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Guerra

Forze speciali sudcoerane a difesa del nucleare degli Emirati arabi

Fa parte dell’accordo sul nucleare stipulato tra gli Emirati Arabi Uniti con la Corea del Sud, la presenza nel deserto arabo di un contingente di 1.600 uomini delle forze speciali sudcoreane – i ‘berretti neri’ del Republic of Korea Army...

Fa parte dell’accordo sul nucleare stipulato tra gli Emirati Arabi Uniti con la Corea del Sud, la presenza nel deserto arabo di un contingente di 1.600 uomini delle forze speciali sudcoreane – i ‘berretti neri’ del Republic of Korea Army Special Warfare Commandche operano sotto il nome di ‘Akh’, che in arabo significa “fratello”. 

Considerati omologhi dei SEAL, attentamente selezionati del Roka e addestrati per missioni in aria, mare e terra – comprese le missioni Halo (High-altitude military parachuting) – sono stai inviati del 2011 con il compito formale di addestrare le forze speciali degli Emirati Arabi Uniti, per condurre esercitazioni congiunte e avviare una serie di scambi formativi con le forze militari locali. Ma negli ultimi mesi la loro presenza sul territorio degli Emirati sembra riguardare più le istallazioni nucleari in costruzione dopo l’accordo siglato dall’ex presidente Lee Myung-bak. Recentemente infatti, l’ex ministro della difesa di Lee ha ammesso l’esistenza di un patto militare ‘segreto’ stipulato da Corea del Sud e Emirati Arabi Uniti, strettamente collegato alla costruzione dei 4 reattori nucleari appaltati alla Kepco.  Il patto includeva una clausola controversa che avrebbe obbligato la Corea del Sud a intervenire militarmente per proteggere gli Emirati Arabi Uniti in caso di crisi, oltre appunto, allo schieramento delle forze speciali sudcoreane per un supporto logistico continuato. Secondo quanto appresto, apparentemente l’esistenza di questa clausola avrebbe giocato un ruolo determinante nel successo ottenuto della Corea del Sud nell’aggiudicarsi l’appalto per la costruzione della centrale nucleare diBarakah, iniziata nel 2009.





Tali dettagli sono emersi solo recentemente, dopo quasi dieci anni dalla firma dell’accordo ROK-UAE: quando l’attuale presidente Moon Jae-in ha cercato di ridefinire la relazione con gli Emirati Arabi, adesso chei primi due reattori da 1.400 megawatt sono in procinto di essere completati e il primo sta per essere messo in funzione.Lo scorso settembre, il ministro dell’Energia degli Emirati Arabi Uniti Suhail Al Mazroui ha affermato che la prima centrale nucleare degli Emirati Arabi Uniti sarebbe stata operativa nel 2018. Contestualmente, le prime foto dei commandos sudcoreani, asserragliati in buche scavate dei perimetri delle installazioni, con visori notturni, fucili d’assalto K-2 e teli mimetici sono comparse e divulgate su diversi social network. 

Secondo quanto riportato da The Diplomat,  di tutte le unità militari che la Corea del Sud ha schierato all’estero – l’unità ‘Hanbit’ nel Sud Sudan, l’unità ‘Dongmyung’ in Libano, l’unità navale ‘Cheonghae’ di stanza al largo della costa dell’Oman e l’unità ‘Akh’ negli Emirati Arabi Uniti – solo a quest’ultima è stata concessa all’autorità di condurre missioni autonome e di impegnarsi in combattimenti, oltre a quella di svolgere come da missione operazioni di addestramento e peacekeeping.

La controversa strategia usata dall’allora presidente Lee Myung-bak per ottenere l’invio di un contingente, aggirando una serie di norme giuridiche nazionali e internazionali, sottolinea l’entità del rischio che il governo sudcoreano era disposto a prendersi pur di  assicurarsi l’accordo nucleare per ben 20,4 miliardi di dollari con l’Uae. Considerato come un pass-partout per i futuri rapporti commerciali legati all’energia nucleare che la Corea del Sud avrebbe intrattenuto nella regione del Medio Oriente. Non è una novità che i fornitori di tecnologie nucleari, o energetiche in generale, contribuiscano a ‘proteggere le proprie strutture’, obiettivi estremamente sensibili in determinati paesi, ma di norma tale difesa viene affidata a piccole guarnigioni di ‘contractors’, operatori che si avvalgono dell’esperienza da Forze Speciali, ma non ‘effettivi’ di una forza armata nazionale.

Gli stessi commandos della ‘Decapitazione’

Tra le fila dei berretti neri delloSpecial Operations Command Korea (SOCKOR) era inquadrata anche la brigata incaricata delle “missioni di decapitazione”: opzione preventiva che sarebbe stata avviata nei confronti della Corea del Nord lì dove si fosse scatenato il conflitto – ora disinnescato dai recenti rapporti diplomatici. Addestrata dai Navy Seal americani, la 13° brigata aviotrasportata ‘Black Panther’, composta da circa 1.000 commandos e ricostituita nel 2017, sarebbe stata paracadutata direttamente nei pressi Pyongyang, e di lì, equipaggiata con armi ‘speciali’ e mezzi adeguati all’infiltrazione avrebbe dato la caccia ai vertici della Dpkr. Ora invece, questi commandos tra i più addestrati e letali del mondo, fanno da ‘baby-sitter’ ai reattori nucleari degli Emirati. Qualcuno a guardarli nei pochi scatti che li ritraggono, li ha immediatamente associati a dei personaggi della saga di Guerre Stellari: esseri alieni appunto, schierati nel deserto di Abu Dhabi.

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