e quanto Modi è disposto a spendere per contrastare pechino, con cui però continua ad intrattenere rapporti ambigui per quanto riguarda le infrastrutture nell’ambito del maestoso progetto della “one belt one road” meglio conosciuto come “Nuova via della Seta”.

Le indecisioni indiane però non riguardano soltanto l’ingente quantità di denaro da spendere, ma anche le modalità con cui questi aerei verranno costruiti. I Rafale infatti verranno prodotti interamente in Francia, screditando così l’enorme campagna “Make in India” lanciata da Modi nel 2008 che prevedeva la trasformazione del Paese in un centro industriale a livello mondiale nel quale le aziende straniere potessero venire sfruttando la manodopera indiana. La campagna ha lo scopo di trasformare l’economia indiana da un modello di crescita orientata al servizio a uno orientato alla produzione ad alta intensità. Questo dovrebbe contribuire a creare posti di lavoro per oltre 10 milioni di persone. L’obiettivo è anche quello di attrarre le imprese straniere perché costruiscano le loro fabbriche in India e investano nelle infrastrutture del Paese. Il governo ha identificato 25 settori chiave: componenti d’auto, prodotti chimici, informatica (IT), elettronica, difesa, lavorazione di generi alimentari, prodotti farmaceutici, tessile, aviazione, cuoio, porti, turismo e ospitalità, benessere, ferrovie, industria pesante, telecomunicazioni, energia e altri.

Anche su questa volontà indiana di costruire componenti per la difesa sul territorio nazionale si è espressa il ministro francese Parly: “È la prerogativa dell’India decidere, in piena sovranità, di acquistare o meno altri combattenti Rafale. Se l’India decidesse di acquistare più aerei, saremo certamente molto felici di lavorare a questo fine, tenendo in considerazione il legittimo interesse del Paese di avere componenti “Make in India”.

Per quanto riguarda la marina invece non è mistero che l’India abbia intrapreso già da parecchio tempo una gigantesca produzione di armamenti atta a dominare l’Oceano Indiano e le sue rotte. E anche in questo riarmo la Francia ha tutte le intenzioni di fare affari importanti. Sempre nell’ottica del motto “make in India” nell’ottobre del 2014 la marina indiana ha dato il via al progetto “75I-class submarine” che prevede la produzione di sei sottomarini di ultima generazione costruiti grazie all’aiuto di paesi stranieri ma in cantieri al 100% indiani. I sottomarini del progetto 75I prevedono un sistema di lancio verticale (VLS) per consentire loro di trasportare più missili di crociera ipersonici Brahmos (missile sviluppato in tandem con Mosca), rendendo i sottomarini pienamente in grado di missioni anti-superficie e anti-navi di guerra. I sottomarini del progetto 75I saranno armati di siluri e avranno caratteristiche avanzate di stealth come una maggiore capacità di sopprimere il rumore e le firme acustiche, saranno inoltre dotati di celle a combustibile di propulsione indipendente dall’aria (AIP) che possono aumentare in modo significativo la resistenza subacquea e il range operativo. A vincere l’invitante gara d’appalto (8 miliardi di dollari) sono state quattro nazioni: Germania, Russia, Svezia e Francia (originariamente sei con Spagna e Giappone che hanno poi rinunciato). Proprio durante la sua visita in India, il ministro francese avrà occasione di valutare l’avanzamento dei lavori di uno di questi sottomarini di progettazione francese nei cantieri di Mazagon, non lontano da Mumbai: “La recente consegna dell’INS Kalvari, il primo Scorpene costruito da Mazagon Dock a Mumbai, alla Navy indiana è una splendida illustrazione di questa partnership strategica e industriale esemplare e della nostra capacità di costruire insieme attrezzature di difesa molto avanzate. Stiamo sviluppando la cooperazione operativa con l’India nella sorveglianza marittima per contrastare le minacce regionali e garantire il rispetto delle leggi internazionali, nonché una partnership tecnologica e industriale. Nell’Oceano Indiano, in particolare, stiamo costruendo un partenariato globale di sicurezza e difesa molto ambizioso. La visita dello Stato del Presidente della Repubblica (Emmanuel Macron) nel dicembre di quest’anno, che sono venuto in India per prepararsi, sarà in gran parte dedicata a questa questione.” Un progetto ambizioso quello francese che certamente segnerà un aumento degli introiti nelle casse statali ma che dall’altro lato non è visto di buon occhio da tutta la società civile indiana. Sono in molti infatti a far notare come la Francia sia tra i principali responsabili del riarmo di India e Pakistan a cui i transalpini hanno venduto sottomarini e altri armamenti.

Di questo parlerà senz’altro Macron a Modi nella sua visita prevista a Dicembre durante la quale sembra che verrà formalizzata l’Alleanza Solare Internazionale (ISA). Un accordo arrivato su proposta proprio di Modi durante la conferenza sul clima di Parigi e sostenuto energicamente dall’allora presidente francese Francois Hollande, che prevede una fortissima spinta verso l’energia solare soprattutto nei paesi inb via di sviluppo. Alla proposta Indo-Francese hanno aderito oltre 120 paesi che lavoreranno a una piattaforma comune per la cooperazione nel campo della ricerca solare, ma dovranno anche aumentare la produzione di energia solare nei rispettivi confini e lavorare alla riduzione progressiva dei costi, per rendere accessibile a tutti un’energia sostenibile e verde.

Nel giugno del 2016, a Nuova Delhi, la Banca Mondiale ha firmato un accordo con l’Isa per un prestito di mille miliardi di dollari entro il 2030. Fondi che andranno a sostenere gli sforzi dell’Alleanza Solare attraverso “politiche innovative, progetti, programmi, misure di capacity building e strumenti finanziari”. 

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