Porta chiusa ai foreign fighters che vogliono tornare in Francia

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La Francia non vuole accogliere i foreign fighters di ritorno dalla Siria e dall’Iraq e auspica che rimangano in quei territori per essere giudicati dai tribunali locali. Il governo francese, a fine febbraio, ha pubblicato il nuovo piano per la “prevenzione della radicalizzazione”. Radicalizzazione islamista, s’intende, anche se non è specificato nel titolo. 

Secondo i dati ufficiali pubblicati dal governo Philippe, sono 323 i terroristi tornati in Francia dopo aver combattuto in Medio Oriente sotto le bandiere dello Stato islamico. Di questi, come ricorda Le Figaro, il 56,8% sono uomini, il 21% sono donne e il 21% minorenni Ma nei mesi a venire, come effetti a medio termine della sconfitta di Daesh in Siria e in Iraq, i ritorni potrebbero essere molto più numerosi. Sempre secondo le cifre diramate il 23 febbraio, 1180 persone, tra cui 500 bambini, sono ancora sul posto e sono potenzialmente in grado di tornare in Francia. Questi numeri preoccupano, e molto, l’intelligence francese.



Dal 2014, all’incirca 1.700 francesi si sono uniti ai ranghi dell’organizzazione terroristica nella zona iracheno-siriana.  Secondo il giornalista Georges Malbrunot, uno specialista del Medio Oriente citato da Famille Chretienne, una dozzina di uomini e donne francesi sarebbero già in prigione a Baghdad, in Iraq, mentre in Siria, i curdi ne hanno già catturati decine. “Coloro che rimangono liberi, si nascondono per salvarsi la pelle”, dice il giornalista. E, secondo quanto riferito, alcuni di loro si sono già trasferiti in Afghanistan, passando attraverso il Tagikistan, per tentare una nuova strada per sopravvivere come mercenario.

Nelle ultime settimane, il governo francese ha parlato diverse volte del ritorno degli jihadisti. E le parole del governo sono state estremamente dure. Il ministro degli Esteri, Jean-Yves Le Drian, durante la sua visita a Baghdad due settimane fa, ha affermato che i terroristi arrestati in Iraq e la Siria saranno giudicati sul posto. Parigi non li vuole. Una posizione simile a quella del ministro della Difesa, Florence Parly, che a gennaio assicurò di non provare alcuno “stato d’animo” riguardo al destino di quelli che ha definito dei veri e propri “fantasmi”.

La scelta del governo ha lasciato molte perplessità in seno ad alcuni giuristi e all’opinione pubblica. E questo perché la pena di morte per terrorismo è ancora in vigore in quei Paesi, sebbene il ministro degli Esteri affermi che è categoricamente contrario all’estensione ai cittadini francesi. Ma è evidente che se questi terroristi saranno giudicati dai giudici locali, di certo non andranno troppo per il sottile.

La giustizia francese intende rimanere competente solo in caso di ritorno dei jihadisti sul territorio. “La nostra posizione è molto chiara: quando i francesi sono detenuti in Iraq, le autorità locali fanno ciò che devono fare. Se questi francesi vengono rimpatriati, la giustizia francese si prende cura di loro “. Queste parole di Nicole Belloubet, ministro della Giustizia, in riferimento a Melina Boughedir, 27enne terrorista espulsa dall’Iraq e di ritorno in Francia, danno la cifra del problema che ha Parigi. Perché non si tratta di pochi casi, ma potenziali migliaia. E a Parigi sono in molti a non volere avere niente a che fare con questi cittadini, anzi, sperano vivamente che non facciano ritorno.

Quando la città di Raqqa, allora capitale non ufficiale dell’Isis, stava per cadere, nell’ottobre 2017, il ministro della Difesa aveva già fatto capire quale fosse il sentimento del governo francese: “Se i jihadisti francesi muoiono a Raqqa, tanto meglio. Dobbiamo continuare i combattimenti per neutralizzarne il maggior numero possibile “. In quell’occasione, quindi, fu a tutti chiaro che non solo il governo non aveva molto desiderio di riavere in Francia i suoi cittadini partiti per la Siria e l’Iraq, ma anzi, le truppe francesi coinvolte nella lotta contro Daesh nella coalizione a guida Usa avevano proprio lo scopo di uccidere i propri terroristi sul campo prima che facessero ritorno in Francia.